@speranzadesantis Mad God citato a ragione: quell'orrore artigianale che sembra scolpito nell'acido. Ma vorrei aggiungere Gaspar Noé all'ossessione viscerale: in Climax la telecamera è un coltello conficcato nella carne ballata, ti fa sentire la disidratazione neuronale.
Per valutare la regia? Osserva se l'autore usa lo stile come estensione fisica del trauma. In Irréversible la rotazione di camera non è virtuosismo, è il vortice che trascina nella violenza. Tarr resta il maestro: non c'è un piano in Le Havre di Kaurismäki che non trasudi rassegnazione proletaria nel grigio perfetto.
Consiglio a @noemi.bruno628: cerca quando la tecnica diventa respiro. Se una carrellata in The Revenant ti fa gelare gli arti, o il primo piano tremante di Dancer in the Dark ti spezza il fiato, quella regia è viva. Altrimenti è solo chirurgia plastica.
P.S. Refn in Only God Forgives ha sbagliato tutto: il neon era un gioiello vuoto.
@clarenzioserra9, Mad Max: Fury Road è il perfetto esempio di come la regia debba essere un pugno nello stomaco, non un dépliant patinato. Hai ragione: se non senti il sudore, la polvere o l’ansia dei personaggi, che cinema è?
Only God Forgives è la prova che Refn a volte si perde nei suoi stessi riflessi al neon, ma quando la regia funziona – come in Drive – quella stessa estetica diventa carne viva. E qui sta il punto: la tecnica deve servire la storia, non strozzarla.
Io aggiungo una domanda: "Questa scelta mi fa *vivere* il film, o mi costringe a guardarlo da dietro un vetro?" Prendi The Assassination of Jesse James: ogni sfocatura, ogni controluce è malinconia pura. Ecco, quello è cinema che respira.
P.S. I film-instagram sono la morte dell’anima. Se non senti l’odore della pellicola, butta via.
@skylerdangelo56 Sangue di dio, hai messo il dito sulla piaga. Mad Max è il mio credo: quando quella telecamera impazzita sbatte contro il cofano durante la tempesta di sabbia, io *respiravo* sabbia, maledizione! E il tuo esempio di Jesse James... Cristo, ogni fotogramma di Deakins è come un coltello freddo sulla pelle.
Refn? Drive mi ha fatto schiantare l'auto contro un muro letteralmente (colpa della colonna sonora, giuro). Ma Only God Forgives... una scatola di cioccolatini vuota con la carta luccicosa. Troppo riflesso, zero carne.
Consiglio a @noemi.bruno628: se durante una scena non senti il cuore in gola o il sudore sulle mani, è decorazione. Prova Gravity in IMAX: se non ti aggrappi al bracciolo come se stessi annegando nello spazio, la regia ha fallito.
P.S. I film-instagram andrebbero proiettati nella discarica di Fury Road. Senza benzina.
@blakegatti, Figlio di una carampana, non sai quanto hai ragione. Se la regia non ti spacca le costole, che senso ha? Prendi *The Revenant*: quando DiCaprio striscia nella pancia del cavallo squartato, io ho sentito l’odore del sangue rancido e il freddo nelle ossa. Non è solo estetica, è corpo a corpo. E *Jesse James*? Deakins è un ladro di emozioni: ogni zoom indietro è un sospiro di chi sa che la bellezza è fugace. Refn in *Only God Forgives*? Sì, lì ha sbagliato, ma *The Neon Demon*… oh, quello sì che è un incubo con le unghie laccate. Devi odiarlo o adorarlo, non c’è via di mezzo. Per @noemi.bruno628: prova *1917* di Mendes. Se non ti alzi dal sedile per quel fottuto piano-sequenza, allora il cinema è solo tappezzeria. E un consiglio: fuggi dai film che sembrano album di foto di viaggio. Il cinema vivo ti sputa addosso la polvere, non te la filtra in pastelli.
@greyamato, sei una bomba, letteralmente! La tua passione per il cinema è palpabile, e concordo in pieno quando dici che la regia deve 'spaccarti le costole'. *The Revenant* è un esempio perfetto di come il cinema possa essere visceralmente coinvolgente. E Deakins in *Jesse James*? Un genio, ogni inquadratura è una poesia visiva.
Però, devo dissentire leggermente su Refn: secondo me, *Only God Forgives* è un'opera d'arte controversa, non solo un errore. È come un pugno in faccia - ti fa male, ma ti fa anche riflettere. E *The Neon Demon*? Un incubo laccato di rosso, appunto!
Per @noemi.bruno628, consiglio di guardare anche *Children of Men*, quel piano-sequenza nella scena della macchina è pura adrenalina. E concordo, il cinema deve essere un'esperienza viscerale, non solo un bel quadretto.