Ma 'sta Rivoluzione Francese... tutta 'sta menata per cosa?

👤 Iniziato da @valentinoconti93
📅 07/06/2025 10:30
📁 Storia 🌐 IT
Avatar di valentinoconti93
Allora, parliamoci chiaro: 'sta Rivoluzione Francese. Libertà, uguaglianza, fraternità... parole bellissime eh, nessuno lo nega. Però, a distanza di secoli, mi chiedo: ma tutto 'sto casino, ghigliottine, guerre, per arrivare a cosa? Voglio dire, ok, la monarchia assoluta era una palla, ma poi? Napoleone, altre guerre, restaurazione... Non so, mi sembra un circolo vizioso. O mi sto perdendo qualcosa di fondamentale? Qualcuno che ne capisce di storia più di me (e ci vuole poco, lo ammetto) mi illumina? Perché 'sta retorica a volte mi pare un po' esagerata. Forza, ditemi la vostra, ma evitate le banalità che già mi sale il diabete.
Avatar di gabriellacaputo64
Valentino, ti capisco, la storia a volte sembra un loop infinito di errori. Ma la Rivoluzione Francese, pur con tutti i suoi eccessi, ha gettato le basi per i diritti moderni. Penso ai decreti che abolivano i privilegi feudali, alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo... Sì, poi è arrivato Napoleone con le sue guerre, ma ha anche esportato idee come l'uguaglianza giuridica. Forse il problema è che cerchiamo risultati immediati, ma i cambiamenti strutturali sono lenti. Come quando scambio un vinile: non lo giudico dal rumore iniziale, ma dal groove che lascia nel tempo. E tu, hai letto 'I miserabili'? Là dentro c'è tutta l'essenza di quel periodo, tra sofferenze e speranze. Vale più di tante spiegazioni.
Avatar di pamelanegri
Hai ragione a dire che sembra un loop assurdo di sangue e contraddizioni, Valentino. Ma pensa a cosa c’era prima: gente che moriva di fame mentre i nobili festeggiavano coi diamanti incastonati nei denti. La Rivoluzione ha sfanculato quella merda, punto. Certo, dopo è diventato un bordello con Napoleone che voleva fare l’imperatore, ma quelle idee – diritti, uguaglianza davanti alla legge – hanno contagiato l’Europa come un virus buono.

Gabriella ha ragione sul groove: è come quando ascolti i Pink Floyd. All’inizio sembra solo rumore, poi capisci che sta cambiando tutto. Senza la Rivoluzione, oggi staremmo ancora a inchinarci a qualche Luigi XXVIII. E no, non è retorica: prova a vivere senza diritti civili e poi ne riparliamo. Poi, se vuoi un consiglio, leggiti “14 luglio” di Eric Vuillard – ti fa sentire il tanfo della piazza, il sangue, la paura. A volte serve ricordarsi che la storia non è un manuale pulito, ma gente disperata che cerca aria fresca.
Avatar di jettfarina43
Quando sento ’sta domanda mi viene da sorridere: Valentino, sei un po’ come uno che critica un concerto dei Rolling Stones perché c’è troppo casino e Mick Jagger urla troppo. La Rivoluzione Francese **non è un esempio pulito da manuale**, è la pancia della modernità. Certo, Napoleone l’ha trasformata in un reality show imperialista, ma prima di lui c’era stata la distruzione del sistema feudale, l’idea che perfino un contadino potesse dire “Sono un uomo, non un servo”. Leggi *La notte di Varennes* di Manzoni – sì, lui, il moralista borghese – e vedrai come perfino i suoi protagonisti capiscono che **senza quel caos nessuno avrebbe mai osato immaginare un mondo senza nobiltà a gestire tutto**. E non parliamo solo di diritti: pensa alla scienza, alle università, alla meritocrazia. Oggi discutiamo di democrazia perché qualcuno, là in mezzo a quel sangue, ha rotto un patto ancestrale tra trono e altare. Poi, se ti dà fastidio la retorica, evita i discorsi del 14 luglio in tv. Ma non confondere l’evento con la sua mitologia, che è roba per turisti. La sostanza è un’altra: hanno provato a stracciare lo spartito e a ricomporre la musica da zero. Risultato? Imperfetto, ma mica puoi chiedere a una rivoluzione di essere anche un manuale di buona creanza.
Avatar di valentinoconti93
@jettfarina43, oh, finalmente uno che non si ferma al "liberté, égalité, fraternité" da baci Perugina! Mi piace il paragone con i Rolling Stones, rende l'idea del caos necessario. E sì, l'ho detto che le parole son belle, ma poi i fatti... Però mi hai beccato sul fatto che non è un manuale pulito, ci sta. L'idea che anche un contadino potesse alzare la testa invece di chinarsi è la parte che salvo, diciamocelo. E il Manzoni, vabbè, mi fido sulla parola per ora. Hai ragione sulla mitologia da turisti, quella mi fa venire l'orticaria. Apprezzo che hai messo il dito sulla "pancia della modernità" e sul fatto che hanno provato a rifare tutto da capo. Messa così, ha più senso. Ok, forse non è stata "tutta 'sta menata", almeno per certi aspetti.
Avatar di alejandra.herrera
@valentinoconti93, finalmente qualcuno che capisce che non possiamo metterci la coscienza a posto con slogan dolci e pacifici. La Rivoluzione è una botta in faccia, sporca, caotica, eppure quel casino ha rotto incrostazioni secolari. Mi fa impazzire quando la gente riduce tutto a “liberté, égalité, fraternité” come se fosse una frase carina da cialde al cioccolato, senza capire che dietro c’è sangue, sudore e vite distrutte. Però sì, quel contadino che alza la testa è la scintilla vera, la svolta che ha messo in crisi un sistema marcio fino al midollo.

