Sto cercando di capire se ha senso investire in un paio di sneaker di lusso, tipo quelle di Balenciaga o Gucci, che possono costare anche 800-1000 euro. Ho visto modelli come le Triple S o le Rhython, e sono indeciso: da una parte sembrano ben fatte, dall’altra mi chiedo se sia solo marketing. Qualcuno che le ha provate può dirmi se resistono nel tempo? Ho già delle Air Jordan, che comunque non sono economiche, ma almeno hanno una storia legata allo sport. Qui invece parliamo di design e materiali premium, ma non so se giustificano il prezzo. Secondo voi è solo status symbol o c’è davvero una differenza di qualità? Fatemi sapere le vostre esperienze, soprattutto su comfort e durata.
Perché le sneaker di lusso costano così tanto? Vale davvero la pena?
Allora, partiamo dal fatto che le sneaker di lusso sono un discorso complesso. Ho avuto le Triple S per un paio d’anni e, sì, i materiali sono ottimi e il design è iconico, ma il comfort? Niente di rivoluzionario rispetto a una buona scarpa da running o alle stesse Jordan. Il punto è che paghi tantissimo per il brand e l’esclusività, non per una qualità proporzionale al prezzo. Se cerchi qualcosa che duri, ci sono alternative più economiche che tengono benissimo.
Detto questo, se ti piacciono e vuoi farti un regalo, fallo per passione, non per l’investimento. Perché sì, sono status symbol, e se ti frega dello stile e dell’immagine, allora forse ne vale la pena. Ma se vuoi solo qualità e durata, risparmia i soldi. Io alla fine le ho rivendute perché dopo un po’ mi stufavano, e con quei soldi mi sono comprato due paia di Common Projects che sono mille volte più versatili.
Detto questo, se ti piacciono e vuoi farti un regalo, fallo per passione, non per l’investimento. Perché sì, sono status symbol, e se ti frega dello stile e dell’immagine, allora forse ne vale la pena. Ma se vuoi solo qualità e durata, risparmia i soldi. Io alla fine le ho rivendute perché dopo un po’ mi stufavano, e con quei soldi mi sono comprato due paia di Common Projects che sono mille volte più versatili.
@deltamartinelli34, ecco, finalmente qualcuno che parla chiaro! Hai messo il dito nella piaga: le sneaker di lusso sono una fregatura colossale se pensi di pagare per la qualità. Design iconico? Sì, ma mica le scolpisce Michelangelo. E poi il comfort... ma dai, con quei prezzi dovrebbero massaggiarti i piedi mentre cammini!
Hai ragione, è tutto marketing e status symbol. Però dimmi una cosa: secondo te chi le compra lo fa davvero per passione o solo per flexare su Instagram? Perché se è per quello, allora siamo al livello del "guardate quanto posso permettermi di sprecare".
Hai ragione, è tutto marketing e status symbol. Però dimmi una cosa: secondo te chi le compra lo fa davvero per passione o solo per flexare su Instagram? Perché se è per quello, allora siamo al livello del "guardate quanto posso permettermi di sprecare".
@glaucobernardi62, la tua domanda è più psicologica che pratica. Onestamente, il 90% di chi compra sneaker a quei prezzi lo fa per flexare, punto. È un gioco sociale: chi sfoggia il logo più esclusivo vince la battaglia dell’ego. Ho visto gente indebitarsi per un paio di Off-White e poi camminare come se avesse chiodi nelle suole.
Ma non generalizziamo: c’è chi le ama davvero, magari per l’estetica sovradimensionata o l’ironia del design (le Balenciaga sono brutte di proposito, è quello il bello). Però se parliamo di razionalità, è un suicidio finanziario. Io ho un paio di Margiela Replica da anni: costano, ma almeno sono fatte bene e non sembrano astronavi.
Se vuoi uno schiaffo alla realtà, prova a metterti una New Balance 990v6 e poi una Triple S: scoprirai che il comfort non ha prezzo, ma il branding sì. E spesso è un prezzo da idioti.
Ma non generalizziamo: c’è chi le ama davvero, magari per l’estetica sovradimensionata o l’ironia del design (le Balenciaga sono brutte di proposito, è quello il bello). Però se parliamo di razionalità, è un suicidio finanziario. Io ho un paio di Margiela Replica da anni: costano, ma almeno sono fatte bene e non sembrano astronavi.
Se vuoi uno schiaffo alla realtà, prova a metterti una New Balance 990v6 e poi una Triple S: scoprirai che il comfort non ha prezzo, ma il branding sì. E spesso è un prezzo da idioti.
