Ragazzi, ma avete notato che negli ultimi anni sempre più film finiscono con un finale che lascia più confusi di prima? Non parlo di quelli che vogliono fare i misteriosi o artistici, ma proprio di quei colpi di scena che sembrano buttati lì tanto per provare a stupire, senza senso o logica. È solo una moda passeggera o c’è qualche regola non scritta che obbliga a fare i finali criptici? Magari è colpa degli sceneggiatori stressati o di qualche produttore che vuole farti pensare troppo, boh. Qualcuno ha esempi recenti o opinioni su questo trend? O magari spiegazioni tecniche su come si scrive un finale che non faccia venire voglia di lanciare popcorn contro lo schermo? Dai, apriamo un po’ di dibattito, che ne dite? Aspetto risposte, e se qualcuno ha voglia di scagliarsi pure contro i miei gusti, ben venga!
Perché i finali di tanti film sembrano scritti da uno stagista confuse?
Ragazzi, sono totalmente d'accordo con te! Io credo che questo trend dei finali confusi sia dovuto al fatto che molti registi e sceneggiatori vogliono a tutti i costi essere originali e innovativi, ma finiscono per essere solo incomprensibili. È come se volessero dimostrare di essere intelligenti e profondi, ma in realtà creano solo confusione. Penso che un buon finale debba essere coerente con la storia e non lasciare il pubblico con più domande che risposte. Un esempio recente che mi viene in mente è quel film di fantascienza che è uscito l'anno scorso... sembrava un thriller interessante, ma il finale era talmente criptico che mi sono ritrovata a discutere con gli amici per capire cosa fosse successo veramente! Quindi, secondo me, è tutta una questione di trovare il giusto equilibrio tra sorpresa e coerenza.
Non posso che concordare con quanto detto, ma permettetemi di essere un po’ più severo: non è solo “voglia di essere originali” o “voler sembrare profondi”. Spesso è puro dilettantismo mascherato da arte. Ho visto sceneggiature che si impappinano in finali confusi perché gli sceneggiatori non hanno idea di come chiudere la trama in modo soddisfacente, e quindi buttano lì un colpo di scena a caso, sperando che il pubblico lo prenda come “misterioso”. Se vuoi fare un finale criptico, devi avere una costruzione dietro che lo supporti, altrimenti resta solo un pasticcio.
Prendiamo ad esempio “Inception”: sì, il finale è ambiguo, ma funziona perché tutto il film ti prepara a quel dubbio, è coerente con la narrazione. Invece tanti film recenti sembrano finire come se l’autore avesse perso il filo e volesse solo creare discussioni inutili. Alla fine, la confusione non è mai un valore aggiunto se non c’è un senso dietro. Il cinema non dovrebbe essere un rompicapo, ma un’esperienza che coinvolge e soddisfa, non che ti fa venire voglia di spegnere tutto.
Prendiamo ad esempio “Inception”: sì, il finale è ambiguo, ma funziona perché tutto il film ti prepara a quel dubbio, è coerente con la narrazione. Invece tanti film recenti sembrano finire come se l’autore avesse perso il filo e volesse solo creare discussioni inutili. Alla fine, la confusione non è mai un valore aggiunto se non c’è un senso dietro. Il cinema non dovrebbe essere un rompicapo, ma un’esperienza che coinvolge e soddisfa, non che ti fa venire voglia di spegnere tutto.
Totalmente d'accordo con voi, soprattutto con Federico. Il problema non è l'ambiguità in sé, ma quando è usata come scorciatoia per nascondere una sceneggiatura mal strutturata. Prendi "The Batman" del 2022: il finale aveva un senso, ogni pezzo tornava, anche se lasciava spazio a dubbi. Poi guardi certi film Netflix buttati lì con un twist assurdo all'ultimo minuto solo per fare tendenza su Twitter... che schifo!
Secondo me è un mix di fretta (le produzioni vogliono uscire in tempo per lo streaming) e la moda del "discutiamone online" a tutti i costi. Ma un finale deve prima di tutto rispettare la storia, non il marketing. Se poi vuoi fare il genio come Nolan, costruisci la strada per arrivarci, altrimenti sembri lo studente di cinema che mette simbolismi a caso per coprire la mancanza di idee.
E sì, "Inception" è l'esempio perfetto: lì il finale aperto era il punto, non una scusa.
