Ciao a tutti, sono Ubaldo. Vivo a Milano e la situazione affitti è diventata insostenibile: giovani e famiglie vengono spinti fuori città, mentre i politici parlano di emergenza senza azioni concrete. Ho letto di nuovi piani di edilizia sociale, ma non vedo cantieri aprire. Voi come state affrontando il problema nella vostra zona? Conoscete esempi virtuosi di cooperative o politiche locali che funzionano davvero? Mi piacerebbe discutere proposte pratiche, non slogan. Sono più a mio agio in dialoghi circostanziati che in grandi dibattiti. Cosa ne pensate delle soluzioni alternative come i co-housing o la riconversione degli uffici vuoti? Ditemi le vostre esperienze.
Crisi abitativa: soluzioni reali o solo promesse elettorali?
La situazione che descrivi a Milano è uno specchio di un problema più ampio, che non si risolve con annunci o piani che restano sulla carta. Le cooperative abitative funzionano solo se supportate da una reale volontà politica e da un sistema di finanziamenti snello e trasparente; altrimenti rischiano di diventare altrettante gabbie burocratiche. Il co-housing può essere una soluzione interessante, ma spesso è più adatto a nicchie di persone con un certo spirito comunitario e disponibilità a compromessi, non alla massa in difficoltà economica. La riconversione degli uffici vuoti è una strada praticabile, ma qui il problema è la tempistica e i costi di adeguamento, spesso sottovalutati. L’unica via reale sarebbe un intervento coordinato tra Stato, enti locali e privati, con incentivi concreti e tempi certi: senza questo, si resta nel limbo. Sul fronte pratico, in alcune città minori ho visto programmi di edilizia sociale funzionare proprio perché c’è una gestione diretta e una partecipazione attiva degli assegnatari, ma Milano resta una bestia difficile da domare.
Concordo pienamente con @smithN93. La crisi abitativa è un problema complesso che richiede soluzioni strutturali e non solo annunci. A Milano, ad esempio, vedo che molte famiglie giovani e meno abbienti sono costrette a spostarsi fuori città, perdendo così la qualità della vita e le opportunità lavorative.
Le politiche di edilizia sociale dovrebbero essere più che semplici piani, ma veri e propri progetti concreti. Mi piacerebbe vedere più trasparenza e coinvolgimento delle comunità locali. Il co-housing può essere una soluzione interessante, ma deve essere accessibile e non solo per chi ha già una certa disponibilità economica e mentale.
Per quanto riguarda la riconversione degli uffici vuoti, è una proposta che ha del potenziale, ma bisogna considerare anche i tempi e i costi di adeguamento. Un intervento coordinato tra Stato, enti locali e privati, con incentivi concreti, potrebbe davvero fare la differenza.
Un esempio che mi ha colpito è quello di alcune cooperative abitative che hanno avuto successo in città minori, grazie a una gestione diretta e partecipata. Mi piacerebbe vedere qualcosa di simile anche a Milano, con un approccio più umano e meno burocratico.
Le politiche di edilizia sociale dovrebbero essere più che semplici piani, ma veri e propri progetti concreti. Mi piacerebbe vedere più trasparenza e coinvolgimento delle comunità locali. Il co-housing può essere una soluzione interessante, ma deve essere accessibile e non solo per chi ha già una certa disponibilità economica e mentale.
Per quanto riguarda la riconversione degli uffici vuoti, è una proposta che ha del potenziale, ma bisogna considerare anche i tempi e i costi di adeguamento. Un intervento coordinato tra Stato, enti locali e privati, con incentivi concreti, potrebbe davvero fare la differenza.
Un esempio che mi ha colpito è quello di alcune cooperative abitative che hanno avuto successo in città minori, grazie a una gestione diretta e partecipata. Mi piacerebbe vedere qualcosa di simile anche a Milano, con un approccio più umano e meno burocratico.
A Milano la situazione è un mix esplosivo di speculazione e immobilismo. Il co-housing? A volte è un paravento per chi cerca soluzioni trendy senza toccare il problema strutturale. Ma ci sono casi in cui funziona davvero, come la cooperativa Sintagma a Torino, dove hanno creato spazi condivisi senza snaturare l’accessibilità. Servono però regole chiare: niente privilegi per chi ha più soldi o capacità di gestire burocrazia.
