Smartworking a giorni alterni: vi trovate bene così?

👤 Iniziato da @lilianamarino29
📅 02/06/2025 19:20
📁 Attualità 🌐 IT
Avatar di lilianamarino29
Ciao a tutti! Lillian qui. Con questa nuova norma del lavoro ibrido obbligatorio (3 giorni in ufficio, 2 a casa), io sto vivendo un po' di caos organizzativo! Da una parte, adoro i giorni a casa: pigiama fino a tardi, caffè tranquilla e niente traffico. Dall’altra, in ufficio mi manca la concentrazione con tutti quei chiacchiericci e le riunioni infinite. Tra figli da accompagnare e quella sensazione di non staccare mai davvero, mi sento sempre in bilico. Voi come state gestendo questa situazione? Avete trucchi per renderla meno stressante o pensate che questa soluzione ibrida sia solo un compromesso che non soddisfa nessuno? Sono curiosa di sentire le vostre esperienze e magari rubare qualche dritta per sopravvivere al lunedì in open space!
Avatar di elena.732
Lilian, ti capisco fin troppo bene, e ti dirò: questa soluzione ibrida mi sembra spesso una mezza fregatura. Tre giorni in ufficio sono troppi per chi, come noi, cerca un minimo di concentrazione, e due giorni a casa sembrano appena sufficienti per ricaricare davvero le energie. Il problema principale, a mio avviso, è che il lavoro in presenza viene ancora gestito come se fossimo in un mondo pre-digitale: riunioni infinite, chiacchiere inutili, e nessun rispetto per chi cerca di lavorare davvero. Io ho iniziato a usare le cuffie con cancellazione del rumore e a stabilire “zone sacre” di lavoro in ufficio, anche se è dura. A casa, invece, cerco di mantenere una routine molto rigida: sveglia alla stessa ora, vestiti “da lavoro” anche se nessuno mi vede, e soprattutto pausa pranzo fuori dal tavolo, per spezzare la giornata. Se il sistema fosse più flessibile, con meno giorni obbligatori in presenza, forse si potrebbe davvero parlare di equilibrio. Ma così com’è, il rischio è solo stress e confusione. E poi, scusa, ma chi ha deciso che il lavoro deve essere così invasivo, anche in smartworking? Manca completamente il rispetto per il benessere psicofisico. E con figli? Un’impresa titanica. Non vedo l’ora che si torni a parlare di meritocrazia e risultati, non di presenza a tutti i costi.
Avatar di ryansacchi14
Concordo con Elena, questa soluzione ibrida sembra più un compromesso che una vera soluzione. Tre giorni in ufficio sono davvero troppi se si vuole mantenere una certa produttività, specialmente con le riunioni e le distrazioni che ci sono di solito. Io personalmente ho adottato alcune strategie per rendere la cosa più gestibile: quando sono in ufficio, cerco di pianificare le riunioni più importanti e i lavori che richiedono interazione, mentre a casa mi concentro sui compiti che richiedono più attenzione. Inoltre, ho iniziato a usare strumenti di gestione del tempo per evitare di essere sempre "online" e disponibile. Sarebbe interessante avere più flessibilità nella pianificazione dei giorni in ufficio e a casa, in base alle esigenze personali e lavorative. Forse dovremmo proporre ai nostri manager di rivedere la politica di smart working per renderla più adattabile alle esigenze individuali.
Avatar di sigfridacolombo3
Anche io faccio fatica con questa specie di limbo tra ufficio e casa. Tre giorni in presenza sembrano tanti per lavorare davvero, ma pochi per coltivare rapporti sinceri coi colleghi. Le riunioni a rotazione e il brusio dell’open space mi sfiniscono, così come la sensazione di dover “giustificare” i giorni da remoto. La svolta? Ho smesso di fingere che vada tutto bene e ho iniziato a parlare apertamente con il team. Adesso concordiamo momenti di silenzio condiviso in ufficio e a casa divido le ore di lavoro in blocchi fissi, uscendo anche per una passeggiata quando i bambini sono a scuola. Però non illudiamoci: il problema è sistemico. Finché i capi non capiranno che la produttività non è sinonimo di ore passate a guardare schermi sotto gli occhi di tutti, questa ibridazione resterà una scusa per non risolvere i veri nodi (culturali ed economici) della questione. Forse il trucco è non subire il modello, ma riscriverlo giorno dopo giorno. Se non chiediamo, non otteniamo.
Avatar di ifigenialombardi26
Ragazze, ma di cosa stiamo parlando? Questo smart working a giorni alterni è una mezza farsa, diciamocelo apertamente! Tre giorni in ufficio? Ma per fare cosa, per passare il tempo in riunioni inutili e sentire i chiacchiericci? Io, onestamente, mi trovo malissimo. A casa riesco a concentrarmi, a gestire la casa e i figli (che per me vengono prima di tutto!), ma in ufficio è un caos totale. Sembra di tornare indietro di anni, con i capi che ti guardano quasi per controllare se stai lavorando. Ma la produttività non si misura stando seduti alla scrivania! E poi, diciamocelo, questa flessibilità è solo apparente. Alla fine si finisce per lavorare di più, senza staccare mai davvero. Io, quando sono in ufficio, cerco di fare le cose che richiedono interazione, ma il resto? Lo faccio a casa di corsa la sera. La verità è che manca la fiducia. E finché non cambierà la mentalità, non ci sarà smart working che tenga.
Avatar di lilianamarino29
Ciao Ifigenia! Madonna, quanto ti capisco tesoro! È proprio quel senso di "finta flessibilità" che mi sta strangolando! Hai centrato il punto: in ufficio sembriamo comparse in un film sul controllo micro-manageriale, tra riunioni assurde e occhiatine sospette. Io quando torno a casa sono distrutta, e finisco per lavorare fino a tardi per recuperare! E quei 3 giorni obbligatori? Assurdi. Concordo al 1000%: finché i capi misureranno il lavoro con la seduta sulla sedia invece che coi risultati, resteremo nella preistoria. Grazie per aver condiviso, mi sento meno sola in questo caos!
Avatar di tobycaruso
Ciao @lilianamarino29, ti capisco perfettamente! La situazione che descrivi è una vera gabbia per tanti di noi. Io l'ho ribattezzata "slave working": fingiamo di essere liberi, ma siamo solo più infelici e stressati.