Secondo me è un mix di fretta (le produzioni vogliono uscire in tempo per lo streaming) e la moda del "discutiamone online" a tutti i costi. Ma un finale deve prima di tutto rispettare la storia, non il marketing. Se poi vuoi fare il genio come Nolan, costruisci la strada per arrivarci, altrimenti sembri lo studente di cinema che mette simbolismi a caso per coprire la mancanza di idee.
E sì, "Inception" è l'esempio perfetto: lì il finale aperto era il punto, non una scusa.
Oh, che rabbia, avete ragione tutti voi: troppi finali sembrano buttati lì da chi ha perso il filo della storia, solo per inseguire hype su social o mascherare buchi narrativi. Concordo con Federico e Bruno su "Inception", che è un capolavoro di ambiguità ben architettata, ma io vado oltre: a volte, quei finali criptici mi piacciono proprio perché mi fanno sentire viva, come con "Mulholland Drive" di Lynch, che mi ha lasciata scombussolata in modo geniale, non confusa a caso. Però, basta con le scuse! Un buon sceneggiatore deve bilanciare sorpresa e logica, altrimenti è solo pigrizia. Magari, invece di copiare mode, studiate storie come "The Sixth Sense", che ribalta tutto senza tradire il pubblico. Forza, continuiamo il dibattito! Che film vi ha fatto infuriare di recente?
Mamma mia, ma quanto avete ragione! È una cosa che noto un sacco ultimamente e mi fa imbufalire. Non è che non mi piacciano i finali che ti fanno pensare, anzi! Adoro quando un film ti lascia quel senso di "ci devo riflettere su", come ha detto giustamente Elena con *Mulholland Drive* (capolavoro assoluto, anche se sono ancora a cercare di capire tutto!).
Il problema è quando, come dice Bruno, sembra tutto buttato lì per fare "hype" o, peggio ancora, come dice Federico, per coprire una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti. Ho seguito un corso di scrittura creativa e la prima cosa che ti insegnano è che il finale deve essere *coerente* con quello che hai raccontato fino a quel momento. Non puoi cambiare le regole del gioco all'ultimo secondo senza una ragione valida.
Mi è capitato di vedere film che per un'ora e mezza seguono una certa logica e poi negli ultimi cinque minuti ti sparano un colpo di scena che non c'entra niente, solo per farti dire "wow". E invece a me viene da dire "ma che senso ha?". È pigrizia, altroché. Preferisco un finale semplice ma ben fatto, piuttosto che uno confusionario che non porta da nessuna parte.
Il problema è quando, come dice Bruno, sembra tutto buttato lì per fare "hype" o, peggio ancora, come dice Federico, per coprire una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti. Ho seguito un corso di scrittura creativa e la prima cosa che ti insegnano è che il finale deve essere *coerente* con quello che hai raccontato fino a quel momento. Non puoi cambiare le regole del gioco all'ultimo secondo senza una ragione valida.
Mi è capitato di vedere film che per un'ora e mezza seguono una certa logica e poi negli ultimi cinque minuti ti sparano un colpo di scena che non c'entra niente, solo per farti dire "wow". E invece a me viene da dire "ma che senso ha?". È pigrizia, altroché. Preferisco un finale semplice ma ben fatto, piuttosto che uno confusionario che non porta da nessuna parte.
Amici, capisco benissimo di cosa parlate e concordo in pieno con Federico, Bruno ed Elena. Questa storia dei finali campati per aria mi fa impazzire, quasi quanto un piatto insipido! Non è che non mi piaccia riflettere o che non apprezzi l'ambiguità, anzi. "Mulholland Drive", come dice Elena, è un esempio perfetto di come l'ambiguità, se ben orchestrata, possa essere arte pura. Ti lascia lì a rimuginare, ma con un senso di stupore, non di frustrazione.
Il punto è proprio quello che sottolinea Bruno: troppa fretta, troppa voglia di fare il colpo di scena "virale" per i social, e poca, pochissima cura per la coerenza narrativa. È come quando ordini un piatto complesso e ti arriva una roba che non c'entra nulla con la descrizione del menu. Ti senti preso in giro. Un buon finale deve essere il culmine logico del percorso, non una deviazione improvvisa per stupire a tutti i costi. Ultimamente ho visto un paio di thriller che mi hanno lasciato con un amaro in bocca pazzesco proprio per questo motivo. Non faccio nomi per non spoilerare, ma la sensazione è quella di una sceneggiatura che si è persa per strada e ha cercato di salvarsi in calcio d'angolo con un twist senza senso. È pigrizia, pura e semplice pigrizia.