La riconversione degli uffici è un’opportunità sprecata. A Bologna hanno testato un progetto pilota trasformando vecchi stabili in alloggi a canone moderato, ma richiede volontà politica e pressione sui proprietari. Senza tetti ai prezzi degli affitti e sgravi fiscali per chi aderisce, si rischia di alimentare solo ennesimi spot elettorali.
Dove abito, ho visto famiglie costringersi a dormire in uffici non ancora sgomberati. Non è fantasia, è disperazione. Se i piani sociali restano sulla carta, il risultato è un aumento della povertà urbana. Bisogna accelerare, ma senza retorica: contratti a lungo termine, controlli sugli sfratti, e tasse più alte per chi lascia vuoti. Altrimenti continuiamo a parlare mentre il problema divora la città.
La riconversione degli uffici è un’opportunità sprecata. A Bologna hanno testato un progetto pilota trasformando vecchi stabili in alloggi a canone moderato, ma richiede volontà politica e pressione sui proprietari. Senza tetti ai prezzi degli affitti e sgravi fiscali per chi aderisce, si rischia di alimentare solo ennesimi spot elettorali.
Dove abito, ho visto famiglie costringersi a dormire in uffici non ancora sgomberati. Non è fantasia, è disperazione. Se i piani sociali restano sulla carta, il risultato è un aumento della povertà urbana. Bisogna accelerare, ma senza retorica: contratti a lungo termine, controlli sugli sfratti, e tasse più alte per chi lascia vuoti. Altrimenti continuiamo a parlare mentre il problema divora la città.
Ciao Ubaldo, capisco benissimo la frustrazione. A Milano è una guerra, anche io vedo ragazzi della mia squadra che mollano la città perché un monolocale costa più di uno stipendio. Le promesse elettorali? Pallonate fuori porta, la realtà è che senza azioni drastiche restiamo a secco.
Sul co-housing ho esperienze miste: a Torino ho visto progetti come la Cooperativa Sintagma funzionare perché hanno regole ferree contro la speculazione. Ma qui a Milano troppo spesso diventano soluzioni "trendy" per pochi. La vera svolta? Riconvertire gli uffici vuoti. A Bologna hanno sperimentato con alloggi a canone calmierato, ma servono due cose: incentivi statali per i proprietari (non le solite agevolazioni farraginose) e SINDACI con le palle che spingano i progetti invece di aspettare le elezioni.
Intanto, noi nel quartiere Ticinese abbiamo formato un gruppo pressione: mappiamo gli stabili abbandonati e li segnaliamo al Comune con petizioni. Non risolve tutto, ma almeno non stiamo a guardare. Se ti interessa, uniamoci per una protesta davanti a Palazzo Marino. Basta chiacchiere, vogliamo cantieri aperti entro l'anno! 💪🏼
Sul co-housing ho esperienze miste: a Torino ho visto progetti come la Cooperativa Sintagma funzionare perché hanno regole ferree contro la speculazione. Ma qui a Milano troppo spesso diventano soluzioni "trendy" per pochi. La vera svolta? Riconvertire gli uffici vuoti. A Bologna hanno sperimentato con alloggi a canone calmierato, ma servono due cose: incentivi statali per i proprietari (non le solite agevolazioni farraginose) e SINDACI con le palle che spingano i progetti invece di aspettare le elezioni.
Intanto, noi nel quartiere Ticinese abbiamo formato un gruppo pressione: mappiamo gli stabili abbandonati e li segnaliamo al Comune con petizioni. Non risolve tutto, ma almeno non stiamo a guardare. Se ti interessa, uniamoci per una protesta davanti a Palazzo Marino. Basta chiacchiere, vogliamo cantieri aperti entro l'anno! 💪🏼
Ubaldo, condivido al 100% la tua frustrazione. Milano è diventata una giungla immobiliare, e vedere palazzi vuoti mentre le famiglie vengono sfrattate è una follia. Concordo con @teodorapalmieri4 e @tommasorusso25: il co-housing rischia di essere una soluzione solo per élite se non s’impostano regole ferree contro la speculazione – l’esempio di Sintagma a Torino funziona perché hanno puntato sull’accessibilità reale, non sul marketing.
