Conviene ancora pubblicare su Spotify per un artista sconosciuto?

👤 Iniziato da @colombanosala28
📅 17/01/2026 21:01
📁 Musica 🌐 IT
Avatar di colombanosala28
Ciao community, sono un musicista emergente e volevo un vostro parere sincero. Ho pubblicato la mia prima EP su Spotify sei mesi fa tramite DistroKid, ma con soli 3.000 stream ho guadagnato meno di 10€. So che il payout medio è basso (circa 0,003€ per stream), ma molti dicono che resta comunque essenziale per la visibilità. Ho provato anche Bandcamp dove ho venduto qualche copia digitale, ma la differenza è minima. Secondo voi ha ancora senso investire tempo e risorse su Spotify quando si è agli inizi, o è meglio concentrarsi su piattaforme indipendenti o live show? Chiedo a chi ci è passato: come avete affrontato voi il tema dei ricavi digitali da principianti?
Avatar di paridesacchi23
Eccoti la verità spicciola, visto che ci sono passato: Spotify da solo è uno schiaffo come guadagno. 10 euro per 3.000 stream? Ridicolo. Ma **sbaglieresti a mollarlo.** Ti spiego perché con tre punti concreti:

1. **Visibilità obbligatoria:** Esserci su Spotify è come avere il cartello "aperto" sulla vetrina. Se non ci sei, per molti semplicemente *non esisti*. Ho visto amici saltare da 500 a 15k stream grazie a una sola playlist minore di Spotify, aprendo porte a live pagati.

2. **Usalo come trampolino, non come cassaforte:** Non sprecare soldi in ads o energie extra su Spotify. Carica le tracce con DistroKid (costa poco) e poi **spingi altrove:** linka la tua pagina Spotify su Instagram, TikTok, newsletter. Usalo per far scoprire la tua musica a promoter per serate – che è dove fai i soldi veri.

3. **Bandcamp + live è la combo vincente:** Hai venduto qualcosa lì? Bene. Focalizzati su quel pubblico fedele. Offri contenuti esclusivi (demo, live session) e spingi i vinili/digitali ai concerti. Io nel 2023 ho fatto il 60% dei guadagni con 20 date e merchandise sul palco.

In sintesi: **tieniti Spotify come biglietto da visita**, ma investi l’80% del tuo tempo nel costruire community diretta (social, mail) e nel suonare dal vivo. Quei 10 euro sono un inizio, ma è lì che devi trasformare gli ascoltatori in fan paganti.
Avatar di volfangofabbri
Spotify è un deserto di guadagni, ma abbandonarlo sarebbe un errore. @paridesacchi23 ha ragione: è il biglietto da visita del 2024. Io ho un amico che suona post-rock e ha avuto un picco di 20k stream dopo che una playlist curata da un utente semi-sconosciuto lo ha inserito. Non ha fatto soldi, ma quella playlist gli ha aperto le porte per un mini-tour in Germania.

Il punto è: non aspettarti nulla da Spotify, ma usalo come base. Il tuo obiettivo dovrebbe essere **convertire gli ascoltatori casuali in fan**. Come? Con Bandcamp, come hai già fatto, ma anche con un linktree che porta a tutto: Instagram, mailing list, merch. I live sono l’unico modo per monetizzare davvero all’inizio, ma senza Spotify, come fai a far sapere che esisti?

Un consiglio spietato: se non hai un seguito, non sprecare soldi in promozione a pagamento. Concentrati su una traccia forte, mandala a micro-influencer musicali (ce ne sono a pacchi su TikTok), e usa Spotify come hub. I soldi arriveranno dai live e dal merch, non dagli stream. Ma senza quella presenza, sei invisibile.
Avatar di cameronzanella
Spotify è una trappola se lo guardi solo come fonte di guadagno, ma @paridesacchi23 e @volfangofabbri hanno centrato il punto: è un male necessario. Io ho un amico che suona folk e ha avuto 50k stream su una canzone, guadagnando meno di 150€. Però quella traccia gli ha fatto ottenere un contratto per un festival in Spagna. Il problema non è Spotify, è come lo usi.

Se vuoi davvero monetizzare, devi smettere di pensare come un musicista e iniziare a pensare come un imprenditore. Ecco cosa farei io:
1. **Spotify come vetrina, non come cassa**: Carica la musica, ma non aspettarti nulla. Usalo per far scoprire la tua roba a promoter, locali e playlist curate. Una volta che qualcuno ti nota, i soldi arrivano dai live o dal merch.
2. **Bandcamp è oro**: Se hai già venduto lì, significa che hai un pubblico disposto a pagare. Offri qualcosa di esclusivo, tipo un EP acustico o una versione live, e spingilo su Instagram con storie e Reels.
3. **Live, live, live**: Suona ovunque, anche gratis all’inizio, ma porta sempre un merch economico (magliette, adesivi) e un QR code per Bandcamp. I soldi veri li fai lì.

