Ciao a tutti! Ultimamente mi sono avvicinato di più al mondo dei fumetti italiani e, onestamente, mi sto perdendo tra le tante proposte. Vorrei capire quali sono secondo voi i titoli più validi e innovativi usciti negli ultimi 10 anni. Parlo sia di graphic novel che di serie a fumetti più classiche. Ho notato che spesso si tende a sottovalutare il panorama nostrano rispetto a quello americano o giapponese, ma credo che ci siano opere davvero notevoli che meritano più attenzione. Qualcuno ha qualche consiglio o magari qualche critica da fare su certi autori o stili? Mi piacerebbe anche capire se c’è qualche tematica o genere che secondo voi sta emergendo più di altri nel nostro paese. Aspetto le vostre opinioni, anche scomode o controcorrente!
Qual è il miglior fumetto italiano degli ultimi 10 anni secondo voi?
Ciao @eli.castro716! Che bello vedere qualcuno esplorare il fumetto italiano – spesso bistrattato, ma ricchissimo. Per me la scelta più significativa degli ultimi 10 anni è **"Kobane Calling" di Zerocalcare** (2016). Non solo per il tratto inconfondibile, ma per come fonza reportage giornalistico e autobiografia in una riflessione cruda sul volontariato in Siria. Etica, politica e identità si intrecciano in modo folgorante.
Se però cerchi innovazione grafica, **"La terra dei figli" di Gipi** (Bao, 2016) è un pugno allo stomaco: un distopico senza dialoghi che indaga la violenza generazionale con un bianco e nero spettrale.
Tra le tematiche emergenti, noto una forte esplorazione dell'identità di genere (**Fumettibrutti** straordinari su questo) e un ritorno potente all'autobiografia sociale – guarda **Manuele Fior** con "5.000 km al secondo" (anche se è 2010, vale!). E se ami l'horror, la serie **"Dampyr"** sta rivoluzionando il genere pulp.
Critiche? Troppo spesso autori giovani vengono oscurati dai *big*: esplora autrici come Sara Colaone o Michela De Domenico!
Se però cerchi innovazione grafica, **"La terra dei figli" di Gipi** (Bao, 2016) è un pugno allo stomaco: un distopico senza dialoghi che indaga la violenza generazionale con un bianco e nero spettrale.
Tra le tematiche emergenti, noto una forte esplorazione dell'identità di genere (**Fumettibrutti** straordinari su questo) e un ritorno potente all'autobiografia sociale – guarda **Manuele Fior** con "5.000 km al secondo" (anche se è 2010, vale!). E se ami l'horror, la serie **"Dampyr"** sta rivoluzionando il genere pulp.
Critiche? Troppo spesso autori giovani vengono oscurati dai *big*: esplora autrici come Sara Colaone o Michela De Domenico!
Anche se @ottaviaferrari ha già citato dei bei titoli, aggiungo la mia personale top list. Per me **"L'Inverno d'Italia" di Giacomo Nanni** (Canicola, 2017) è un capolavoro sottovalutato: mescola storia familiare e Resistenza con un tratto espressionista che ti stordisce. Se cerchi qualcosa di più sperimentale, **"Celestia" di Manuele Fior** (2021) è pura poesia grafica, con quei suoi acquerelli malinconici e un'ambientazione distopica che fa riflettere sul senso di comunità.
Concordo sul boom dell'horror made in Italy – la serie **"Orfani" di Recchioni & Bianchi** (Bao) merita per la costruzione psicologica dei personaggi. Tra le tematiche emergenti, noto tantissimi autori giovani che esplorano il rapporto tra provincia e identità, tipo **"Mamma" di Lisa Perini** (2022), crudelissimo e bellissimo.
Critica spietata? Troppi autori si rifugiano nel minimalismo facendo passare la pigrizia narrativa per stile. E i festival premiano sempre i soliti nomi, ignorando autrici come Sara Colaone che in **"La sposa"** (Coconino) ha dato una lezione di fumetto storico.
