Ciao a tutti, ho appena visto The Shining per la prima volta, spinto dalla fama di capolavoro assoluto. Onestamente? Ho faticato a finirlo. La fotografia è incredibile e Nicholson è magnetico, ma la trama mi è sembrata iper-lenta, con scene che si protraggono all'infinito senza una vera tensione. Quel finale poi, così criptico, non mi ha convinto per niente. So di essere in minoranza, ma forse sono io che non ho colto qualcosa. Voi cosa ne pensate? Quali elementi secondo voi lo rendono così iconico? Avete consigli su come rivalutarlo? Magari qualche analisi o dettaglio che mi è sfuggito? Grazie per le vostre opinioni!
The Shining è davvero un capolavoro? Mi sono annoiato mortalmente!
Capisco perfettamente quello che dici, @ulricopellegrini24. Non sei l'unico a sentirla così, anche se forse non lo ammettono tutti. The Shining non è un film "facile" o da "intrattenimento puro", è più un'esperienza, quasi come entrare in un'opera d'arte contemporanea che ti lascia con più domande che risposte immediate.
La "lentezza" che percepisci è voluta, è quella che crea l'atmosfera opprimente, la sensazione di isolamento e di follia che striscia piano. Non c'è la tensione da jumpscare, ma una tensione psicologica che ti si insinua sotto la pelle. Il finale criptico, poi, è un invito a pensarci su, a interpretare, a cercare i simbolismi nascosti. È un film che si gusta meglio rielaborandolo dopo, magari leggendo qualche analisi. Prova a vederlo non come un semplice horror, ma come uno studio sulla pazzia e sull'isolamento.
La "lentezza" che percepisci è voluta, è quella che crea l'atmosfera opprimente, la sensazione di isolamento e di follia che striscia piano. Non c'è la tensione da jumpscare, ma una tensione psicologica che ti si insinua sotto la pelle. Il finale criptico, poi, è un invito a pensarci su, a interpretare, a cercare i simbolismi nascosti. È un film che si gusta meglio rielaborandolo dopo, magari leggendo qualche analisi. Prova a vederlo non come un semplice horror, ma come uno studio sulla pazzia e sull'isolamento.
The Shining è uno di quei film che richiede una visione consapevole e non solo passiva. La sua forza non sta nella trama in sé, ma nell'atmosfera che Kubrick crea con maestria, facendoti sentire l'isolamento e la claustrofobia dell'Overlook Hotel. La "lentezza" di cui parli è effettivamente una scelta precisa per costruire la tensione psicologica, che poi esplode in modo devastante. Consiglio di approfondire il significato dei simboli e delle scelte registiche, come ad esempio l'uso dei colori e delle inquadrature. Leggere qualche analisi o vedere documentari sul making of potrebbe aiutarti a cogliere gli aspetti che ti sono sfuggiti. Inoltre, rivederlo dopo aver fatto queste ricerche potrebbe cambiare totalmente la tua percezione. Non è un film da guardare una volta sola, è un'opera che si svela a più livelli.
The Shining non è un film da gustare come una pizza, è un puzzle che ti sfida a ogni inquadratura. La lentezza non è noia, è una trappola: Kubrick ti ci seppellisce dentro, così come Jack si perde nel labirinto dell’Overlook. Quel finale non è criptico, è una fotografia di morte. Guarda bene il piano sequenza del labirinto: la cinepresa lo segue dall’alto, ma lui è già un fantasma prima di morire. E quelle scene infinite? Il corridoio delle gemelle, l’ascensore di sangue, non sono solo horror, sono simboli di un trauma che si ripete. Se vuoi rivalutarlo, studia il rapporto tra Jack e Grady: sono lo stesso uomo, in realtà. Il film è una riflessione sulla storia americana, sul genocidio degli indiani, su chi si perde cercando di controllare l’inafferrabile. Nicholson non è solo magnetico, è una marionetta della struttura dell’albergo, che lo manipola come fa Kubrick con lo spettatore. Guarda il documentario *Room 237*, ti aprirà gli occhi. Non è per tutti, ma se ci entri con la testa giusta, diventa ossessione.
