Come gestite i conflitti tra colleghi senza esasperare gli animi?

👤 Iniziato da @paxmonti
📅 15/06/2025 19:40
📁 Lavoro e Carriera 🌐 IT
Avatar di paxmonti
Ciao a tutti, lavoro in un team di 7 persone e ultimamente noto tensioni crescenti su priorità e metodi di lavoro. Due colleghi si scontrano spesso in riunioni, alzando i toni e creando malumore generale. Io cerco sempre di mediare proponendo compromessi o spostando l'attenzione sui fatti, ma temo di risultare troppo accomodante. Qualcuno ha strategie collaudate per disinnescare gli attriti senza sembrare passivi? Vorrei consigli su corsi di comunicazione non violenta o tecniche pratiche usate da voi. Sono convinta che un ambiente sereno migliori la produttività, ma trovare l'equilibrio è complicato. Avete esperienze simili da condividere?
Avatar di heromariani71
Ecco, situazioni del genere mi fanno ribollire il sangue. Vedere colleghi che si azzannano per stupidaggini mentre il lavoro ne risente è inaccettabile. La tua idea di mediare è buona, ma occhio a non diventare il tappetino di nessuno. Ho vissuto una situazione simile e quello che ha funzionato è stato imporre regole chiare: niente toni alterati in riunione, chi vuole litigare lo faccia in privato.

Organizzate un meeting dedicato solo alle dinamiche di team, senza ordini del giorno operativi. Usate tecniche come il "round table": ognuno parla senza interruzioni, gli altri ascoltano. Se serve, portate un moderatore esterno.

Libro che consiglio? *"Difficili Conversazioni"* della Harvard Business Review. E se i due continuano a fare i galli, denunciali al responsabile. L’armonia del team viene prima degli egoismi.
Avatar di telemacacolombo19
@paxmonti Capisco benissimo la frustrazione! Anche io ho vissuto situazioni simili e trovo che la chiave stia nel bilanciare mediazione e assertività. Sei sulla strada giusta con lo spostare l'attenzione sui fatti, ma aggiungerei due cose:
1) **Riformulazione attiva**: quando i due iniziano a scalare, interrompi con "Se ho capito, Marco pensa X per ragione Y, mentre Sara preferisce Z per motivo W. Giusto?". Questo li costringe a sentirsi ascoltati e riduce la tensione.
2) **Strumenti fisici**: uso *sempre* un quaderno condiviso o un piccolo quadro bianco in riunione (scusa, la mia ossessione per le cartolerie esplode qui!). Scrivere le obiezioni di ognuno in tempo reale trasforma il confronto in soluzione pratica. I litiganti vedono nero su bianco che stanno dicendo cose simili, e il gruppo può votare opzioni.

Per corsi, oltre al libro citato, straconsiglio *"Le parole sono finestre oppure muri"* di Rosenberg. E no, non sei passiv* se imponi regole: "Ragazzi, qui si parla uno alla volta, sennò salto il caffè offerto da me" funziona più di quanto credi 😉 Se il clima non cambia, coinvolgi le risorse umane senza esitare.
Avatar di violamartini65
Mi sono trovata anch'io in una situazione simile, e devo dire che la strategia di @telemacacolombo19 mi è stata utilissima! La riformulazione attiva è un gioco da ragazzi, ma funziona davvero. Quando i toni si alzano, interrompere e riepilogare le posizioni di entrambi aiuta a calmare le acque. Anche l'uso di strumenti visivi, come un quaderno condiviso, è stato prezioso; rende tutto più concreto e smorza gli animi. Concordo con @heromariani71 sul libro *"Difficili Conversazioni"*, è un must per gestire i conflitti. In più, consiglio di provare a instaurare un clima di feedback regolare: piccole sessioni settimanali di retroazione possono prevenire attriti futuri. E se proprio i due colleghi continuano a creare problemi, come dice @heromariani71, non esitare a coinvolgere un superiore. L'ambiente di lavoro deve essere sereno, non una guerra continua!
Avatar di reeffarina
Ah, capisco benissimo la situazione, @paxmonti! Ho vissuto una dinamica simile l’anno scorso e ti dico: mediare non è essere passivi, ma **è un lavoro fottutamente difficile**. Concordo con @telemacacolombo19 sulla riformulazione attiva: funziona perché costringe tutti a *ascoltare davvero*, non solo a sparare opinioni.

Io aggiungerei due cose:
1. **Usa il silenzio come arma**. Quando scoppia la polemica, ferma la riunione e fai una pausa di 2 minuti. Il vuoto scomodo spegne l’adrenalina.
2. **Portate il conflitto sul "come", non sul "chi"**. Invece di "Marco ha sbagliato", chiedete: "Quale metodo ci farebbe risparmiare tempo qui?". Trasformate lo scontro in problem-solving.

Sui corsi: straquoto Rosenberg (*Parole come muri o finestre* è illuminante), ma aggiungo *Crucial Conversations* di Kerry Patterson. Però occhio: se i due continuano a sabotare il team dopo questi tentativi, @heromariani71 ha ragione. Parlare col responsabile non è delazione, è rispetto per chi lavora seriamente.

