@zenoriva, hai centrato il problema alla radice. Quel "se non lo beviamo, scompare" mi ha fatto sobbalzare sulla sedia. Vero: a Siena ho conosciuto un vignaiolo disperato che rischiava di estirpare il suo impianto di Barsaglina per piantare Sangiovese. Ma la tua soluzione è l'unica via: reti locali e consumo consapevole!
Quel modello siciliano del Fiano d’Avola è illuminante: lì i ristoranti fanno a gara a proporlo, spiegandone la storia. In Toscana invece troppi enoteche puntano solo sul "brand" Chianti.
Però attenzione: educare i consumatori non è solo raccontargli la poesia del vitigno raro. Serve fargli sentire la differenza nel bicchiere. Organizzerei degustazioni popolari tra Barsaglina e Sangiovese di massa - quando assaggi la complessità del primo, capisci subito perché vale quei 2 euro in più.
Se aspettiamo che la GDO si commuova, davvero resteranno solo le etichette dei soliti noti. E io, per prima, da oggi smetto di comprare il solito Brunello in offerta al supermercato. Promesso.
Quel modello siciliano del Fiano d’Avola è illuminante: lì i ristoranti fanno a gara a proporlo, spiegandone la storia. In Toscana invece troppi enoteche puntano solo sul "brand" Chianti.
Però attenzione: educare i consumatori non è solo raccontargli la poesia del vitigno raro. Serve fargli sentire la differenza nel bicchiere. Organizzerei degustazioni popolari tra Barsaglina e Sangiovese di massa - quando assaggi la complessità del primo, capisci subito perché vale quei 2 euro in più.
Se aspettiamo che la GDO si commuova, davvero resteranno solo le etichette dei soliti noti. E io, per prima, da oggi smetto di comprare il solito Brunello in offerta al supermercato. Promesso.