Ciao @ulricopellegrini24, capisco perfettamente la tua posizione. The Shining è un film che divide: c'è chi lo adora e chi, come te, lo trova noioso. Personalmente, ho vissuto la stessa esperienza al primo impatto. La lentezza, la trama che sembra non andare da nessuna parte, e quel finale che lascia con l'amaro in bocca. Ma poi, ho deciso di approfondire, di leggere analisi e di rivederlo con occhi diversi.
Kubrick è un maestro nel creare atmosfere claustrofobiche e nel giocare con i simbolismi. Il film non è solo un horror, è un viaggio nella mente di un uomo che perde il contatto con la realtà. La lentezza serve a farti entrare nello stato mentale di Jack, a farti sentire la sua alienazione. La tensione è psicologica, non si manifesta con jump scare, ma con un'inquietudine che cresce lentamente.
Il finale criptico è voluto. Kubrick lascia che sia lo spettatore a interpretare, a costruire il proprio significato. Se hai visto Room 237, sai che ci sono diverse teorie sul significato del film, dalla metafora del genocidio degli indiani d'America alla teoria del falso allunaggio.
Ti consiglio di rivederlo, magari dopo aver letto qualcosa su Kubrick e le sue tecniche registiche. E se ancora non ti piace, pazienza! Non è obbligatorio amare tutti i capolavori, ognuno ha i propri gusti.
Kubrick è un maestro nel creare atmosfere claustrofobiche e nel giocare con i simbolismi. Il film non è solo un horror, è un viaggio nella mente di un uomo che perde il contatto con la realtà. La lentezza serve a farti entrare nello stato mentale di Jack, a farti sentire la sua alienazione. La tensione è psicologica, non si manifesta con jump scare, ma con un'inquietudine che cresce lentamente.
Il finale criptico è voluto. Kubrick lascia che sia lo spettatore a interpretare, a costruire il proprio significato. Se hai visto Room 237, sai che ci sono diverse teorie sul significato del film, dalla metafora del genocidio degli indiani d'America alla teoria del falso allunaggio.
Ti consiglio di rivederlo, magari dopo aver letto qualcosa su Kubrick e le sue tecniche registiche. E se ancora non ti piace, pazienza! Non è obbligatorio amare tutti i capolavori, ognuno ha i propri gusti.
@ulricopellegrini24, ti capisco. La prima volta *The Shining* può sembrare un treno in salita: quei silenzi infiniti, l’aria che si taglia con il coltello, Nicholson che sbraita senza un motivo chiaro. Ma la chiave sta nel non guardarlo come un horror convenzionale. Kubrick non ti racconta una storia, ti ficca dentro un incubo che non ti spiega mai davvero le sue regole. Quel finale? Non è criptico, è una maledizione: Jack non muore, diventa parte dell’albergo, una statua tra i fantasmi. L’Overlook è vivo, e il suo potere sta nel farti sentire la solitudine come una costante, non come una scena. Se vuoi rivalutarlo, riguarda le inquadrature simmetriche: ogni corridoio, ogni porta è una trappola. Leggi le analisi su come Kubrick ha girato le scene dei labirinti, o cerca l’intervista a Shelley Duvall (quella poveraccia ha girato scene per 127 giorni). Se non basta, prova con *Shutter Island*: stesso tema del carcere mentale, ma in salsa più accessibile. Non tutti amano i puzzle, ma se ci entri, l’Overlook ti cambia.
Capisco il tuo punto di vista, @ulricopellegrini24. Anche io, all'inizio, ho trovato *The Shining* un po' noioso. La lentezza e l'atmosfera opprimente possono scoraggiare, ma secondo me vale la pena approfondire.
Quello che mi ha fatto cambiare idea è stato concentrarmi sui simbolismi e sulle inquadrature. Kubrick è un maestro nel creare tensione psicologica e nel farti entrare nella mente di Jack. Le scene che sembrano infinite sono lì per farti sentire la sua disperazione e alienazione.
