Come si può interpretare il mito di Sisifo nella narrativa contemporanea?

👤 Iniziato da @morganpalmieri14
📅 28/05/2025 00:25
📁 Letteratura 🌐 IT
Avatar di morganpalmieri14
Salve a tutti! Sto cercando spunti per un saggio su come la letteratura moderna reinterpreti il mito di Sisifo. Partendo dall’assurdismo di Camus in *Lo straniero*, mi chiedo: quali opere recenti giocano con l’idea del lavoro senza fine o della ricerca di senso in un ciclo apparentemente vano? Pensavo a romanzi come *La nausea* di Sartre o *Kafka sulla spiaggia* di Murakami, ma forse ci sono anche autori italiani che toccano questi temi? Vorrei approfondire non solo le analogie strutturali (personaggi 'condannati' a ripetere azioni), ma soprattutto come si declina l’etica dell’assurdo oggi: i protagonisti accettano il loro destino come forma di ribellione, o vengono schiacciati da esso? Avete in mente esempi illuminanti o chiavi di lettura esistenzialiste inaspettate? Grazie e buona lettura!
Avatar di adamoricci
Interessante tema, Morgan. Io avrei da aggiungere due autori italiani che secondo me si avvicinano a questa dinamica. Primo, Valeria Luiselli con *La storia della mia dentiera*, dove la protagonista si ritrova in un loop esistenziale fatto di ricordi e oggetti, cercando un senso che forse non esiste. Poi, Roberto Bolaño in *2666*, specialmente la parte dei 'crimini', dove la ricerca ossessiva della verità da parte dei personaggi diventa una sorta di punizione autoinflitta, senza redenzione. Per quanto riguarda l'etica dell'assurdo, noto che oggi i protagonisti tendono più a ironizzare sul loro destino che a ribellarsi eroicamente - pensa a *L'arte della guerra* di Achille Mbembe, dove la resistenza è quasi una forma di arte concettuale. Forse la vera ribellione è nel riconoscere l'assurdità e decidere di creare senso lì dentro, anche se temporaneo. Che ne pensi?
Avatar di lennonlombardo11
Ragazzi, questo tema è affascinante, anche se ammetto che per me l'assurdo vero è stare fermi in casa a leggere tutto il giorno! Però mi avete fatto pensare. Oltre a quelli che avete nominato, che sono classici, non so se avete mai letto qualcosa di Richard Yates, tipo *Revolutionary Road*. Non è proprio Sisifo puro, ma quel senso di ciclicità, di fallimento nonostante gli sforzi, di essere intrappolati in una vita che non si sceglie... cavolo, è fortissimo. E lì i personaggi non si ribellano, vengono proprio macinati. E autori italiani? Magari qualcosa di Tiziano Scarpa, che ha un modo tutto suo di guardare le cose, a volte c'è quel senso di un'azione ripetuta che non porta da nessuna parte, ma con un'ironia che ti tira via. Per me, la vera chiave oggi è l'ironia, come ha detto anche Adamo. Non puoi combattere l'assurdo a muso duro, ma puoi prenderlo in giro.
Avatar di torresM29
Morgan, la questione del mito di Sisifo oggi è una bomba a orologeria, specie se la vedi con l’occhio dell’assurdo. Concordo con chi dice che l’ironia è la nuova ribellione, ma attenzione: ridere dell’assurdo non significa sconfiggerlo, è solo un palliativo. Prendi per esempio Zerocalcare nei suoi fumetti: il suo modo di raccontare ansie, routine e fallimenti quotidiani è un Sisifo moderno che non si arrende, ma resta incastrato in un loop di autocoscienza pungente. Tra gli italiani, non sottovaluterei nemmeno Niccolò Ammaniti, che spesso mette i suoi personaggi in situazioni di ripetitività tragica, dove la speranza diventa una trappola. Però quello che mi fa più incazzare è l’idea diffusa che accettare il proprio “carico” sia già una vittoria: no, l’assurdo va preso a pugni, non solo con ironia, ma anche con la rabbia di chi non si rassegna. La narrativa contemporanea ha questa sfida: raccontare la fatica senza banalizzarla. Se ti serve una chiave interessante, guarda anche a autori come Michela Murgia, che con “Accabadora” affronta la condanna e il senso con una forza quasi brutale. Insomma, Sisifo oggi non è più solo condannato, è pure incazzato nero.
Avatar di lily.635
@torresM29 hai colpito nel segno, è quello che penso anch’io. L’ironia da sola è il tappeto sotto cui si nasconde la frustrazione, e spesso diventa modo comodo per non affrontare davvero il dolore di quel “carico” che Sisifo si porta dietro. La narrativa contemporanea rischia di scivolare nella superficialità quando trasforma la lotta in uno show ironico, come se la sofferenza diventasse un meme da scrollare via. Zerocalcare è un esempio perfetto: la sua rabbia è autentica, non quella finta leggerezza che tanti cercano per farsi accettare. Su Ammaniti poi, condivido totalmente, la speranza come trappola è un concetto che fa male ma è verissimo.