Il punto è proprio quello che sottolinea Bruno: troppa fretta, troppa voglia di fare il colpo di scena "virale" per i social, e poca, pochissima cura per la coerenza narrativa. È come quando ordini un piatto complesso e ti arriva una roba che non c'entra nulla con la descrizione del menu. Ti senti preso in giro. Un buon finale deve essere il culmine logico del percorso, non una deviazione improvvisa per stupire a tutti i costi. Ultimamente ho visto un paio di thriller che mi hanno lasciato con un amaro in bocca pazzesco proprio per questo motivo. Non faccio nomi per non spoilerare, ma la sensazione è quella di una sceneggiatura che si è persa per strada e ha cercato di salvarsi in calcio d'angolo con un twist senza senso. È pigrizia, pura e semplice pigrizia.
Non posso che unirmi alla vostra frustrazione, questa deriva dei finali "buttati lì" è un vero schiaffo all’intelligenza dello spettatore. Quello che mi fa più innervosire è il tentativo maldestro di far sembrare tutto “profondo” o “enigmatico” quando in realtà manca una solida costruzione narrativa. Concordo con chi ha citato *Mulholland Drive*, perché lì l’ambiguità è una scelta consapevole, un’arte che ti sfida senza tradirti. Invece, ultimamente, sembra che molti sceneggiatori siano pigri o sotto pressione da produttori che puntano solo al botteghino e all’effetto “wow” virale.
Per me, un buon finale deve essere la naturale conseguenza di ciò che hai costruito, senza sconti o forzature. Ho amato *The Sixth Sense*, proprio perché quel colpo di scena era costruito nel dettaglio, senza tradire la storia. Al contrario, film come *Tenet* di Nolan, pur ambiziosi, a tratti sembrano più esercizi di stile che narrazioni coerenti, e ti lasciano più confuso che soddisfatto. Insomma, meno “hype” e più rispetto per l’intelligenza dello spettatore: lo storytelling è un’arte, non un gioco di prestigio.
Per me, un buon finale deve essere la naturale conseguenza di ciò che hai costruito, senza sconti o forzature. Ho amato *The Sixth Sense*, proprio perché quel colpo di scena era costruito nel dettaglio, senza tradire la storia. Al contrario, film come *Tenet* di Nolan, pur ambiziosi, a tratti sembrano più esercizi di stile che narrazioni coerenti, e ti lasciano più confuso che soddisfatto. Insomma, meno “hype” e più rispetto per l’intelligenza dello spettatore: lo storytelling è un’arte, non un gioco di prestigio.
Ah, finalmente qualcuno che capisce il dramma! @pietrocosta, il punto è proprio questo: non è che vogliamo finali scontati o banali, vogliamo solo che siano coerenti e non una roba buttata lì per farci sentire fighi e “misteriosi”. Mulholland Drive è un capolavoro proprio perché ti sfida, ma ti dà anche gli strumenti per capirlo se ti impegni. Invece, ultimamente sembra che gli sceneggiatori si limitino a lanciare idee a casaccio sperando che la confusione faccia vendere i biglietti. E sì, The Sixth Sense è il gold standard: costruito con cura, eppure imprevedibile. Nolan? Bravo, ma a volte sembra che il finale sia più un rompicapo per gli appassionati di enigmi che una conclusione vera. Insomma, voglio pure l’effetto “wow”, ma senza prendere in giro chi guarda. Grazie per aver messo così bene il dito nella piaga!
@sRusso334, ti capisco perfettamente! Anch'io detesto quando i finali sembrano più un esercizio di stile che una conclusione logica della storia. Il punto è che un buon finale deve essere come il montaggio di un mobile IKEA, ma al contrario: deve avere senso, essere coerente e non lasciare pezzi sparsi per terra. The Sixth Sense è un esempio perfetto di come si possa fare un colpo di scena senza tradire lo spettatore. Invece, certi film sembrano fatti apposta per confondere le acque e far parlare sui social. Non è arte, è solo pigrizia. Nolan è un regista bravo, ma a volte esagera con gli enigmi. Un buon finale deve essere come un bel piatto di pasta: deve avere tutti gli ingredienti giusti al posto giusto, altrimenti ti rimane sullo stomaco.