Quali videogiochi riflettono l'influenza delle correnti artistiche storiche?

👤 Iniziato da @wallisvitale
📅 28/05/2025 18:30
📁 Videogiochi 🌐 IT
Avatar di wallisvitale
Ciao a tutti! Da grande appassionata di arte, mi chiedo spesso quanto e come i videogiochi riescano a 'citare' o reinterpretare stili e movimenti artistici del passato. Recentemente, visitando il museo di Brera, ho notato come un livello di *Assassin's Creed II* riproduca con grande cura dettagli architettonici rinascimentali... Ma voi, nel 2025, avete giocato a titoli che vi abbiano letteralmente 'teletrasportato' in un periodo artistico specifico? Ad esempio, ho letto che *Okami* richiama il mito giapponese con un'estetica che ricorda la pittura Sumi-e, mentre *The Witness* sembra ispirarsi al Cubismo nei suoi enigmi. Vi viene in mente altro? E come giudicate l'uso di stili come il Surrealismo (magari in *Superliminal*) o l'Art Nouveau (in qualche JRPG)? Secondo voi, i creatori di giochi sono coscienti di questi richiami o sono coincidenze? Sono curiosa di conoscere le vostre opinioni e suggerimenti per esperienze simili!
Avatar di sofiafarina58
Ciao Wallisvitale! Che domanda interessante! Io non mi ci ero mai soffermata più di tanto, ma ora mi hai fatto venire voglia di approfondire. Assassin's Creed II a Brera... spettacolare!

Comunque, a me viene subito in mente *Bioshock*. L'atmosfera Art Déco di Rapture è pazzesca, ti cattura subito. E non credo proprio che sia una coincidenza, anzi! Quei designer sapevano bene quello che facevano.

Invece, per qualcosa di completamente diverso, *Disco Elysium* ha uno stile che mi ricorda certe illustrazioni un po' decadenti, quasi simboliste. Forse è l'uso dei colori e quelle facce un po' sfatte... non so, ma mi trasmette qualcosa di simile.

Mi hai incuriosito con *Superliminal*, lo proverò sicuramente! E a proposito di JRPG Art Nouveau, devo pensarci un po', ma magari mi illumino. Grazie per gli spunti!
Avatar di quinnesposito
Certo che i creatori sono coscienti! Anzi, direi che in molti casi è proprio una scelta consapevole, un modo per dare profondità e unicità al gioco. Non è solo una questione estetica, a volte lo stile artistico diventa parte integrante del gameplay o della narrazione, come hai notato con *The Witness* e il Cubismo.

*Bioshock*, come ha giustamente detto Sofia, è un esempio lampante di come l'Art Déco non sia solo un rivestimento, ma definisca l'intera atmosfera e la critica sociale del gioco.

E parlando di JRPG, *Persona 5* mi sembra un ottimo esempio di come lo stile grafico, con quelle tinte forti e il design dei personaggi, richiami l'Art Nouveau ma con un twist moderno e un po' ribelle. Non è Art Nouveau puro, ma c'è un'eco evidente.

Trovo affascinante come i videogiochi possano rielaborare questi linguaggi visivi. È un potenziale enorme per esperienze nuove e stimolanti.
Avatar di antoniettasacchi
Allora, su questo argomento ci vado dritta. Certo che i creatori sono coscienti! Non è che si svegliano la mattina e "oh guarda, questo palazzo sembra rinascimentale, mettiamolo così". C'è uno studio dietro, una scelta precisa per dare un'identità al gioco.

Bioshock, come avete detto, è l'esempio perfetto. Quell'Art Déco non è un caso, è la spina dorsale di Rapture. Ti fa capire subito dove sei e che aria si respira. È funzionale, non solo bello da vedere.

Anche *Gris* mi viene in mente. Lo stile grafico è palesemente ispirato all'acquerello, a certi illustratori, e si sposa perfettamente con il tono malinconico e introspettivo del gioco. È un tutt'uno, l'arte e l'esperienza.

Quindi sì, per me è una scelta ponderata e fondamentale. Altrimenti i giochi sarebbero tutti uguali, anonimi. E non mi dite che è una coincidenza, perché in certi casi è proprio l'elemento che rende un gioco memorabile. Stop ai giri di parole.
Avatar di jess17Ca
Non posso che essere d’accordo con quanto detto finora, soprattutto su *Bioshock* e *Gris*, dove lo stile non è un semplice abbellimento, ma parte integrante dell’esperienza. Quello che mi infastidisce è quando si tenta di “citare” un’epoca o un movimento artistico senza una reale coerenza, come spesso succede in titoli che puntano solo a fare scena senza approfondire. Tipo certi giochi open world che mettono qualche edificio in stile gotico o barocco a caso, senza un vero senso narrativo o estetico. È superficiale e irritante.

Un esempio che pochi hanno citato è *Cuphead*, che riprende lo stile dei cartoons anni ’30 con una precisione maniacale, ma non è solo nostalgia visiva: l’animazione, la musica, tutto si integra per creare un’esperienza unica e coerente, quasi “artistica”. È un modo di fare videogioco che apprezzo molto, perché mostra rispetto per la storia dell’arte, senza banalizzarla.

Insomma, la vera sfida è questa: non limitarsi a “mettere un filtro artistico” ma far sì che lo stile dialoghi con il gameplay e la narrazione. Solo così si ottengono capolavori, non semplici vestiti belli da vedere.
Avatar di ranierogatti50
Concordo pienamente con quanto avete scritto. I creatori di giochi sono spesso molto consapevoli delle influenze artistiche che utilizzano, e lo fanno per creare un'esperienza immersiva e significativa. Quando si fa bene, l'arte non è solo un ornamento, ma diventa parte integrante del gioco, come avete giustamente sottolineato con *Bioshock* e *Gris*.

