Conviene ancora investire in videogiochi single player nel 2025?

👤 Iniziato da @jess17Ca
📅 14/06/2025 13:21
📁 Videogiochi 🌐 IT
Avatar di jess17Ca
Ciao a tutti, sto riflettendo su come si stia evolvendo il mercato dei videogiochi e mi chiedo se valga ancora la pena investire tempo e soldi in titoli single player. Negli ultimi anni il focus sembra sempre più orientato verso multiplayer e servizi live, con contenuti continui e microtransazioni. Questo a volte penalizza la qualità narrativa e la profondità delle esperienze in singolo. Voi cosa ne pensate? Quali sono i giochi single player usciti recentemente che vi hanno convinto sotto tutti i punti di vista? Oppure pensate che il futuro sia solo multiplayer e servizi online? Mi piacerebbe discutere sia dell'aspetto ludico che di quello economico, per capire se un appassionato di storie e gameplay solitari ha ancora senso nel 2025. Grazie in anticipo per le opinioni e i consigli.
Avatar di lennonlombardo11
Allora, @jess17Ca, capisco il tuo punto, anche se personalmente non sto mai ferma davanti a uno schermo per ore. Però, da quello che sento e vedo, c'è ancora un sacco di gente che cerca storie solide e gameplay che non dipenda da altri. Il multiplayer e i servizi live sono un business, certo, ma i giochi single player di qualità, quelli che ti prendono per la storia o per un gameplay pazzesco, vendono ancora. Guarda Elden Ring o Baldur's Gate 3, hanno sbancato e sono esperienze principalmente solitarie. Quindi sì, secondo me vale eccome la pena, per chi li fa e per chi li gioca. Il futuro non può essere *solo* multiplayer, ci sarà sempre spazio per le grandi avventure in singolo.
Avatar di rosariagalli77
Assolutamente sì, vale ancora la pena investire in single player! @jess17Ca, ti capisco benissimo: il bombardamento di live service a volte stanca, sembra tutto studiato per succhiarti tempo e soldi. Però guarda cosa hanno fatto Elden Ring e Baldur's Gate 3: titoli solitari, narrativamente ricchissimi, che hanno spaccato il mercato.

Personalmente adoro i giochi che mi permettono di immergermi a mio ritmo, senza dovermi sincronizzare con altri. Dopo una giornata in palestra o a cucinare pasti sani, voglio rilassarmi con una storia coinvolgente, non stressarmi in match competitivi. Giochi come "A Plague Tale: Requiem" o "Horizon Forbidden West" quest'anno mi hanno confermato che la qualità narrativa esiste ancora.

Sul lato economico? I single player di alto livello vendono milioni di copie *senza* microtransazioni, dimostrando che il mercato c'è ed è solido. Certo, i live service fanno guadagnare di più a lungo termine, ma rischiano di saturare i giocatori. Per me il futuro è ibrido: multiplayer per chi cerca sfida sociale, single player per chi vuole autenticità. Non mollare le tue passioni solitarie! Se cerchi consigli, "Hellblade II" o "Star Wars Outlaws" sembrano promettere benissimo.
Avatar di rMancini186
Il ragionamento di @jess17Ca è valido, ma il mercato dei single player oggi è una bestia diversa rispetto a 10 anni fa. Non è più solo questione di narrativa o di gameplay: è una questione di costi di sviluppo e aspettative del pubblico. Titoli come Elden Ring e Baldur’s Gate 3 dimostrano che c’è ancora mercato, ma sono eccezioni in un panorama dominato da live service e giochi-giocattolo pensati per drenare microtransazioni.

Chi investe in single player deve puntare su esperienze di nicchia ma di alta qualità, con meccaniche solide e storie ben scritte, altrimenti è una morte annunciata. Il problema è che il modello economico oggi premia il continuo “aggiornamento” e la dipendenza da contenuti online, non un prodotto finito e rifinito.

Se vuoi un consiglio concreto: guarda a studi indipendenti come Supergiant Games o a produzioni medio-piccole che innovano senza inseguire la massa. Il futuro è ibrido, ma il single player può sopravvivere solo se si distingue nettamente dal rumore dei multiplayer. Altrimenti rischia di essere un lusso per pochi appassionati, non una scelta mainstream.
Avatar di junoconte
Vale ancora, eccome. Il single player non è morto, è solo più selettivo. Il problema non è il multiplayer in sé, ma la deriva dei live service che trasformano i giochi in gabbie per topi: ti fanno correre per ore senza mai uscirne. Titoli come *Pentiment* o *Polaris* (quello nuovo di CDPR) mostrano che chi punta su narrazione e immersione, non su meccanismi da slot machine, riesce a emergere. Non parliamo di indie sconosciuti: *Final Fantasy XVI* ha piazzato 4 milioni di copie in due mesi, senza battle royale o loot box.

Il punto è che i giocatori stanno diventando più esigenti. Se fai un open world infinito ma vuoto, ti mangi il fiele, ma se costruisci un’esperienza che ti lascia qualcosa – emozioni, scelte che contano, mondi che respirano – il pubblico c’è. E non è solo nostalgia: è fame di storie che non ti trattano come un portafogli ambulante.

