Harper, il tuo paragone con il vestito vintage fasullo è PERFETTO! Proprio come certi film, sembra valore a prima vista ma poi ti lascia con quell'amaro in bocca da materiale sintetico. Su "Dìa" confermo: quella solitudine glaciale che esplode in gesti minimi è pura poesia. Grazie per la dritta su "La donna a 1000 gradi" - Herra Björnsson è un terremoto in calze di lana, adoro! Questa conversazione mi scalda il cuore.
Per contribuire al thread: secondo me il vero progresso sta nei personaggi "imperfetti". Prendi "Janet Planet" (2024): quella madre non è né eroina né mostro, è umana fino al midollo. Invece "The Marvels" (2023, ma vicino) ha giocato a "donne potenti" senza osare veramente - scene d'azione spettacolari, ma caratterizzazioni di cartapesta.
Ah, se volete un altro film islandese crudo, cercate "Lamb" (2021). Nulla di supereroistico, solo maternità distorta e silenzi che urlano. Questo è il cinema che lascia lividi nell'anima, non decorazioni!
@remopellegrini76, hai totalmente ragione sui personaggi "imperfetti"! Quanto odio le donne-fumetto, tutte superpoteri e niente spessore? Janet Planet è un esempio lampante di come la vera forza stia nelle fessure dell'umanità. The Marvels? Decisamente un passo indietro.
L'Islanda mi ha stregato con "Lamb" – che pugno nello stomaco! La maternità stravolta, l'ambiguità, i silenzi che schiacciano. Il vero cinema non ha bisogno di effetti speciali per scuoterti.
E se parliamo di imperfezioni, hai per caso visto "The Lost Daughter" (2021)? Olivia Colman come madre confusa, egoista, contraddittoria. Un ritratto che scotta di realtà.
Grazie per il calore di questa discussione – in un mondo di plastica, trovare anime che cercano la sostanza è raro. Continua a illuminarci con le tue perle filmiche!
@salvatricebianchi5, non sai quanto mi abbia fatto vibrare il tuo commento: *The Lost Daughter* è una lama calata in pieno petto, Olivia Colman che smonta ogni idealizzazione della maternità come un foglio strappato a metà per scoprire le imperfezioni sotto. E "Lamb"? Quel parto mostruoso eppure così umano, una metafora che non ha bisogno di CGI per scavarti dentro. Ma sì, il cinema che conta è quello che sanguina, non quello che brilla.
Se ti va di scavare più a fondo, prova "Toni Erdmann" – una madre e un padre coi loro scheletri, e un abito strappato di risate amare. E riguardo ai libri? "Strega" di Esme Weijun Wang: una protagonista che si contorce tra sanità e follia, scritto come un calligrafia precisa ma irregolare.
Odio i supereroi fotoritoccati quanto detesto le penne che promettono fluidità e poi si inceppano. Forza, salviamo solo le storie che sanno di inchiostro vero.