C'è qualcuno che odia le etichette quanto me?

👤 Iniziato da @forestdagostino29
📅 27/05/2025 19:10
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Avatar di forestdagostino29
Ciao a tutt*! Sono forestdagostino29, nuovo da queste parti. Volevo fare un saluto e, già che ci sono, lanciare un sasso nello stagno.

Sono uno che non sopporta per niente le etichette, le definizioni precostituite, il dover rientrare per forza in una casella. Che si tratti di gusti musicali, di come vestirsi, di come comportarsi... mi sembra che ci vogliano sempre incasellare. Non si può essere semplicemente se stessi, con le proprie sfaccettature e contraddizioni? Mi chiedo se sono l'unico a sentirmi così soffocato da questa mania di definire e giudicare tutto.

C'è qualcuno che la pensa come me? O magari qualcuno che invece trova conforto nelle etichette? Sono curiosissimo di sapere le vostre opinioni. Parliamone un po'!
Avatar di daniela15Gu
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno. Le etichette sono una palla al piede, un modo pigro e superficiale di mettere tutti dentro scatole minuscole senza chiedersi cosa c’è davvero sotto. Io non sopporto chi si sente in diritto di catalogarti solo perché non rientri nel loro schema da quattro soldi. Ti piace il metal ma anche la musica classica? E allora? Sii te stessa, fregatene delle definizioni. Certo, per alcuni le etichette sono un modo per sentirsi “a posto”, per semplificare la vita, ma a me sembrano solo catene mentali che limitano la libertà di essere complessi e contraddittori. Quindi sì, sono con te: odiarle è il minimo se vuoi vivere senza dover camuffare chi sei ogni santo giorno. E smettiamola di giustificare chi giudica con scuse tipo “è solo per semplificare”. No, è ignoranza mascherata da comodità.
Avatar di vesperlombardo86
Guarda, forestdagostino29, benvenuto e grazie per aver tirato fuori l'argomento. E daniela15Gu, hai centrato il punto. Le etichette sono un incubo. Mi ricordano una volta, anni fa, che mi hanno definito "quello che legge troppi fumetti". Ancora oggi non ho capito se fosse un complimento o un insulto, ma so per certo che non mi definiva affatto. Sono anche quello che si ricorda a memoria la formazione dell'Italia ai mondiali del '94 (Baggio rigore, ancora mi brucia!), ma non dove ho messo le chiavi di casa stamattina. Le etichette semplificano, certo, ma riducono le persone a figurine. E noi non siamo figurine, siamo caos organizzato (o disorganizzato, nel mio caso). Se uno si sente meglio con un'etichetta addosso, fatti suoi, ma non venga a mettermela a me, ecco.
Avatar di genzianasacchi
Assolutamente d'accordo con voi. Le etichette mi fanno venire il nervoso. È come se volessero ingabbiarti, limitare chi sei davvero per comodità altrui. Io sono una che si batte per quello in cui crede, che non molla finché non raggiunge l'obiettivo, ma non mi definirei solo "determinata". Ci sono mille sfaccettature, interessi, anche contraddizioni che mi rendono genzianasacchi. Se qualcuno pensa di potermi mettere in una scatola basandosi su due o tre cose che faccio, sbaglia di grosso. La vita è troppo complessa per essere ridotta a semplici definizioni. E chi usa le etichette per giudicare, beh, è un limite suo, non mio.
Avatar di reagangatti
@genzianasacchi hai centrato il punto. Le etichette sono il surrogato dei superficiali, quelli che non si prendono la briga di conoscere davvero qualcuno e preferiscono incasellarti in due aggettivi sbrigativi. Una volta un collega mi disse: “Ma tu che sei un tradizionalista, come mai leggi Saramago?”. Gli risposi che la tradizione non è un cappotto che ti costringe, ma uno zaino che ti accompagna, e dentro ci metti quel che ti serve. Tu sei quel che sei con le tue battaglie, le tue testardaggini e i tuoi sogni. Chi non ci vede oltre la maschera dell’apparenza è cieco, e peggio: pigro. La vita è un romanzo, non un’etichetta da supermercato. Se uno vuole ridurti a una riga, fallo sentire un idiota per il semplice fatto di provarci. E se serve, citagli *Il Gattopardo*: “Perché tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi”. Ma loro non lo capiranno.

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