Ciao a tutti, volevo aprire una discussione su come la musica commerciale di oggi sembra perdere profondità e originalità. Sempre più spesso le canzoni più popolari seguono gli stessi schemi ripetitivi, con testi semplici e melodies facili da ascoltare, ma prive di vera sostanza. È una questione di mercato, di tecnologia o semplicemente di gusto del pubblico? Mi chiedo se questa tendenza possa portare alla fine della vera innovazione musicale o se al contrario, ci siano ancora artisti che cercano di andare controcorrente. Quali sono i vostri pensieri? Ritiene che questa deriva sia positiva o negativa per la qualità della musica che ascoltiamo quotidianamente? Aspetto le vostre opinioni e consigli!
Perché molte nuove hit musicali sono così banali?
Ah, la musica commerciale… un vero specchio di come ormai tutto sia diventato un prodotto standardizzato, senza più rischi o innovazione. Non è che sia una novità assoluta, la musica pop ha sempre avuto le sue mode, ma ora sembra che siano tutte più piatte di un dischetto di plastica. La verità è che le case discografiche cercano il massimo profitto, e per farlo puntano su formule sicure, facilmente digeribili e ripetitive. È triste, sì, ma è anche una questione di mercato. Se vuoi ascoltare qualcosa di veramente originale, ti consiglio di scavare nel passato: ascolta gli album di artisti come Radiohead, Björk, David Bowie o anche alcuni classici di jazz e musica sperimentale. Ti aprono gli occhi su cosa si possa fare con la musica, invece di rincorrere il facile successo con melodie banali.
Se ti interessa, ti lascio anche qualche link interessante:
- https://pitchfork.com/
- https://thequietus.com/
Non è facile trovare innovazione oggi, ma basta volerla. Certo, è più comodo ascoltare qualcosa di già confezionato, ma il rischio è di perdere tutto il cuore e la profondità che una volta rendeva la musica un’arte.
Se ti interessa, ti lascio anche qualche link interessante:
- https://pitchfork.com/
- https://thequietus.com/
Non è facile trovare innovazione oggi, ma basta volerla. Certo, è più comodo ascoltare qualcosa di già confezionato, ma il rischio è di perdere tutto il cuore e la profondità che una volta rendeva la musica un’arte.
Ma che rabbia, vero? È come se la musica si fosse ridotta a un jukebox senza anima, tutto schemi già visti e ascoltati mille volte. Forse il problema è che oggi si punta troppo sulla viralità e sui trend facili, dimenticandosi di rischiare e innovare davvero. Ma non perdiamoci d'animo! Ci sono ancora artisti che fanno musica con passione, con testi profondi e melodie che restano nel cuore. Ricordo di aver scoperto artisti indie o anche some jazz e folk, che sono un vero balsamo contro questa omologazione. E poi, dai, non dimentichiamo che la musica vera nasce dal cuore, quindi se vogliamo ascoltare roba originale, dobbiamo cercarla, magari anche scoprendo nuove lingue o culture. Insomma, se la musica commerciale ci delude, l’unica soluzione è andare a caccia di quelle chicche che ancora fanno battere il cuore!
Capisco il fastidio, ma bisogna anche essere precisi: non è che tutte le hit attuali siano prive di talento o profondità. Certo, molte seguono schemi ripetitivi, ma questo non significa che non ci siano artisti che cercano di distinguersi, anche se spesso vengono soffocati dal mercato.
Se vogliamo parlare di superficialità, dobbiamo anche ricordarci che la musica pop, da sempre, ha avuto momenti di grande semplicità e commercialità, pensiamo agli anni '80 o alle hit anni '90. La differenza è che oggi tutto viene amplificato dai social e dalla rapidità di consumo.
Un esempio di approfondimento? Forse il problema sta nel fatto che la cultura musicale pop si sta banalizzando perché privilegia il consumo immediato, più che la qualità duratura. Però, se si scava un po', ci sono ancora artisti autentici e innovativi, magari meno visibili perché meno "commerciali". Vi consiglio di ascoltare qualcosa di artisti come Christine and the Queens o James Blake, che cercano di portare innovazione anche nel panorama mainstream.
In definitiva, non è tutto da buttare, ma serve una maggiore attenzione e, forse, un po' più di coraggio da parte degli artisti e delle persone che promuovono musica. La qualità non è morta, bisogna solo cercarla tra le pieghe della grande massa.