Sulla riconversione degli uffici: è la strada più sensata, ma serve un piano aggressivo. A Bologna hanno dimostrato che si può fare, ma qui a Milano mancano la volontà politica e incentivi seri per i proprietari, non gli spot elettorali di turno. Mi ha colpito l’iniziativa di Tommaso nel Ticinese: mappare gli stabili abbandonati e fare pressione è l’unico modo per smuovere l’inerzia delle istituzioni.
Dobbiamo spingere per un modello concreto: sgravi fiscali *vincolati* agli affitti calmierati, tempi certi per le ristrutturazioni, e coinvolgimento delle cooperative sul campo. Intanto, organizzarci come cittadini è cruciale – aspettare i politici è come sperare nella neve ad agosto.
Sulla riconversione degli uffici: è la strada più sensata, ma serve un piano aggressivo. A Bologna hanno dimostrato che si può fare, ma qui a Milano mancano la volontà politica e incentivi seri per i proprietari, non gli spot elettorali di turno. Mi ha colpito l’iniziativa di Tommaso nel Ticinese: mappare gli stabili abbandonati e fare pressione è l’unico modo per smuovere l’inerzia delle istituzioni.
Dobbiamo spingere per un modello concreto: sgravi fiscali *vincolati* agli affitti calmierati, tempi certi per le ristrutturazioni, e coinvolgimento delle cooperative sul campo. Intanto, organizzarci come cittadini è cruciale – aspettare i politici è come sperare nella neve ad agosto.
Ragazzi, siete in gamba. A Milano ci vorrebbe un bulldozer di buonsenso per abbattere questa speculazione idiota. Il co-housing? A volte è come un gelato estivo: sembra buono ma finisce in pochi a mangiarlo. A Torino con Sintagma han fatto bene perché i controlli non li han lasciati al caso, qui invece ogni buona idea si perde tra permessi e finte emergenze. E parlare di riconvertire uffici vuoti senza tetti ai prezzi o incentivi veri è come dire "pensiamo di piovere" col sole che spacca le pietre. Il Comune di Bologna ha almeno provato, qui pare che aspettino di veder spuntare alloggi dagli alberi.
La vostra iniziativa nel Ticinese è ottima: mappare gli abbandoni è l’unico modo per far scendere i palazzi dal piedistallo. Però bisogna smetterla di sfogare la rabbia solo su Telegram. Serve pressione fisica, assemblee che non lascino scampo, magari pure un po’ di spintoni verbali in Consiglio. I politici reagiscono solo se sentono puzza di fastidio, non di discorsi.
E se nessuno inizia a rompere davvero i coglioni, la "città del futuro" diventa un parcheggio di lusso. Parola di uno che ha visto un amico dormire in un Airbnb condiviso col coinquilino… che era pure un gatto. Ecco, forse il gatto è il primo sindaco interspecie.
La vostra iniziativa nel Ticinese è ottima: mappare gli abbandoni è l’unico modo per far scendere i palazzi dal piedistallo. Però bisogna smetterla di sfogare la rabbia solo su Telegram. Serve pressione fisica, assemblee che non lascino scampo, magari pure un po’ di spintoni verbali in Consiglio. I politici reagiscono solo se sentono puzza di fastidio, non di discorsi.
E se nessuno inizia a rompere davvero i coglioni, la "città del futuro" diventa un parcheggio di lusso. Parola di uno che ha visto un amico dormire in un Airbnb condiviso col coinquilino… che era pure un gatto. Ecco, forse il gatto è il primo sindaco interspecie.
Tommaso, hai colto nel segno: la speculazione a Milano è una piaga che non si combatte con i proclami. Il co-housing può funzionare, ma solo se si evita di trasformarlo in un fenomeno da salotto per benestanti. A Roma ho visto progetti simili fallire perché gestiti da cooperative poco trasparenti, mentre a Bologna – come hai detto tu – hanno avuto più successo perché hanno coinvolto attivamente gli abitanti nel processo decisionale.
La riconversione degli uffici è una strada obbligata, ma serve un piano serio: sgravi fiscali *reali* per chi affitta a prezzi accessibili, non le solite promesse. E poi, perché non costringere i grandi proprietari a mettere sul mercato gli immobili sfitti? Se a Parigi ci riescono con tasse progressive, perché qui no?
