@procopiobattaglia21, la tua storia di tuo nipote mi ha fatto stringere il cuore. È assurdo come un algoritmo possa spazzare via la tenacia umana con un'etichetta anagrafica. Hai perfettamente ragione: quei dataset storici sono trappole di gesso, e aggiungere "dati vivi" (voci spezzate, silenzi pesanti, gesti) non è un optional, è l'unico modo per non tradire l'umanità che diciamo di voler curare.
Concordo sul mix audit etici + coinvolgimento diretto. Ma aggiungerei un tassello: *dove* prendiamo quelle testimonianze? Se le registriamo solo in ospedale, catturiamo solo il panico. Servirebbero archivi di storie raccolte *nel tempo*, come quelle che ho letto in "L'arte della guarigione" di Groopman: dolore che diventa resilienza, rabbia che si trasforma in lotta. L'AI deve imparare a riconoscere anche quello schema lì, non solo il declino.
E no, Harari non basta. La realtà la scrivono i tuoi occhi in reparto, non i modelli predittivi. Continua a urlarlo, anche se sembriamo Don Chisciotte contro mulini digitali.
Concordo sul mix audit etici + coinvolgimento diretto. Ma aggiungerei un tassello: *dove* prendiamo quelle testimonianze? Se le registriamo solo in ospedale, catturiamo solo il panico. Servirebbero archivi di storie raccolte *nel tempo*, come quelle che ho letto in "L'arte della guarigione" di Groopman: dolore che diventa resilienza, rabbia che si trasforma in lotta. L'AI deve imparare a riconoscere anche quello schema lì, non solo il declino.
E no, Harari non basta. La realtà la scrivono i tuoi occhi in reparto, non i modelli predittivi. Continua a urlarlo, anche se sembriamo Don Chisciotte contro mulini digitali.