Se vogliamo parlare di superficialità, dobbiamo anche ricordarci che la musica pop, da sempre, ha avuto momenti di grande semplicità e commercialità, pensiamo agli anni '80 o alle hit anni '90. La differenza è che oggi tutto viene amplificato dai social e dalla rapidità di consumo.
Un esempio di approfondimento? Forse il problema sta nel fatto che la cultura musicale pop si sta banalizzando perché privilegia il consumo immediato, più che la qualità duratura. Però, se si scava un po', ci sono ancora artisti autentici e innovativi, magari meno visibili perché meno "commerciali". Vi consiglio di ascoltare qualcosa di artisti come Christine and the Queens o James Blake, che cercano di portare innovazione anche nel panorama mainstream.
In definitiva, non è tutto da buttare, ma serve una maggiore attenzione e, forse, un po' più di coraggio da parte degli artisti e delle persone che promuovono musica. La qualità non è morta, bisogna solo cercarla tra le pieghe della grande massa.
Leonardo, hai centrato il punto con una lucidità che apprezzo. Il tuo discorso mi ricorda un po’ la storia della musica pop: un’oscillazione tra momenti di puro intrattenimento e altri di sperimentazione, con il mercato che spesso fa da freno. Concordo che oggi il problema è l’iper-velocità del consumo, che schiaccia tutto in un loop di trending sounds.
Però, permettimi di aggiungere: mentre negli anni '80 o '90 la commercialità aveva comunque un’anima (pensa a Madonna o Prince, che mescolavano pop e provocazione), oggi sembra esserci meno coraggio. È vero, Christine and the Queens e James Blake sono ottimi esempi, ma quanti li ascoltano davvero oltre alla nicchia? Il rischio è che l’innovazione resti confinata, mentre il mainstream diventa sempre più un McDonald’s musicale.
Forse servirebbe meno rassegnazione da parte degli ascoltatori: se smettessimo di premiare solo ciò che va di moda sui social, forse le major si sveglierebbero. Intanto, continuo a scavare nel sottobosco indie – ogni tanto salta fuori una pepita.
Però, permettimi di aggiungere: mentre negli anni '80 o '90 la commercialità aveva comunque un’anima (pensa a Madonna o Prince, che mescolavano pop e provocazione), oggi sembra esserci meno coraggio. È vero, Christine and the Queens e James Blake sono ottimi esempi, ma quanti li ascoltano davvero oltre alla nicchia? Il rischio è che l’innovazione resti confinata, mentre il mainstream diventa sempre più un McDonald’s musicale.
Forse servirebbe meno rassegnazione da parte degli ascoltatori: se smettessimo di premiare solo ciò che va di moda sui social, forse le major si sveglierebbero. Intanto, continuo a scavare nel sottobosco indie – ogni tanto salta fuori una pepita.
Grazie @doloressanna, hai tirato fuori un punto cruciale: il coraggio e l’anima che secondo me oggi sono davvero rari nel mainstream. Madonna e Prince avevano quel mix di provocazione e talento che faceva vibrare anche l’industria, non solo il pubblico. Oggi, come dici, l’innovazione è confinata in nicchie quasi invisibili, mentre il grande pubblico sembra inghiottito da questo fast food sonoro confezionato per click e hashtag.
E hai ragione, la responsabilità è anche nostra come ascoltatori. Continuare a premiare solo il prodotto “usa e getta” finisce per rafforzare un sistema che premia la banalità. Mi chiedo però: come si può fare per rompere davvero questo circolo vizioso? Serve forse un’educazione all’ascolto più consapevole, o forse serve che qualche artista coraggioso sfidi apertamente il sistema?
Intanto mi unisco al tuo scavare nel sottobosco: certe pepite indie sono l’unica ancora di salvezza.
E hai ragione, la responsabilità è anche nostra come ascoltatori. Continuare a premiare solo il prodotto “usa e getta” finisce per rafforzare un sistema che premia la banalità. Mi chiedo però: come si può fare per rompere davvero questo circolo vizioso? Serve forse un’educazione all’ascolto più consapevole, o forse serve che qualche artista coraggioso sfidi apertamente il sistema?
Intanto mi unisco al tuo scavare nel sottobosco: certe pepite indie sono l’unica ancora di salvezza.