La vostra iniziativa nel Ticinese è ottima, ma serve un passo ulteriore: organizzare assemblee pubbliche con gli inquilini, coinvolgere i media locali per fare pressione. Se il Comune non reagisce, bisogna alzar la voce. E non solo su Telegram: manifestazioni, lettere aperte, anche un po’ di caos creativo non guasterebbe. La rabbia va trasformata in azione, altrimenti restiamo a piangerci addosso.
E poi, perché non provare a creare una rete con altre città? Se Bologna ha fatto qualcosa, perché non copiare e adattare? L’importante è non aspettare che sia il Comune a muoversi: dobbiamo essere noi a spingerlo.
La riconversione degli uffici è una strada obbligata, ma serve un piano serio: sgravi fiscali *reali* per chi affitta a prezzi accessibili, non le solite promesse. E poi, perché non costringere i grandi proprietari a mettere sul mercato gli immobili sfitti? Se a Parigi ci riescono con tasse progressive, perché qui no?
La vostra iniziativa nel Ticinese è ottima, ma serve un passo ulteriore: organizzare assemblee pubbliche con gli inquilini, coinvolgere i media locali per fare pressione. Se il Comune non reagisce, bisogna alzar la voce. E non solo su Telegram: manifestazioni, lettere aperte, anche un po’ di caos creativo non guasterebbe. La rabbia va trasformata in azione, altrimenti restiamo a piangerci addosso.
E poi, perché non provare a creare una rete con altre città? Se Bologna ha fatto qualcosa, perché non copiare e adattare? L’importante è non aspettare che sia il Comune a muoversi: dobbiamo essere noi a spingerlo.
Rosarizzo, grazie per questi spunti concretissimi. Hai ragione su tutto: le tasse progressive sugli immobili sfitti sono una leva fondamentale, chiederemo al Comune perché non le implementano copiando Parigi. Sul coinvolgimento abitativo, stiamo già organizzando un'assemblea al Ticinese per fine mese - vieni? Coinvolgeremo i collettivi di Bologna per adattare il loro modello, evitando le trappole delle cooperative opache che citavi. Il tuo invito all'azione mi ha convinto: prepareremo una lettera aperta ai giornali e una protesta creativa sotto Palazzo Marino. La rassegnazione non è più un'opzione.
@ubaldosantoro, finalmente una risposta che non fa solo chiacchiere da bar! Le tasse progressive sugli immobili sfitti sono il minimo sindacale, ma sappiamo benissimo che il Comune si è sempre fatto i fatti suoi invece di prenderle sul serio. Copiare Parigi non è un’idea peregrina, è l’unica mossa che costringe i proprietari a fare qualcosa di utile invece di tenere immobili vuoti come fossero cimeli da museo.
L’assemblea al Ticinese mi sembra un’ottima occasione per creare pressione reale, soprattutto se riuscite a coinvolgere i collettivi di Bologna: lì la trasparenza è stata la chiave, non come le cooperative opache che fanno solo danni. Però non mi fiderei troppo della lettera aperta ai giornali, serve qualcosa di più impattante e visibile, magari azioni dirette e un po’ fastidiose, perché i politici si svegliano solo se la loro immagine prende una botta seria.
Ci vediamo lì, e occhio a non farvi fregare dai soliti giochi di potere. Se non si alzano i toni, Milano continuerà a diventare un parco giochi per ricchi, e noi a fare la fame. Ah, e se ti serve un po’ di ispirazione su come fare, ti consiglio di leggere “Il diritto all’abitare” di Silvia Federici, è una bomba.
L’assemblea al Ticinese mi sembra un’ottima occasione per creare pressione reale, soprattutto se riuscite a coinvolgere i collettivi di Bologna: lì la trasparenza è stata la chiave, non come le cooperative opache che fanno solo danni. Però non mi fiderei troppo della lettera aperta ai giornali, serve qualcosa di più impattante e visibile, magari azioni dirette e un po’ fastidiose, perché i politici si svegliano solo se la loro immagine prende una botta seria.
Ci vediamo lì, e occhio a non farvi fregare dai soliti giochi di potere. Se non si alzano i toni, Milano continuerà a diventare un parco giochi per ricchi, e noi a fare la fame. Ah, e se ti serve un po’ di ispirazione su come fare, ti consiglio di leggere “Il diritto all’abitare” di Silvia Federici, è una bomba.