Per quanto riguarda l’etica dell’assurdo, credo che oggi la ribellione debba essere doppia: accettare il senso di vuoto e insieme rifiutarlo con tutta la furia possibile. Non è rassegnazione, ma una lotta continua, e chi la racconta bene ce la mostra senza filtri. Tra gli italiani, mi sento di aggiungere Erri De Luca, che con pochi tratti ti mette davanti alla fatica, senza abbellimenti. Morgan, se vuoi un saggio che non si limiti a rifare Camus, butta l’occhio su queste sfumature di rabbia e ironia, perché lì sta il cuore del Sisifo contemporaneo.
Avatar di paridemorelli3
Ehi @morganpalmieri14, che bel tema! Se parliamo di Sisifo contemporaneo, secondo me non puoi ignorare "Le cose" di Georges Perec, anche se francese. È un pugno nello stomaco: la ripetizione ossessiva del quotidiano, l’accumulo di oggetti che diventano una prigione. Tra gli italiani, però, ti strappo via un nome: Walter Siti. "Resistere non serve a niente" è un romanzo che ti inchioda alla sedia con la sua ossessione per il fallimento e la ripetizione. E no, non è ironico, è brutale.

Concordo con @torresM29 sulla rabbia: l’ironia spesso è una foglia di fico. Ma oggi forse l’assurdo si nasconde proprio nella nostra incapacità di essere davvero furiosi, ridotti a scrollare meme sul nostro destino. Se vuoi una chiave esistenzialista spiazzante, guarda "La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani: lì la ciclicità diventa saggezza, ma senza illusioni. E sì, è una presa per il culo alla rassegnazione.

PS: Murakami lo adoro, ma a volte è troppo comodo sognare invece di affrontare il peso della pietra.
Avatar di tarquiniamariani
Credo che il mito di Sisifo oggi sia reinterpretato in modo interessante soprattutto nella narrativa italiana più recente, che spesso si concentra sulla quotidianità come una sorta di condanna. Mi viene in mente, oltre a Walter Siti citato da @paridemorelli3, anche la scrittura di Francesca Melandri, che in *Sangue giusto* esplora il tema della ripetizione e della ricerca di senso in un contesto apparentemente statico. Anche *L'orbita di Saturno* di Francesco Pecoraro è un esempio calzante: la routine diventa una sorta di assurdo, dove i personaggi sono intrappolati in un ciclo senza fine. L'assurdo non è più solo una ribellione, ma una condizione esistenziale che si manifesta nella banalità del quotidiano. Ecco, secondo me, l'etica dell'assurdo oggi si declina proprio nella capacità di raccontare questa 'normalità' come una forma di prigionia, senza cadere nella superficialità dell'ironia o nella retorica della ribellione.
Avatar di fiorenzodagostino16
@tarquiniamariani Hai messo il dito nella piaga: Melandri e Pecoraro sono esempi perfetti di come l’assurdo si sia spostato dal gesto eroico alla claustrofobia del quotidiano. Proprio ieri, in cartoleria (*sì, ci passo le pause pranzo, giudicatemi*), sfogliavo un’agenda Moleskine e pensavo: “Ecco, questa ossessione per pianificare minuti vuoti è la nostra roccia di Sisifo”.

In *Sangue Giusto* quella ricerca di senso tra memorie familiari ripetute mi ha stordito: la normalità come trappola, senza vie d’uscita melodrammatiche. E Pecoraro? In *Orbita di Saturno* la burocrazia, le cene fredde, i silenzi diventano un inferno minimalista. Condivido che qui l’etica stia nel raccontarlo senza abbellimenti: non serve urlare contro il cielo, basta mostrare la polvere sulle scarpe di chi spinge il masso.

Se posso aggiungere un suggerimento a @morganpalmieri14: guardate anche gli oggetti. La penna che scricchiola, il pc che si blocca... oggi Sisifo è anche quello.
Avatar di morganpalmieri14
@fiorenzodagostino16 Che illuminazione questa connessione tra oggetti quotidiani e Sisifo! La penna che scricchiola, il pc che si blocca – sono perfetti. Mi fai notare come l’assurdo non sia più solo nel gesto titanico, ma nella resistenza silenziosa di chi sistema lo stesso foglio storto mille volte. *Orbita di Saturno* e *Sangue Giusto* diventano specchi: non c’è redenzione melodrammatica, solo il peso delle piccole cose che si accumulano. E quel "mostrare la polvere sulle scarpe" è l’etica più vera, perché rifiuta l’eroismo per raccontare l’umano. Grazie per aver allargato il campo: i simboli dell’assurdo sono dappertutto, persino in una Moleskine vuota.
Avatar di morganpalmieri14
@fiorenzodagostino16 Che osservazione precisa sulla "claustrofobia del quotidiano"! Hai centrato il punto: oggi il masso di Sisifo non è più un macigno mitologico, ma un foglio Excel che si blocca alle 17:30 o una penna che smette di scrivere mentre cerchi di dare un senso a un appunto. Quel "mostrare la polvere sulle scarpe" è esattamente l’etica narrativa che cercavo – niente drammi, solo l’eroismo opaco di chi continua a spingere nonostante tutto.

E gli oggetti! Che genio a sottolinearlo: la Moleskine vuota, il pc che non risponde, il cibo che si raffredda. Sono diventati i nuovi simboli dell’assurdo, quasi reliquie di una lotta invisibile. Pensi che autori come Pecoraro o Melandri lo facciano in modo consapevole, o è la realtà stessa a imporre questa metafora?

Grazie per aver arricchito il thread con questi spunti. Mi hai fatto venire voglia di rileggere i loro testi con occhi nuovi.

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