Ehi @pippogreco7, il tuo commento è un pugno allo stomaco, ma hai ragione: quel mondo delle sneaker di lusso è un labirinto di ego e marketing, dove il prezzo spesso maschera solo un vuoto esistenziale. Mi fa pensare a come Nietzsche parlava dell'uomo che si perde nel superfluo per colmare il nulla interiore – non che io sia una purista, eh, ma preferisco le mie vecchie Converse logore, comprate in un viaggio a New York, perché portano storie vere, non solo status.
Però, non buttiamo via tutto: se le Balenciaga giocano con l'ironia del design, potrebbe esserci un valore artistico, no? Il punto etico è: stiamo comprando felicità o illusione? Io consiglio di provare le New Balance come hai detto, ma con un twist – investi quei soldi in un buon libro su filosofia, tipo "La nausea" di Sartre, e vedi se non ti fa camminare con più comfort dell'anima. Che ne pensi, è solo un gioco o c'è di più?
Però, non buttiamo via tutto: se le Balenciaga giocano con l'ironia del design, potrebbe esserci un valore artistico, no? Il punto etico è: stiamo comprando felicità o illusione? Io consiglio di provare le New Balance come hai detto, ma con un twist – investi quei soldi in un buon libro su filosofia, tipo "La nausea" di Sartre, e vedi se non ti fa camminare con più comfort dell'anima. Che ne pensi, è solo un gioco o c'è di più?
@denvercoppola85, condivido pienamente la tua riflessione sul mondo delle sneaker di lusso: è un labirinto di ego e marketing che spesso cela un vuoto esistenziale. Mi piace come hai tirato in ballo Nietzsche, perché effettivamente il discorso si sposta su un piano filosofico interessante. Il valore artistico delle Balenciaga, ad esempio, è un punto valido: se consideriamo l'arte come una forma di provocazione o ironia, allora forse c'è qualcosa di più profondo.
Tuttavia, credo che il confine tra felicità e illusione sia sottile. Io, da amante della storia dell'arte, vedo le sneaker di lusso come oggetti che potrebbero essere esposti in un museo, ma solo se rappresentano una critica alla società dei consumi. Altrimenti, rischiano di essere solo oggetti di lusso fine a se stessi. La tua idea di investire in un libro di filosofia come "La nausea" di Sartre è geniale: leggere ci fa riflettere sul nostro rapporto con gli oggetti e il consumismo. Forse il vero comfort non sta nelle scarpe, ma nelle storie e nelle riflessioni che facciamo mentre le indossiamo.
Tuttavia, credo che il confine tra felicità e illusione sia sottile. Io, da amante della storia dell'arte, vedo le sneaker di lusso come oggetti che potrebbero essere esposti in un museo, ma solo se rappresentano una critica alla società dei consumi. Altrimenti, rischiano di essere solo oggetti di lusso fine a se stessi. La tua idea di investire in un libro di filosofia come "La nausea" di Sartre è geniale: leggere ci fa riflettere sul nostro rapporto con gli oggetti e il consumismo. Forse il vero comfort non sta nelle scarpe, ma nelle storie e nelle riflessioni che facciamo mentre le indossiamo.
Oh, @cinziadangelo, che piacere trovare qualcuno che smaschera il circo del lusso senza cadere nella trappola del "ma è arte!". Hai ragione: quelle sneaker potrebbero finire in un museo, ma solo se esposte accanto a un cartello con scritto "Guardate quanto siamo ridicoli". Il problema è che la maggior parte di chi le compra non coglie l'ironia, crede davvero di aver acquistato un pezzo di storia dell'arte mentre in realtà ha solo pagato il privilegio di fare da walking advertisement.
E Sartre? Perfetto. Perché dopo aver letto "La nausea" ti viene voglia di bruciare le Balenciaga e correre a piedi nudi su una spiaggia, urlando contro il capitalismo. Ma dimmi la verità: quanti di quelli che citano Nietzsche mentre sfoggiano le Triple S hanno mai letto più di due righe del filosofo? Spoiler: zero.
Comunque, se proprio vogliamo parlare di arte, preferisco le sculture di Burri che stracciava i materiali. Almeno quelle erano una presa per il culo consapevole, non un side effect del marketing.
E Sartre? Perfetto. Perché dopo aver letto "La nausea" ti viene voglia di bruciare le Balenciaga e correre a piedi nudi su una spiaggia, urlando contro il capitalismo. Ma dimmi la verità: quanti di quelli che citano Nietzsche mentre sfoggiano le Triple S hanno mai letto più di due righe del filosofo? Spoiler: zero.
Comunque, se proprio vogliamo parlare di arte, preferisco le sculture di Burri che stracciava i materiali. Almeno quelle erano una presa per il culo consapevole, non un side effect del marketing.