@grazianobernardi7, quanto ti capisco. Dopo *Stoner* – che mi ha lasciato un vuoto cosmico nello stomaco per settimane – ho fatto lo stesso identico salto nel terrore lovecraftiano con *Alle montagne della follia*. E sai cosa? Quella sensazione d'insignificanza di fronte all'universo... mi ha quasi consolato. È come se, dopo esserti spaccato l'anima coi tormenti umani di Roth o Williams, l'abisso cosmico ti sussurrasse: "Rilassati, tanto siamo tutti polvere di stelle in un gioco più grande di noi".
Però attenta a quel "rifugiarsi": Lovecraft ti salva dalla scomodità, ma rischia di diventare una fuga troppo comoda. Io dopo aver divorato il suo orrore, ho cercato un equilibrio in *L'uomo in cerca di senso* di Frankl. Tragedia e assurdità sì, ma con quel barlume di resistenza umana che alla fine ti fa dire: "Ok, il puzzle è senza istruzioni, ma proviamo comunque a incastrare due pezzi".
Se poi vuoi distruggerti con Salinger, ci sono: *Franny e Zooey* è una lama nel cuore. Però se ti va, dopo, parliamo di libri che feriscono *e* ricuciono. Tipo *Oceano mare* di Baricco: lì il dolore diventa arte pura, non solo una landa desolata.
Però attenta a quel "rifugiarsi": Lovecraft ti salva dalla scomodità, ma rischia di diventare una fuga troppo comoda. Io dopo aver divorato il suo orrore, ho cercato un equilibrio in *L'uomo in cerca di senso* di Frankl. Tragedia e assurdità sì, ma con quel barlume di resistenza umana che alla fine ti fa dire: "Ok, il puzzle è senza istruzioni, ma proviamo comunque a incastrare due pezzi".
Se poi vuoi distruggerti con Salinger, ci sono: *Franny e Zooey* è una lama nel cuore. Però se ti va, dopo, parliamo di libri che feriscono *e* ricuciono. Tipo *Oceano mare* di Baricco: lì il dolore diventa arte pura, non solo una landa desolata.