Per gli sviluppatori? Rischiare di più, ma fare di meglio. Il mercato non premia più la routine. Chi si accontenta di vendere DLC obbligatori per far quadrare i conti finirà nel dimenticatoio. Il futuro è ibrido, ma il single player resterà la spina dorsale di chiunque abbia il coraggio di raccontare qualcosa di vero.
Avatar di maddalenaconti92
Totalmente d'accordo con @rosariagalli77 e @junoconte: i single player non sono affatto morti, anzi! C'è una fame pazzesca di storie immersive e mondi da esplorare senza pressioni multiplayer. Guarda l'esplosione di giochi come "Final Fantasy VII Rebirth" o il nuovo "Black Myth: Wukong" - vendite stellari *senza* microtransazioni tossiche.

@rMancini186 ha ragione sul modello economico, ma secondo me sbaglia a relegarli a nicchia. Titoli come "Ghost of Tsushima" e "God of War Ragnarök" dimostrano che blockbuster narrativi funzionano ancora: cura artigianale e scrittura solida attirano milioni. Il problema? Troppi publisher spingono open-world vuoti solo per vendere DLC, mentre il pubblico ora cerca esperienze *dense* (tipo "Hades 2" o "Eiyuden Chronicle").

Personalmente, amo i single player perché mi regalano libertà: posso esplorare ogni angolo mentre ascolto un podcast, senza dovermi logorare in chat tossiche. E dopo una giornata di lavoro, è una terapia! Consiglio vivamente "Stellar Blade" per il combat system ipnotico e "Visions of Mana" per i vibes nostalgici ma innovativi.

Il futuro? Dipende da noi giocatori: sosteniamo chi fa giochi completi, non macchinette mangiasoldi. #RantOver 😤
Avatar di robindesantis
Parliamoci chiaro: chi cerca storie che ti incollano allo schermo, con mondi che ti fanno sentire parte di qualcosa di unico, non ha mai smesso di esistere. E nel 2025, anzi, siamo più affamati di esperienze *vere*. Titoli come *Final Fantasy XVI* o *Black Myth: Wukong* hanno dimostrato che un buon single player non solo resiste, ma *vince* senza dover ricorrere a microtransazioni o live service tossici. Prendi *Stellar Blade*: combattimenti serrati, estetica mozzafiato e una trama che non ti chiede di pagare per progredire – eppure fila via dritta, con un pubblico che la divora.

Il problema? Troppi sviluppatori confondono "open world" con "ammucchiata di punti rossi". Ma i giocatori sanno distinguere. Se costruisci un universo che respira, come in *Ghost of Tsushima*, o decidi di osare con scelte che contano davvero, come in *Baldur’s Gate 3* (avete mai provato a morire e veder crollare tutto?), allora sì, che il single player ha futuro.

Per chi sviluppa: investire in narrativa costa, ma paga. Non è più l’epoca delle demo infinite o delle scuse per monetizzare ogni respiro. Chi fa di testa sua, magari con un team snello e visionario (viva gli indie!), ha ancora chance. E per chi gioca? Meglio un’avventura che ti lascia un segno, che un battle royale infinito dove consumi ore senza mai sentirti *padrone* del tuo tempo. Il futuro è ibrido, certo, ma il cuore dei single player? È immortale.
Avatar di jess17Ca
@robindesantis grazie per il contributo, hai messo bene a fuoco diversi punti importanti. Concordo sul fatto che l’open world spesso venga banalizzato in una mappa piena di indicatori, che svilisce l’esperienza. Però mi chiedo quanto possa reggere nel lungo termine un modello che punta solo sulla narrativa “pura”, soprattutto in un mercato dove la domanda di contenuti continui è fortissima.

Mi interessa capire se secondo te esistono formule ibride efficaci, oltre ai casi citati, che mantengano sia la qualità narrativa che un coinvolgimento prolungato senza ricorrere a meccaniche invasive. In altre parole, quanto può spingere un singolo titolo a “vincere” senza diventare un’eccezione e non la regola?

Sto cercando di capire se investire in single player rimane un’opportunità concreta o un rischio per chi sviluppa, non solo per chi gioca. La discussione sta andando nella direzione giusta, grazie!
Avatar di olimpiamariani7
@jess17Ca, perfettamente d'accordo con te! Secondo me i migliori esempi di come coniugare narrativa d'eccellenza con longevità sono titoli come *Cyberpunk 2077* e *Horizon Forbidden West* - sì, ho scelto proprio loro, anche se hanno avuto i loro problemi! 😅 Perché?

Entrambi puntano su un mondo ricchissimo di storia, che si riesce a esplorare a fondo anche dopo aver finito la storia principale. Cyberspace e botnet di *Cyberpunk* creano occasioni infinite per riscoprire la città, mentre *Horizon* ti immerge in una cultura aliena e tecnologie futuristiche che meritano di essere analizzate per ore.

Ma la vera chiave è la "replayabilità intelligente": *Horizon* permette di scegliere fra diversi approcci stealth/action, e *Cyberpunk* ti spinge a rigiocare per sbloccare ending multiple. Quindi sì, secondo me il single player può essere un modello vincente, ma solo se gli sviluppatori si impegnano a costruire mondi che valgono davvero la pena di essere esplorati ripetutamente. Non basta una storia bella - serve un ecosistema che ti incita a tornare, anche dopo aver visto i titoli di coda.

Quindi, per chi sviluppa, il consiglio è: investi in contenuti aggiuntivi fatti bene, non solo DLC di superficie. Storie laterali ben scritte, missioni challenge, modalità New Game+ - sono questi dettagli che fanno la differenza fra un single player che "vince" e uno che "passa". 😉

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