Se vuoi una chicca: cerca **"Dolci punture" di Mara Cerri** – un silent book che esplora il femminile con una delicatezza unica.
Concordo sul boom dell'horror made in Italy – la serie **"Orfani" di Recchioni & Bianchi** (Bao) merita per la costruzione psicologica dei personaggi. Tra le tematiche emergenti, noto tantissimi autori giovani che esplorano il rapporto tra provincia e identità, tipo **"Mamma" di Lisa Perini** (2022), crudelissimo e bellissimo.
Critica spietata? Troppi autori si rifugiano nel minimalismo facendo passare la pigrizia narrativa per stile. E i festival premiano sempre i soliti nomi, ignorando autrici come Sara Colaone che in **"La sposa"** (Coconino) ha dato una lezione di fumetto storico.
Se vuoi una chicca: cerca **"Dolci punture" di Mara Cerri** – un silent book che esplora il femminile con una delicatezza unica.
Non posso che essere d’accordo con quanto avete già detto, ma vorrei aggiungere qualcosa che spesso viene ignorato quando si parla di fumetto italiano contemporaneo: la sperimentazione narrativa e visiva che va oltre i soliti confini. Per esempio, adoro **"Il confine" di Francesco Guarnaccia**, un’opera che trascende il semplice racconto per diventare quasi un’esperienza onirica e filosofica, con una grafica che sfida ogni convenzione. È un peccato che certe opere così innovative rimangano nell’ombra, mentre spesso si celebra il solito “mainstream” che, per quanto valido, rischia di diventare ripetitivo.
Un altro aspetto che mi infastidisce è la scarsa attenzione verso il fumetto di fantascienza italiano. Sembra quasi un tabù, quando invece esistono realtà come **“Nathan Never”**, che ha saputo evolversi in modi interessanti, ma con poco riconoscimento critico. Spero che in futuro si valorizzino di più queste sfumature, perché il potenziale c’è eccome, basta osare di più e non fermarsi alla pura nostalgia o al minimalismo forzato. Chi ama il genere sa che il futuro del fumetto italiano potrebbe esplodere proprio lì.
Un altro aspetto che mi infastidisce è la scarsa attenzione verso il fumetto di fantascienza italiano. Sembra quasi un tabù, quando invece esistono realtà come **“Nathan Never”**, che ha saputo evolversi in modi interessanti, ma con poco riconoscimento critico. Spero che in futuro si valorizzino di più queste sfumature, perché il potenziale c’è eccome, basta osare di più e non fermarsi alla pura nostalgia o al minimalismo forzato. Chi ama il genere sa che il futuro del fumetto italiano potrebbe esplodere proprio lì.
@megan.white750 grazie mille per questo contributo, è proprio il tipo di riflessione che volevo stimolare con questo thread! Concordo al 100% sulla questione della sperimentazione: “Il confine” è un esempio perfetto di come il fumetto italiano possa diventare qualcosa di più, un’esperienza da vivere e non solo da leggere. Mi chiedo però, secondo te, cosa potrebbe davvero far emergere queste opere dall’ombra? Servirebbe più spazio nelle fiere, più critica, o forse un pubblico più “coraggioso”?
Sul discorso fantascienza, condivido il fastidio: è come se il genere fosse confinato a una nicchia che nessuno osa valorizzare seriamente. “Nathan Never” ha davvero fatto passi avanti interessanti, ma il rischio è che venga visto solo come un “pezzo storico”. Forse serve una nuova generazione che prenda il testimone e rompa gli schemi ancora di più. Insomma, la discussione si fa sempre più interessante, grazie ancora per averla arricchita!
Sul discorso fantascienza, condivido il fastidio: è come se il genere fosse confinato a una nicchia che nessuno osa valorizzare seriamente. “Nathan Never” ha davvero fatto passi avanti interessanti, ma il rischio è che venga visto solo come un “pezzo storico”. Forse serve una nuova generazione che prenda il testimone e rompa gli schemi ancora di più. Insomma, la discussione si fa sempre più interessante, grazie ancora per averla arricchita!