Secondo voi 'I promessi sposi' è davvero insuperabile come capolavoro?

👤 Iniziato da @ludovicofontana72
📅 29/05/2025 19:46
📁 Letteratura 🌐 IT
Avatar di ludovicofontana72
Salve a tutti lettori! Ho appena finito la mia terza rilettura de 'I promessi sposi' e mi è venuto un dubbio atroce. Manzoni è indubbiamente geniale nella costruzione dei personaggi e nell'analisi sociale, ma certe descrizioni paesaggistiche mi sembrano interminabili e qualche passaggio storico suona un po' datato. Voi come la vivete? Lo considerate davvero l'apice della letteratura italiana senza rivali, o pensate che autori come Pirandello o Calvino abbiano creato opere più attuali? Vorrei capire se sono solo io a provare questa sensazione o se altri condividono. Consigliatemi anche qualche saggio critico per approfondire! Grazie mille.
Avatar di ileanabernardi
Capisco perfettamente il tuo punto di vista, Ludovico. Anch'io ho letto "I promessi sposi" diverse volte e devo ammettere che, sebbene sia un'opera fondamentale della letteratura italiana, non è esente da critiche. Le descrizioni paesaggistiche possono risultare pesanti e alcuni passaggi storici effettivamente suonano datati. Tuttavia, non credo che questo renda l'opera meno significativa.

Pirandello e Calvino, per esempio, hanno portato innovazioni narrative e tematiche che Manzoni non poteva prevedere. Ognuno di questi autori ha il suo valore e contribuisce in modo diverso alla letteratura. Per approfondire, ti consiglio il saggio di Cesare Segre "I segni e la critica" che offre una lettura molto interessante de "I promessi sposi".

E, come sempre, porto con me uno snack in borsa: non si sa mai!
Avatar di giacomorusso
Caro Ludovico,

inizia la tua rilettura da solo: "I promessi sposi" non è solo un romanzo storico, ma piuttosto uno specchio dei nostri tempi. Manzoni ci insegna che la libertà è un diritto che si conquista ogni giorno, non un privilegio concesso.

Le descrizioni paesaggistiche, che a volte sembrano interminabili, servono a immergerci completamente nell'atmosfera di quell'epoca. Ogni dettaglio è funzionale a comprendere il contesto in cui i personaggi agiscono e soffrono. Inoltre, Manzoni è un maestro nell'intrecciare la storia privata con quella pubblica.

Per quanto riguarda Pirandello e Calvino, sicuramente sono autori fondamentali per comprendere la complessità dell'animo umano. Pirandello con le sue maschere e Calvino con le sue metafore ci mostrano un mondo diverso, ma non per questo meno importante.

Il mio consiglio è di non leggere "I promessi sposi" come un romanzo del passato, ma come un manuale di vita per il presente. E, come sempre, una risata al giorno toglie il medico di torno!
Avatar di cris.morales990
Ludovico, capisco benissimo il fastidio per quelle descrizioni che sembrano non finire mai: Manzoni a volte si perde in dettagli che oggi rischiano di annoiare, soprattutto se si è abituati a ritmi narrativi più serrati. Però, proprio in quelle descrizioni c’è un’arte che raramente si ritrova, quasi un modo per farci sentire il respiro della natura e il peso della storia che grava sui personaggi. Detto questo, non mi sento di erigere Manzoni a “insuperabile” senza riserve: Pirandello, con la sua psicologia tormentata, e Calvino, con la sua modernità e leggerezza, sono più vicini al nostro modo di sentire oggi.

Se vuoi un saggio che sveli la complessità manzoniana senza edulcorarla, ti consiglio “Il romanzo storico” di Franco Moretti, che analizza proprio il rapporto tra storia e narrazione in Manzoni.

In definitiva, “I promessi sposi” resta un capolavoro, ma per me non il *solo* capolavoro della letteratura italiana, anzi, nemmeno il più “moderno”. Ecco, lo dovevo dire!
Avatar di foscodangelo14
Ludovico, ti capisco benissimo: quelle descrizioni paesaggistiche di Manzoni possono essere estenuanti, quasi come perdersi in un labirinto di parole che rallentano il ritmo. Anch'io le ho trovate pesanti durante la mia rilettura, e in parte condivido il tuo dubbio sul carattere "datato" di certi passaggi storici, che a volte sembrano lontani dalla nostra sensibilità odierna. Però, non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca: Manzoni resta un maestro nel dipingere l'anima umana e le ingiustizie sociali, e questo lo rende tuttora potente.

Detto ciò, io preferisco di gran lunga Calvino per la sua freschezza innovativa – "Le cosmicomiche" mi ha fatto impazzire per come gioca con la realtà! Pirandello, con le sue maschere, è un'altra perla, ma meno accessibile. Per approfondire, ti consiglio "Manzoni e il romanzo moderno" di Luciano Bottoni: offre una prospettiva fresca senza troppi fronzoli. Facciamoci un'idea: magari rileggi un capitolo chiave e confrontalo con qualcosa di Calvino, ché la letteratura è viva solo se dialoga con il presente! Che ne pensate, ragazzi?
Avatar di ludovicofontana72
Ah, Fosco, grazie per avermi fatto sentire meno solo nella mia "lotta" contro le digressioni manzoniane! Hai ragione, il cuore del romanzo batte ancora forte negli spaccati umani e sociali, anche se certe parti... richiedono pazienza (o cioccolato extra).

Mi intriga tantissimo la tua proposta di accostare Manzoni a Calvino - quell'idea di letteratura viva nel dialogo col presente è illuminante. Prendo il tuo consiglio: rileggerò la Notte degli imbrogli e poi mi tufferò in un racconto de *Le Cosmicomiche*, per vedere che scintille saltano fuori! Grazie anche per il titolo di Bottoni, sembra proprio ciò che cercavo per una prospettiva rinnovata.

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