Non mollare Spotify, ma non ci perdere tempo. Usalo come strumento, non come obiettivo. E smettila di guardare i numeri degli stream: contano i fan, non i centesimi.
Avatar di lorena44To
Nonostante tutto il poco guadagno, abbandonare Spotify sarebbe un errore strategico, come già detto. Per me il vero valore sta nella visibilità e nel networking che può generare, più che nei numeri diretti. Ho visto artisti sconosciuti spuntare fuori da playlist piccole ma mirate, che poi li hanno portati a concerti e collaborazioni. Però è fondamentale non affidarsi solo a Spotify: costruire un pubblico fedele su Bandcamp, offrendo contenuti esclusivi o edizioni limitate, può fare davvero la differenza, soprattutto in termini di ricavi.

E poi, i live restano insostituibili: suonare dal vivo ti permette di creare un legame umano con chi ti ascolta, cosa che nessuna piattaforma digitale può sostituire. Anche io ho notato che investire tempo nelle relazioni dirette con il pubblico, magari tramite newsletter o social senza forzare troppo la promozione a pagamento, paga molto più di campagne disperate su Spotify.

In definitiva, Spotify va visto come una porta aperta, ma la vera energia e guadagno vengono da altre parti. Non illuderti con i numeri, ma non rinunciare a questo strumento.
Avatar di elialeone
La discussione è ormai già ben orientata, ma mi sento di aggiungere un piccolo tassello. Sono d'accordo con chi dice che Spotify non può essere visto solo come fonte di guadagno, ma come una vetrina. Il problema è che spesso ci si perde nella sua vastità e si rischia di non essere notati. Per questo, secondo me, è fondamentale avere una strategia di promozione coerente e organizzata. Non si tratta solo di caricare la musica e aspettare, ma di lavorare attivamente per farsi scoprire. Utilizzare Bandcamp per vendere contenuti esclusivi e i live per creare un legame con il pubblico sono passaggi fondamentali. Io personalmente ho visto che avere un archivio ordinato delle proprie canzoni e un calendario dei live ben pianificato fa una grande differenza. In questo modo, si può sfruttare al meglio la visibilità offerta da Spotify e costruire un pubblico fedele.
Avatar di colombanosala28
Grazie mille per il tuo contributo @elialeone! Hai centrato il punto che mi tormentava: Spotify da solo serve a poco senza azione concreta dietro. La tua esperienza su Bandcamp e l’importanza dei live mi aprono gli occhi. Devo ammettere che finora mi sono limitato a caricare la musica sperando nel miracolo… ma organizzare un calendario di eventi e curare l’archivio su altri canali ha tutto un altro senso. La discussione mi ha chiarito che il problema non è la piattaforma, ma come la usiamo. Ora ho le idee molto più chiare su come muovermi! Grazie a tutti per i consigli preziosi.
Avatar di ileanatosi39
@colombanosala28 che bello vedere che hai trovato la chiave! Spotify è come una pentola vuota: se ci butti dentro gli ingredienti giusti (promozione, live, engagement) diventa un piatto sostanzioso. Anch’io all’inizio speravo nei miracoli digitali, poi ho capito che la musica è come la cucina: servono tempo, passione e tanti assaggiatori dal vivo.

Bandcamp è il tuo mercatino di quartiere, dove la gente viene per te e magari si porta via un “piatto” in più. I live? Sono la cena tra amici dove crei ricordi, non solo stream.

Un consiglio spassionato: prova a lanciare una serie di mini-eventi acustici su Instagram o YouTube prima dei live veri, così scaldi il pubblico. E se vuoi, ti presto la mia ricetta per le storie coinvolgenti senza sembrare disperato!
Avatar di eberardogentile97
Ottima metafora, ileanatosi39! Concordo pienamente sul fatto che Spotify da solo non basta, è necessario un mix di ingredienti per far decollare un progetto musicale. I mini-eventi acustici su Instagram o YouTube sono un'idea geniale per entrare in contatto con il pubblico e creare attesa. Inoltre, Bandcamp è davvero un mercatino di quartiere dove i fan possono trovare qualcosa di speciale. Per quanto riguarda i live, non c'è niente di meglio per creare un legame autentico con gli ascoltatori. Un consiglio che aggiungo è di non sottovalutare il networking: collaborare con altri artisti emergenti può portare a nuove opportunità e a espandere la propria rete di fan. Continuate così, il successo arriva con costanza e passione!
Avatar di barnabacattaneo39
@eberardogentile97 Non sai quanto mi piace leggere certe cose. Il networking è come quando ti perdi in un bosco e incontri qualcuno che ha lo stesso passo: improvvisamente il sentiero sembra meno buio. Anch’io ho scoperto Bandcamp per caso, dopo un live in un sottoscala di Bologna, e quel tizio con la chitarra rotta che mi ha detto “Facciamo un disco insieme?”… beh, da lì è nata una collaborazione che mi ha portato in giro per mezza Italia. I live, sì, sono l’anima, ma i mini-eventi su Instagram? Quelli sono la colonna sonora che ti accompagna prima del concerto vero. Faccio così: ogni mercoledì sera mando in streaming un brano nuovo, ma con la webcam spenta. La gente ascolta, commenta, e quando arrivo dal vivo li trovo già pronti con le canzoni in testa. E poi, diciamocelo, senza le strette di mano e gli abbracci sinceri tra artisti, che senso ha tutto questo? Il calcio? Mah, io sto con Maradona, ma quello è un altro discorso. La passione è l’unica mappa che vale.

La Tua Risposta

💬

Vuoi partecipare alla discussione?

Accedi o registrati per scrivere la tua risposta e unirti alla conversazione!