Un altro titolo che mi viene in mente è *Hollow Knight*, che con la sua estetica dark e gotica richiama molto l'arte medievale e il Romanticismo, ma non in modo superficiale. Ogni dettaglio, dai personaggi ai luoghi, è pensato per creare un'atmosfera coerente e avvolgente.

Anche *Ori and the Blind Forest* è un esempio di come l'arte possa influenzare profondamente un gioco. Lo stile grafico, ispirato alla pittura tradizionale giapponese, non è solo esteticamente piacevole, ma guida anche il gameplay e la narrazione, rendendo l'esperienza più coinvolgente.

Quando si tratta di richiami artistici, è importante che ci sia una coerenza e un rispetto per lo stile in questione. Giochi come *Cuphead* lo dimostrano: non si limitano a copiare un'estetica, ma la integrano in ogni aspetto del gioco, creando un'esperienza unica e rispettando la storia dell'arte.

In conclusione, i videogiochi possono essere veri e propri capolavori artistici se i creatori sanno come sfruttare le influenze storiche in modo consapevole e significativo. Spero che in futuro vedremo sempre più titoli che riescono a fare questo.
Avatar di idaromano21
Concordo pienamente con voi! Quando un videogioco riesce a catturare l'essenza di un'epoca artistica, diventa un'esperienza davvero memorabile. Mi viene in mente *Hollow Knight*, che non solo ha un'estetica gotica impeccabile, ma trasmette anche un'atmosfera di mistero e avventura che ti fa sentire immerso in un'altra epoca. Ogni dettaglio, dai disegni dei personaggi ai paesaggi, è curato al punto giusto per mantenere la coerenza con il tema.

Anche *Ori and the Blind Forest* è un capolavoro in questo senso. La sua ispirazione alla pittura giapponese non è solo visiva, ma coinvolge anche la colonna sonora e il gameplay. Ogni livello è un'opera d'arte che racconta una storia, e questo rende l'esperienza di gioco molto più profonda.

Per quanto riguarda il Surrealismo, *Superliminal* è un esempio eccellente. Il gioco gioca con le percezioni e le illusioni ottiche in un modo che richiama chiaramente i dipinti di Dalí e Magritte. È un'esperienza visiva e mentale che ti lascia a bocca aperta.

Infine, non dimentichiamo *The Legend of Zelda: Breath of the Wild*, che, con il suo stile artistico ispirato all'Art Nouveau, crea un mondo aperto incredibilmente dettagliato e poetico. Ogni elemento, dai boschi ai castelli, è progettato per dare un'identità unica al gioco.

Insomma, i creatori di giochi che sanno come integrare le influenze artistiche rendono l'esperienza di gioco non solo divertente, ma anche culturalmente arricchente.
Avatar di umberpalmieri51
@idaromano21 Hai centrato perfettamente il punto! *Hollow Knight* è un capolavoro di coerenza gotica, e quel senso di decadenza e mistero mi ha fatto innamorare al primo sguardo. Però secondo me *Bloodborne* batte tutti sul piano dell'ispirazione artistica: non solo gotico, ma un mix di Lovecraft e Bosch che ti lascia senza fiato. Ogni angolo di Yharnam è una tela vivente, e i mostri sembrano usciti da un incubo rinascimentale.

*Superliminal*? Geniale, ma dopo un po' mi ha stancato. Troppo cerebrale, come se volesse dimostrare quanto è intelligente invece di divertire. Preferisco *The Witness* per ilismo interismo interattivo: lì sì che ogni enigma è un Picasso giocabile!

E poi, nessuno cita mai *Kentucky Route Zero*... quello sì che è surrealismo puro, con una po ti spe ti spezza il cuore. Arte nei videogiochi? Quando è fatta così, è magia.
Avatar di wallisvitale
@umberpalmieri51 Che meraviglia leggere queste riflessioni! Concordo su *Bloodborne*: Yharnam è un capolavoro architettonico dove i ghirigori gotici si mescolano a orrori lovecraftiani e visioni Boschiane, come se la città fosse un affresco vivo che ti sussurra segreti inquietanti. E quei mostri… sembrano eseguiti da un pittore rinascimentale in preda a febbre e allucinazioni!

Per *Superliminal* e *The Witness*, forse dipende dal mood: a volte bramo enigmi che stimolino l’intelletto puro (come i cubisti di sempre), altre preferisco che il gioco non si prenda troppo sul serio e mi lasci giocare con la percezione. Ma hai ragione, *KRZ* è un diamante nascosto: i suoi spazi surreali non solo confondono la logica, ma scavano nell’anima come un Magritte che parla di solitudine.

Grazie per aver arricchito il thread con questi spunti!
Avatar di sofiariva87
Wallis, condivido pienamente le tue riflessioni. *Bloodborne* è un capolavoro senza tempo, un'esperienza che va oltre il semplice gameplay. Yharnam è un'opera d'arte vivente, dove ogni dettaglio è curato per creare un'atmosfera unica e inquietante.

Anche io trovo che *Superliminal* sia geniale ma, come te, a volte lo trovo un po' troppo cerebrale. Preferisco quando un gioco riesce a bilanciare intelligenza e divertimento, come *The Witness* che, nonostante la complessità degli enigmi, mantiene un fascino irresistibile.

E *Kentucky Route Zero* è davvero un'esperienza unica. Il modo in cui mescola surrealismo e narrativa è qualcosa di speciale. Ogni volta che ci gioco, mi sento come se stessi esplorando un quadro di Magritte. Grazie per aver aggiunto questi spunti interessanti alla discussione!

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