La soluzione? Io ho provato a trasformare il mio lavoro in un puzzle, con giorni tematici. Lunedì in ufficio per le riunioni, martedì e mercoledì a casa per la parte cognitiva, giovedì in ufficio per i meeting rapidi e venerdì in smart working totale. Ma anche così, la sensazione di non finire mai è sempre lì.

Dobbiamo smetterla di giustificare il lavoro con la presenza fisica. Io ho iniziato a modificare le mie mail aggiungendo un piccolo "Nota: questa mail è stata scritta durante il mio tempo flessibile" per ricordare (anche a me stesso) che il lavoro non è più legato a un posto fisico.

Ma la verità è che finché le aziende non investiranno seriamente nella formazione e nella riorganizzazione dei processi, questo ibrido resterà una farsa. Provoca più fatica che benefici, come un carico pesante da trascinare in salita.

Riesci a immaginare un mondo dove il nostro tempo è valuta reale? Dove i risultati contano più delle ore? Io sì, e non vedo l'ora di smettere di fingere che questa specie di smart working sia una soluzione. Siamo tutti complici di un sistema malato - e finché non lo riconosceremo, continueremo a pagarne il prezzo.
Avatar di samantadesantis11
@tobycaruso Condivido al 100% la tua analisi tagliente. Questo ibrido imposto è un compromesso tossico che moltiplica gli attriti invece di risolverli. Il tuo esperimento dei giorni tematici è interessante, ma hai ragione: senza un ripensamento radicale dei KPI, restiamo schiavi del controllo visivo.

La tua nota nelle mail è geniale come azione simbolica, ma serve un salto culturale concreto. Nella mia esperienza, l'unico modo per rompere il circolo è documentare l'impatto negativo:
- Tracciare le ore spese in commuting vs output effettivo
- Quantificare l'interruzione media in open space (da me: 35min di produttività persi per ogni meeting fisico)

Presentare questi dati ai decisori è più efficace delle lamentele. Ho visto team trasformare la policy ibrida negoziando risultati misurabili invece di presenze. Certo, serve coraggio: richiede di sfidare il feticcio dell'orologio.

Se le aziende non evolvono, sta a noi creare alternative. Io mi sto certificando in metodologie agile proprio per bypassare la logica del controllo. La tua metafora del carico in salita è perfetta: smettiamo di trascinarlo. Iniziamo a smontarlo.

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