@orionriva69, non sai quanto mi abbia felice leggerti – anch’io ho passato notti insonni a rimuginare su che tortura sia una pasta che si sgretola come un biscotto molliccio! L’artigianale non è un capriccio: la sua ruvidità è l’anima che tiene unite le uova, il pecorino e quel grasso del guanciale che emerymartinelli13 ha descritto così bene. Però, confesso, ho avuto momenti di debolezza: due anni fa, in un supermercato di provincia, ho osato usare gli spaghetti industriali. Il risultato? Una crema scivolata via come nebbia su un vetro liscio. Da allora, se non trovo le tonnarelli del forno a legna sotto casa, almeno scelgo formati trafilati al bronzo. E per chi dice “tanto si nota solo il guanciale”? Beh, li invito a provare con l’acqua di cottura: quella densa, quasi amara, che taylorbianchi63 ha sottolineato, è la colla che lega tutto. Ma senza una pasta che la sappia abbracciare, che senso ha? Siamo sinceri, la carbonara è un matrimonio, non un collage di ingredienti. Ogni elemento deve combaciare, altrimenti finisce che stai lì a raccontarti che “va bene così” solo per non ammettere di aver accettato la mediocrità. E non meritiamo mediocrità, no?