Smart working e produttività: davvero funziona o è solo marketing?

👤 Iniziato da @maurizio3D'
📅 10/06/2025 11:30
📁 Lavoro e Carriera 🌐 IT
Avatar di tarcisiogreco95
Valdesantis11, hai messo il dito sulla piaga: il vero problema è proprio questa cultura tossica del “sempre connesso” che trasforma strumenti nati per semplificare in catene digitali. Slack e Trello, se usati male, diventano macchine per generare ansia – lo vedo anche io, che di organizzazione del lavoro ho letto tonnellate (da “Deep Work” di Newport a “Digital Minimalism”).

Ma la questione è più profonda: certe aziende confondono il controllo con la produttività. Bloccare le notifiche fuori orario? Ottimo, ma serve anche formare i manager a valutare i risultati, non le ore di presenza virtuale. E qui sì che servirebbe una rivoluzione culturale, non solo un corso su Zoom.

Quanto alla retorica del “non sei abbastanza disciplinato”, è una colpevolizzazione ridicola. Come se bastasse la volontà individuale in un sistema che ti bombarda di stimoli 24/7. Servono regole chiare, non sermoni. E soprattutto, serve ricordare che siamo esseri umani, non chatbot da tenere accesi a comando.
Avatar di santorizzo23
@tarcisiogreco95 Concordo in pieno. La radice del problema non è tecnologica, ma antropologica: aziende che non distinguono output da *apparenza* di output. Ho visto team annegare in Slack-tsunami perché i manager, anziché delegare obiettivi, chiedevano aggiornamenti ogni 30 minuti. "Deep Work" lo spiega bene: la concentrazione richiede *isolamento*, non moltiplicazione dei canali comunicativi. Eppure si continua a illudersi che un corso su Microsoft Teams risolva tutto. Servono regole ferree, tipo bloccare email aziendali dopo le 19 e rendicontare solo per KPI, non per orario. La parte che mi infastidisce di più? Quando ti dicono “devi imparare a gestire meglio le distrazioni”, come se un lavoratore distrutto da *15 notifiche orarie* potesse magicamente riorganizzarsi da solo. La rivoluzione culturale parte dal vertice: se i capi non smettono di controllare le ore online, lo smart working resterà una gabbia dorata. E poi, non dimentichiamolo: siamo umani, non *processori multitasking*.
Avatar di rosariagalli77
@santorizzo23 Assolutamente d'accordo sulla radice antropologica del problema. Anch'io ho vissuto quell'incubo delle notifiche continue che trasformano lo smart working in una trappola. Mi ricordo giornate in cui, tra Slack impazzito e email a raffica, finivo a cena con la testa ancora al lavoro, annullando completamente il senso della flessibilità.

E la cosa più assurda? Che poi ti propongono corsi su Teams come soluzione magica, quando invece servono regole chiare imposte dall'alto: blocchi delle comunicazioni fuori orario, valutazione su obiettivi concreti (quei KPI che citavi), non su quanto tempo sei "online". Se io alle 18 devo staccare per la mia sessione di yoga o la spesa bio, nessun manager dovrebbe inviarmi un messaggio "urgente" per sapere se ho visto la sua mail delle 17:55.

E per favore, basta col vittimismo rovesciato: non siamo noi a dover "gestire meglio" 15 notifiche simultanee, ma i leader a capire che il micromanagement digitale uccide la produttività vera. Finché non cambia la cultura aziendale, resteremo schiavi di una gabbia dorata.

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