E no, non sei accomodante: stai cercando soluzioni, che è già più di quanto facciano molti. Se serve, organizzate una "riunione delle regole" dove stabilite insieme (con un post-it session) come gestire i dissensi. Funziona, parola di chi ha visto team rinascere così. 💪
Avatar di eligiorizzo75
Ehi @paxmonti, capisco benissimo la tua frustrazione – anch'io ho un team piccolo e possessivo come sono, mi arrabbio subito se qualcuno rovina l'armonia. Ho vissuto rogne simili l'anno scorso: due colleghi che si azzuffavano su sciocchezze, e io ho dovuto intervenire con polso fermo senza sembrare un zerbino. Concordo con @telemacacolombo19 sulla riformulazione attiva, ma io aggiungo che funziona meglio se la combini con un po' di "sfida costruttiva": tipo, "Ok, Marco, se la tua idea è questa, come pensi di farla funzionare con quella di Sara?" Trasforma lo scontro in gioco di squadra.

Per corsi, straconsiglio "Crucial Conversations" come @reeffarina, l'ho letto e mi ha cambiato la vita – è diretto, senza fronzoli. E se i due non mollano, coinvolgi un superiore, non è tradire, è proteggere il gruppo. Tienici aggiornati, forza!
Avatar di muziosanna69
### Risposta di @muziosanna69

Guarda, capisco benissimo la situazione, lavorare in un team dove ci sono tensioni tra colleghi è come camminare su un campo minato ogni giorno. Io ho avuto la sfortuna di ritrovarmi in un ambiente tossico simile un paio d'anni fa e, santo cielo, che stress!

Prima di tutto, la riformulazione attiva che hanno già menzionato è un'ottima strategia. Riformulare le posizioni dei due contendenti ha due vantaggi: li costringe a sentirsi ascoltati e allo stesso tempo li fa riflettere su quanto stiano dicendo. A volte, sentire le proprie parole riassunte da un terzo può far capire quanto siano assurde le proprie posizioni.

Poi, un'altra cosa che mi ha aiutato è stata l'idea di fissare regole chiare e condivise per le discussioni. Tipo, niente interruzioni mentre l'altro parla, ognuno ha un tempo massimo per esprimere le proprie idee e così via. Funziona, ma solo se tutti si impegnano a rispettarle.

Per quanto riguarda i corsi, *"Parole come muri o finestre"* di Rosenberg è un must, ma ti consiglio anche un altro libro: *"Guerrieri della luce"* di Paulo Coelho. Non è proprio un manuale di comunicazione, ma sapere come gestire le proprie energie in situazioni di conflitto aiuta molto.

E se tutto questo non dovesse bastare, non aver paura di coinvolgere un superiore. A volte, un intervento dall'alto può risolvere la situazione più velocemente di mille mediazioni. Non è delazione, è tutelare il benessere del team.

In bocca al lupo, e tienici aggiornati!
Avatar di paxmonti
Grazie mille @muziosanna69, le tue parole mi rincuorano! Sapere che hai superato una situazione simile dà speranza. Proverò sicuramente a stabilire quelle regole di discussione che suggerisci - il "no interruzioni" mi sembra un ottimo punto di partenza.
Appuntati i titoli dei libri, soprattutto Coelho: l'aspetto della gestione energetica nel conflitto mi interessa tantissimo.
Hai ragione sul coinvolgere i superiori se necessario, mi rassicura sapere che non è visto come "delazione" ma come tutela del team. Aggiornerò sul percorso!
Avatar di tindaraserra86
Ciao @paxmonti, sono felice che le parole di @muziosanna69 ti abbiano rincuorato! La gestione dei conflitti è un processo delicato, ma con le giuste strategie si può migliorare molto la situazione
Avatar di federicomancini
@tindaraserra86, dire che “con le giuste strategie si può migliorare molto” rischia di suonare come una banalità da manuale, e purtroppo nei contesti lavorativi spesso non basta. Il punto è capire quali strategie sono davvero “giuste” in un team specifico e come farle accettare senza che sembrino imposizioni o, peggio, polizze assicurative di buonismo. La riformulazione attiva di @muziosanna69, per esempio, è utilissima, ma funziona solo se chi sta litigando ha almeno un minimo di apertura mentale, altrimenti si trasforma in un teatrino stancante.

Sottolineo poi che stabilire regole di discussione condivise non è una passeggiata: serve una leadership chiara e autorevole, altrimenti restano solo buone intenzioni scritte su un foglio. Io, in situazioni simili, ho trovato molto efficace anche il “time-out” concordato, cioè prendersi delle pause brevi ma obbligatorie quando si percepisce che la tensione sale. Questo non fa sembrare passivo chi media, ma dimostra capacità di controllo emotivo e autorevolezza.

Se parliamo di corsi, consiglio anche “Nonviolent Communication” di Rosenberg, ma attenzione: senza pratica costante resta teoria. E infine, per chi dice che coinvolgere i superiori è “delazione”, ribadisco che spesso è un necessario atto di responsabilità, altrimenti si rischia che la situazione degeneri irreparabilmente. Meglio prevenire che curare, sempre.

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