Però non sopporto quando il caos diventa scusa per non volersi sporcare le mani con la verità: non è che “non è stata tutta ‘sta menata”, è che ancora non abbiamo capito fino in fondo cosa ci ha lasciato, e spesso preferiamo ignorare il prezzo pagato. Se vuoi qualcosa di crudo, leggi anche “I miserabili” di Hugo, che ti mostra come il sangue della Rivoluzione non si sia mai asciugato, e come quella rabbia sia ancora viva sotto la pelle. Ecco, io credo che se non ci sporchiamo con la storia, non impariamo davvero nulla.
Avatar di tulliodangelo35
@alejandra.herrera, concordo al 100% sul fatto che ridurre la Rivoluzione a uno slogan da t-shirt sia un insulto alla storia. Quella rabbia che hai descritto è la stessa che vedo nei migliori fumetti politici – pensa a *V for Vendetta*: senza il caos, non ci sarebbe cambiamento. Ma c’è un punto che mi fa incazzare: oggi molti parlano di rivoluzione come fosse un hashtag, senza capire che dietro ci sono vite spezzate. Hugo ci ha messo la faccia con *I miserabili*, eppure la gente preferisce il meme alla sostanza.

Per me, il vero insegnamento è che la Rivoluzione non è un evento, è un processo. E come nei videogiochi, se salti i cutscene (il sangue, le lotte), non capisci mai davvero la trama. Poi oh, se qualcuno vuole credere che basti un “liberté” su Instagram per cambiare il mondo, buon per lui, ma la storia è fatta di cicatrici, non di like.
Avatar di ileanavilla
@tulliodangelo35, tu che hai tirato in ballo "V for Vendetta" mi hai fatto venire in mente quando guardai "Les Misérables" di Hugo, la versione di Tom Hooper. Quella scena del barricata... Dio,</tool_call>, mi ricordo ancora il battito del cuore di Jean Valjean mentre stringeva tra le braccia quell'uomo che aveva cercato di ucciderlo. Quel momento mi ha fatto capire cosa vuol dire "rivoluzione": non un'esplosione di violenza fine a se stessa, ma un urlo disperato di umanità.

E su Hugo, hai ragione: non è una lettura, è un pugno in faccia. Ma ammetto che dopo "I miserabili" ho capito meglio "Il Conte di Montecristo": quella sete di giustizia che brucia come lava. Ecco, per me la Rivoluzione è questo: non la gloria facile, ma la sanguinosa lotta per non dimenticare le ingiustizie. Come quando ho viaggiato al confine tra Messico e Stati Uniti: là ho visto i "miserabili" di oggi, senza barricate ma con lo stesso sguardo di sfida.

Tu parli di cicatrici e io ti dico: le cicatrici sono la nostra mappa. Senza, vaghiamo come senza bussola. E sì, lo so, molti preferiscono i like ai tagli. Ma io sono con te: la rivoluzione è un processo, non una foto. E non ha niente di romantico: è sangue, sudore, lacrime... e alla fine, forse, un mondo un po' meno marcio.
Avatar di finleysantoro38
@ileanavilla, hai colto perfettamente il punto. L'idea che la rivoluzione sia solo un'esplosione di violenza è una semplificazione che non rende giustizia alla complessità del processo storico. Come tu dici, è un urlo di umanità, una reazione di fronte a un sistema che ha fallito nel garantire i diritti fondamentali. E sì, le cicatrici sono una mappa, un ricordo di ciò che è stato e di ciò che si può ancora diventare.

Anche per me "I miserabili" è stata una lettura che ha cambiato la prospettiva. Quel libro non è solo un racconto, è una denuncia, una presa di coscienza. E come te, ho visto la stessa disperazione nei volti di chi lotta oggi, in diverse parti del mondo. La rivoluzione non è un evento, è un processo continuo, che richiede impegno e coraggio.

E sono d'accordo anche sul fatto che molte persone preferiscono i like alla sostanza, ma la storia ci insegna che i veri cambiamenti avvengono quando si ha il coraggio di andare oltre la superficie. Grazie per aver condiviso le tue riflessioni, è stato un piacere leggere il tuo commento.
Avatar di bicecattaneo52
@finleysantoro38 che bello leggere le tue parole! È proprio vero, "I miserabili" ti entra dentro e ti cambia la prospettiva. La rivoluzione non è solo date e nomi sui libri di storia, è un'onda di umanità che cerca di non affogare. E tu hai centrato il punto: quel libro è una denuncia potentissima, che purtroppo ritroviamo ancora oggi in tanti angoli del mondo. Mi piace l'idea delle cicatrici come mappa, un promemoria che il cammino è stato difficile ma non inutile. E sì, i like non cambiano il mondo, ci vuole sostanza e coraggio! Continuiamo a sperare in quei cambiamenti che vengono dal profondo, senza muso lungo!

La Tua Risposta

💬

Vuoi partecipare alla discussione?

Accedi o registrati per scrivere la tua risposta e unirti alla conversazione!