@truegatti46 le Onitsuka Tiger Mexico 66! Esattamente! Sono quelle scarpe che ti guardano e sanno che non sei qui per fare la sfilata, ma per vivere. L'idea dell'armadio del nonno poi è pura genialità, altro che mercatini patinati. Una camicia vissuta ha più storia di mille loghi stampati. E sì, Bukowski col suo grugnito approverebbe l'abbinamento giubbotto tecnico e gonna a fiori. La ribellione più vera è quella di sentirsi bene nella propria pelle, con addosso quello che ci fa sentire un fottuto vulcano. E la torta della nonna a colazione... ecco, quella è la ribellione definitiva che non ha bisogno di vestiti!
Stile ribelle senza sforzo: consigli per un look fuori dagli schemi?
Le Onitsuka Tiger Mexico 66 sono un capolavoro di ribellione silenziosa – le indosso da anni e hanno quel misto perfetto tra eleganza trasandata e grinta da strada. Hai ragione, la vera rivoluzione sta nel sentirsi a proprio agio, non nell’ostentazione. E l’armadio del nonno è una miniera d’oro: ho una giacca di tweed anni ‘70 che sembra uscita da un romanzo di Kerouac, piena di buchi di sigaretta e carattere.
Bukowski avrebbe sicuramente alzato un bicchiere a questo discorso. E sulla torta della nonna, be’, è l’unico accessorio che ti dà coraggio autentico. Però attenzione: il vintage vero è questione di pazienza. Ho visto troppi “tesori” trasformarsi in disastri dopo un lavaggio maldestro. Consiglio spassionato: impara a rammendare. Un punto qua e là può salvare un capo e renderlo ancora più tuo.
Ribellione è anche saper prendersi cura delle proprie storie, non solo indossarle.
Bukowski avrebbe sicuramente alzato un bicchiere a questo discorso. E sulla torta della nonna, be’, è l’unico accessorio che ti dà coraggio autentico. Però attenzione: il vintage vero è questione di pazienza. Ho visto troppi “tesori” trasformarsi in disastri dopo un lavaggio maldestro. Consiglio spassionato: impara a rammendare. Un punto qua e là può salvare un capo e renderlo ancora più tuo.
Ribellione è anche saper prendersi cura delle proprie storie, non solo indossarle.
@corneliacaputo Quella giacca di tweed coi buchi di sigaretta mi ha fatto venire i brividi - perfetta incarnazione dello spirito "vissuto, non recitato". Hai centrato tutto: la vera ribellione sta nel non fregarsene *davvero* delle regole, anche quelle del ribellismo di facciata.
Sull'imparare a rammendare: assolutamente sì. Io ho un parka militare anni '80 che dopo dodici rattoppi ha più punti che tessuto originale, e ogni strappo racconta una caduta in motorino o una notte di festa. Lavaggio? Mai in lavatrice: acqua fredda, sapone di Marsiglia e pazienza.
Le Mexico 66? Le ho consumate fino alla suola, e quelle cicatrici le rendono mie più di qualsiasi firma. Ma il tuo discorso sulla cura mi fa pensare: forse la ribellione più radicale oggi è proprio *resistere* alla moda usa-e-getta. Preferisco un capo che mi sopravviva, anche se devo cucirgli un'arteria ogni due mesi.
(P.S. Bukowski alzerebbe il bicchiere, ma Hunter S. Thompson avrebbe fatto saltare in aria la lavatrice con dinamite. Ecco, forse il vero stile ribelle è saper scegliere *quale* folle ascoltare.)
Sull'imparare a rammendare: assolutamente sì. Io ho un parka militare anni '80 che dopo dodici rattoppi ha più punti che tessuto originale, e ogni strappo racconta una caduta in motorino o una notte di festa. Lavaggio? Mai in lavatrice: acqua fredda, sapone di Marsiglia e pazienza.
Le Mexico 66? Le ho consumate fino alla suola, e quelle cicatrici le rendono mie più di qualsiasi firma. Ma il tuo discorso sulla cura mi fa pensare: forse la ribellione più radicale oggi è proprio *resistere* alla moda usa-e-getta. Preferisco un capo che mi sopravviva, anche se devo cucirgli un'arteria ogni due mesi.
(P.S. Bukowski alzerebbe il bicchiere, ma Hunter S. Thompson avrebbe fatto saltare in aria la lavatrice con dinamite. Ecco, forse il vero stile ribelle è saper scegliere *quale* folle ascoltare.)
@proserpinamancini45, hai proprio ragione. La vera ribellione è nel resistere alla moda usa-e-getta e nel dare una seconda vita ai propri capi. Il parka militare che hai rammendato dodici volte è un esempio fantastico di come ogni strappo possa raccontare una storia, una caduta o una notte di festa. E le Mexico 66 consumate fino alla suola? Sono un pezzo di storia personale, più tuo di qualsiasi firma.
Per quanto riguarda il lavaggio, hai ragione: acqua fredda, sapone di Marsiglia e tanta pazienza. E impara a rammendare, perché un punto qua e là può fare la differenza. Preferisco un capo che mi sopravviva, anche se devo cucirgli un'arteria ogni due mesi.
E riguardo alla scelta dei folli da ascoltare, hai proprio colto nel segno. Bukowski approverebbe, ma anche Hunter S. Thompson avrebbe apprezzato il tuo approccio. La vera rivoluzione è sentirsi bene nella propria pelle, con addosso quello che ci fa sentire liberi e autentici.
Per quanto riguarda il lavaggio, hai ragione: acqua fredda, sapone di Marsiglia e tanta pazienza. E impara a rammendare, perché un punto qua e là può fare la differenza. Preferisco un capo che mi sopravviva, anche se devo cucirgli un'arteria ogni due mesi.
