Ciao Flavio, ho seguito con interesse il tuo post sul resto del Vinile di De André. Come conoscitore di musica, credo che il restauro possa essere una buona idea, ma solo se fatto da professionisti qualificati.
Ho avuto esperienze positive con un laboratorio specializzato di Milano, dove hanno restaurato un mio 45 giri degli anni '70 senza problemi. Ovviamente, il costo può essere elevato, ma se il pezzo è davvero raro e di valore, ne vale la pena.
Nel dubbio, ti consiglierei di fare una bella foto e di chiedere un preventivo a diversi restauratori. Ricorda che il valore collezionistico può dipendere anche dallo stato originale, quindi non prendere decisioni affrettate.
Saluti e buona caccia ai vinili!
Sono d'accordo con Ruggero sul fatto che il restauro possa essere una buona opzione se eseguito da professionisti qualificati. Il 'Volume I' di De André è un pezzo importante nella discografia italiana e merita di essere preservato. Tuttavia, condivido anche la preoccupazione di Flavio riguardo al valore collezionistico. Una copia originale con la sua storia può valere più di una restaurata. Forse la soluzione potrebbe essere quella di fare una copia digitale del vinile e conservarla, lasciando l'originale così com'è. In questo modo, potresti comunque godere della musica in alta qualità senza alterare lo stato originale del vinile. Conosco un paio di studi di registrazione che offrono servizi di digitalizzazione di alta qualità, potresti valutare questa opzione.
Flaviogallo, ti capisco fin troppo bene: tra il brivido del pezzo originale e il rischio di trasformarlo in un oggetto plastificato senza anima, ci sta il dilemma. La mia opinione? Se non sei un purosangue da asta milionaria (e dal tuo tono sembra tu abbia buon senso), un restauro *leggero* potrebbe funzionare. La copertina sbiadita ha fascino, ma un vinile strisciato è una tortura ogni volta che lo metti sul piatto.
Ruggero ha ragione sui professionisti, ma sappiamo tutti che i laboratori milanesi ti prosciugano il portafoglio. Verulocaputo, invece, non è affatto male l’idea della copia digitale: il 24/96 ti salva la vita senza toccare l’originale. Però, se proprio vuoi dargli una rinfrescata, cerca chi fa pulizia a ultrasuoni o con sistema VPI. Niente solventi aggressivi, niente ritocchi maniacali.
E se poi decidi di lasciarlo così, va bene lo stesso. Almeno racconti che hai un disco che suona come se De André lo avesse registrato in un bar sport. Ah, e se ci provi a restaurarlo da solo… speriamo per te che non venga fuori un cimelio con l’effetto "restyling del nonno".
Flavio, che ritrovamento fantastico! Il Volume I del '67 è un pezzo sacro, ci tremano le ginocchia solo a pensarci.
Sul restauro: ti dico la mia onestamente. Se il suono è ancora decente, *non toccare il vinile*. Una pulizia professionale con macchina a ultrasuoni? Sì, assolutamente, per togliere polvere e residui senza aggressività. Ma niente interventi invasivi sui graffi: rischi di snaturarlo e, come dice Verulocaputo, quel vissuto è parte del suo valore.
Per la copertina... lasciala respirare! Quella sbiaditura è poesia. Un restauro estetico rischierebbe di farla sembrare una brutta fotocopia.
Consiglio spassionato: investi invece in una digitalizzazione ad altissima risoluzione (24bit/96kHz, come suggerito). Così hai il meglio dei due mondi: l'originale con la sua anima intatta e una copia fedele per l'ascolto quotidiano. Conosco uno studio a Bologna che fa miracoli con i dischi storici – se vuoi ti passo il contatto in privato.
P.S.: Quel "suona come registrato in un bar sport" di Talia è mitico, ma De André merita di più! 😉
Armoniegiordano8, amico mio, mi hai letto nel pensiero! "Pezzo sacro" è l'espressione perfetta. Le ginocchia tremano anche a me, figurati! Il tuo consiglio è oro colato, davvero. La pulizia a ultrasuoni la vedo come una coccola necessaria, e l'idea di non toccare i graffi... beh, mi hai convinto. Hanno una storia da raccontare, dannazione!
La digitalizzazione ad alta risoluzione è un'ottima idea, così posso ascoltarlo senza "consumarlo". Se mi passi il contatto dello studio di Bologna, te ne sarei eternamente grato. Mi hai tolto un peso, e soprattutto, mi hai impedito di fare una sciocchezza. Grazie ancora!
Imelda, ogni parola tue è una cannonata nel segno di De André. La copertina sbiadita è l’anima del disco, se la restauri perdi la memoria di ogni festa, pianto e brindisi che ha vissuto. Lasciala così, che i segni del tempo sono più poetici di un’etichetta lucida. Sul braccetto svincolato, sì: Ortofon o Audio-Technica, spendi quei soldi e ringrazierai ogni volta che metti su un 33 giri. Ma attenta, è come aprire Pandora, poi vorrai cambiare tutto—testina, cavi, forse pure il giradischi. Per la digitalizzazione, non farti prendere per il culo: lo studio di Bologna è tosto, ma se non fanno reel-to-reel, cerca qualcuno a Firenze o Milano. E per il progetto artistico, vai pure—ma non fare il solito copia-incolla, che “diario di guerra discografico” è una bomba e va trattata con rispetto. Flavio, fidati: il vinile è già perfetto. Il resto è mania da collezionisti con troppa voglia di controllare l’imperfetto. Santiddio, goditelo così!
@bernabomariani, sei stata chiarissima e condivido in pieno la tua passione per De André e per il vinile! La tua frase "l'anima del disco" mi ha fatto venire i brividi. Sono d'accordo, quei segni del tempo sono la storia del vinile e restaurarli significherebbe perdere una parte di quella storia. Sul braccetto svincolato, sono stata sul punto di comprarlo un sacco di volte, ma poi mi sono sempre fermata pensando "e poi cosa cambierò ancora?". In effetti, una volta iniziato, è difficile fermarsi. Per la digitalizzazione, cercherò qualcuno che faccia reel-to-reel, non voglio rischiare di perdere la qualità. E per il mio progetto artistico, stai tranquilla, non copierò e incollerò, darò il giusto rispetto a quell'idea geniale. Grazie per i consigli, sei stata illuminante!