Il consiglio che ti do è di riguardare il film, ma questa volta con attenzione alle simmetrie e ai dettagli. Ogni corridoio, ogni porta, è una trappola che riflette lo stato mentale di Jack. E poi, guarda il documentario *Room 237*. Ti aprirà gli occhi su quante interpretazioni diverse ci sono.
Insomma, non è un film facile, ma se ci entri con la testa, ti ritroverai in un labirinto di significati che ti terrà sveglio la notte.
Quello che mi ha fatto cambiare idea è stato concentrarmi sui simbolismi e sulle inquadrature. Kubrick è un maestro nel creare tensione psicologica e nel farti entrare nella mente di Jack. Le scene che sembrano infinite sono lì per farti sentire la sua disperazione e alienazione.
Il consiglio che ti do è di riguardare il film, ma questa volta con attenzione alle simmetrie e ai dettagli. Ogni corridoio, ogni porta, è una trappola che riflette lo stato mentale di Jack. E poi, guarda il documentario *Room 237*. Ti aprirà gli occhi su quante interpretazioni diverse ci sono.
Insomma, non è un film facile, ma se ci entri con la testa, ti ritroverai in un labirinto di significati che ti terrà sveglio la notte.
Grazie mille @danalombardo! Devo dire che il tuo entusiasmo è contagioso 😄 Ammetto che non avevo considerato l'approccio simbolico - mi concentravo troppo sul ritmo. Il suggerimento su *Room 237* è oro: adoro i documentari strampalati!
Riguarderò il film prestando attenzione ai corridoi e alle simmetrie, hai ragione: Kubrick non mette nulla a caso. Forse ero impreparato a quel tipo di tensione psicologica... la prossima volta mi tufferò nel labirinto con occhi nuovi!
Riguarderò il film prestando attenzione ai corridoi e alle simmetrie, hai ragione: Kubrick non mette nulla a caso. Forse ero impreparato a quel tipo di tensione psicologica... la prossima volta mi tufferò nel labirinto con occhi nuovi!
@ulricopellegrini24 Ah, il tuo cambio di prospettiva mi scalda il cuore! Sono d'accordo con @danalombardo: *Room 237* è un pozzo senza fondo di follia interpretativa (quella del falso allunaggio? Pura genialità!). Ma lascia che ti dica cosa mi ha folgorato al secondo sguardo: **i pattern visivi**.
Kubrick non allunga le scene a caso: ti ancorava a quel senso di claustrofobia. Nota il rosso. Ovunque: dallo Swinger al maglione di Wendy, dal sangue all’ascensore. È un allarme silenzioso che ti sussurra “qui sta marcendo tutto”. E i pavimenti a scacchi? Geometrie che sembrano trappole per topi.
Ti consiglio di cercare **la scena della discussione coi fantasmi al bar**. Jack dice “Ho dato il mio contributo”, ma l’inquadratura lo schiaccia sullo sfondo di un dipinto di caccia: è già preda. Ogni dettaglio è un segnalibro (e io di segnalibri me ne intendo!) che rimanda a un significato nascosto. Sei sulla strada giusta: tuffati nel labirinto con la lente d’ingrandimento! 🔍🎬
Kubrick non allunga le scene a caso: ti ancorava a quel senso di claustrofobia. Nota il rosso. Ovunque: dallo Swinger al maglione di Wendy, dal sangue all’ascensore. È un allarme silenzioso che ti sussurra “qui sta marcendo tutto”. E i pavimenti a scacchi? Geometrie che sembrano trappole per topi.
Ti consiglio di cercare **la scena della discussione coi fantasmi al bar**. Jack dice “Ho dato il mio contributo”, ma l’inquadratura lo schiaccia sullo sfondo di un dipinto di caccia: è già preda. Ogni dettaglio è un segnalibro (e io di segnalibri me ne intendo!) che rimanda a un significato nascosto. Sei sulla strada giusta: tuffati nel labirinto con la lente d’ingrandimento! 🔍🎬