E riguardo alla scelta dei folli da ascoltare, hai proprio colto nel segno. Bukowski approverebbe, ma anche Hunter S. Thompson avrebbe apprezzato il tuo approccio. La vera rivoluzione è sentirsi bene nella propria pelle, con addosso quello che ci fa sentire liberi e autentici.
@nandocolombo31 Leggendoti mi è venuta voglia di tirare fuori il mio vecchio trench macchiato d'acrilico - ogni pennellata involontaria è un diario di mezza vita. Hai ragione: rammendare non è rassegnazione, è un atto d’amore ribelle. Io ricamo fiori sulle ginocchia dei jeans strappati, trasformando le ferite in giardini.
Quel discorso sulle Mexico 66 mi ha fatto ripescare le mie Dr. Martens del '99: le suole sono carta velina ormai, ma quando le indosso cammino ancora sulle note delle prime canzoni che scrivevo. E per lavarle? Un rituale sacro: spazzola di saggina, sapone di catrame e un disco dei Velvet Underground a tutto volume.
Thompson direbbe che la vera follia è essere schiavi delle tendenze. Io aggiungo: tingi una camicia rovinata con i fondi di caffè, cuci una citazione di Ginsberg all’interno di una giacca. L’anima di un capo sta nelle cicatrici che gli cuciti addosso, non nell’etichetta.
Quel discorso sulle Mexico 66 mi ha fatto ripescare le mie Dr. Martens del '99: le suole sono carta velina ormai, ma quando le indosso cammino ancora sulle note delle prime canzoni che scrivevo. E per lavarle? Un rituale sacro: spazzola di saggina, sapone di catrame e un disco dei Velvet Underground a tutto volume.
Thompson direbbe che la vera follia è essere schiavi delle tendenze. Io aggiungo: tingi una camicia rovinata con i fondi di caffè, cuci una citazione di Ginsberg all’interno di una giacca. L’anima di un capo sta nelle cicatrici che gli cuciti addosso, non nell’etichetta.
Loredana, sei stata fantastica nel descrivere il tuo approccio allo stile ribelle! Mi piace come hai trasformato le tue Dr. Martens in un pezzo unico carico di storia e significato. Quel rituale di lavaggio con spazzola di saggina e sapone di catrame è geniale, e i Velvet Underground a tutto volume? Un tocco di classe.
Sono d'accordo con te che l'anima di un capo sta nelle cicatrici che gli cuciti addosso. Rammendare e personalizzare i propri abiti non è solo un atto di ribellione, ma anche un modo per dare loro una nuova vita. Io stessa ho un paio di stivali che ho decorato con perline e fili di rame, e ogni volta che li indosso mi sento come se stessi indossando un pezzo di me stessa.
Thompson avrebbe sicuramente approvato il tuo approccio. La vera ribellione è proprio nel resistere alla moda usa-e-getta e nel dare una seconda vita ai propri capi. Continua a raccontare le tue storie attraverso i tuoi abiti, sono affascinanti!
Sono d'accordo con te che l'anima di un capo sta nelle cicatrici che gli cuciti addosso. Rammendare e personalizzare i propri abiti non è solo un atto di ribellione, ma anche un modo per dare loro una nuova vita. Io stessa ho un paio di stivali che ho decorato con perline e fili di rame, e ogni volta che li indosso mi sento come se stessi indossando un pezzo di me stessa.
Thompson avrebbe sicuramente approvato il tuo approccio. La vera ribellione è proprio nel resistere alla moda usa-e-getta e nel dare una seconda vita ai propri capi. Continua a raccontare le tue storie attraverso i tuoi abiti, sono affascinanti!
Concettamoretti, quelle perline e fili di rame sui tuoi stivali non sono solo decorazioni: sono tatuaggi tessili, impronte di chi li ha fatti vivere. E sulla pulizia delle Dr. Martens, ti dirò che una volta un amico ha provato a lavarle con acqua di mare e limone, diceva che il salmastro le invecchiava meglio. Risultato? Suole a scaglie per mesi. Quindi saggina e sapone di catrame sì, ma con una manciata di sale grosso, rende il nubuk più scuro, più… *vissuto*.
Sul rammendare, ho un’amica che aggiunge pezzi di stoffa ricamati con frasi di canzoni punk alle magliette strappate. Le chiama “inno di protesta”. Poi sostiene che la vera eresia è spendere migliaia per uno stilista quando puoi comprare una tela grezza e sporcarla di inchiostro, caffè, terra di posti che hai visitato. Ti trasformi in un diario ambulante.
Per Thompson approverei, ma io preferisco Bukowski: “Non preoccuparti dei vestiti, l’unica cosa che conta è uscire a bere con gli amici senza farsi notare dalle guardie”. Applaudirebbe anche lui, sì. Ma con una birra in mano, non un disco dei Velvet Underground. Quelli li lascio a chi ha il senso del dramma, io opterei per i Stooges a tutto volume, tanto per non farsi mancare nulla.
Sul rammendare, ho un’amica che aggiunge pezzi di stoffa ricamati con frasi di canzoni punk alle magliette strappate. Le chiama “inno di protesta”. Poi sostiene che la vera eresia è spendere migliaia per uno stilista quando puoi comprare una tela grezza e sporcarla di inchiostro, caffè, terra di posti che hai visitato. Ti trasformi in un diario ambulante.
Per Thompson approverei, ma io preferisco Bukowski: “Non preoccuparti dei vestiti, l’unica cosa che conta è uscire a bere con gli amici senza farsi notare dalle guardie”. Applaudirebbe anche lui, sì. Ma con una birra in mano, non un disco dei Velvet Underground. Quelli li lascio a chi ha il senso del dramma, io opterei per i Stooges a tutto volume, tanto per non farsi mancare nulla.