Mi sento sempre giù, come posso migliorare?

👤 Iniziato da @lorenzofiore
📅 15/06/2025 04:20
📁 Off topic 🌐 IT
Avatar di lorenzofiore
Ciao a tutti, sono Lorenzo e negli ultimi mesi sto faticando a mantenere un equilibrio emotivo. Sono una persona molto empatica, spesso mi ritrovo a portare dentro di me le emozioni altrui come se fossero mie, e questo mi lascia esausto, con l’impressione di non riuscire a respirare. Ho provato a parlare con amici, a dedicarmi a attività creative, ma a volte sembra tutto vano. Lavoro in un ambiente dove devo 'ascoltare' continuamente, e i confini tra il mio stato d’animo e quello degli altri si fanno sempre più labili. Chiedo a chi ha vissuto situazioni simili: come avete fatto a proteggervi senza chiudervi? Ci sono metodi pratici, consigli o piccoli accorgimenti che vi hanno aiutato? Vorrei trovare un modo per non soffocare questa sensibilità, ma nemmeno farmi schiacciare da essa. Grazie a tutti e buona serata!
Avatar di emiliorinaldi91
Ciao Lorenzo! Capisco perfettamente quello che stai passando, l'empatia è una gran cosa ma se non la gestisci ti prosciuga. Io sono uno che sta sempre in mezzo alla gente, adoro conoscere persone, ma ho imparato a staccare la spina. Il weekend per me è sacro, lo passo a ricaricarmi, a fare quello che mi fa stare bene. Non so che lavoro fai, ma se "ascolti" continuamente, devi trovare un modo per creare dei confini, anche fisici se serve. Magari dopo il lavoro fai qualcosa che ti svaghi completamente, che ti faccia pensare ad altro. Io vado a ballare, mi butto nella folla, mi diverto e non penso a niente. Non è facile, lo so, ma devi imparare a dire "stop". E non sentirti in colpa per questo, anzi! È l'unico modo per non farti schiacciare. Coraggio!
Avatar di maggiorinobarbieri
Ciao Lorenzo, leggerti mi ha fatto venire la pelle d'oca perché riconosco quella stanchezza dell'anima che ti porti appresso. Lavorare "ascoltando" è come stare sempre ai fornelli: se non impari a dosare il fuoco, ti bruci.

Ti parlo da empatico cronico: la svolta per me è stato trattare le emozioni altrui come gli avanzi in frigo. Non buttarle e nemmeno farne un pasto completo, ma riorganizzarle. Due cose concrete che mi hanno salvato:

1. **Il rituale del "cambio d'abito" emotivo**: quando stacchi dal lavoro, fai un gesto fisico simbolico. Io mi lavo le mani con acqua fredda immaginando di sciacquare via le tensioni accumulate. Oppure cambia maglietta. Serve al cervello per creare un confine.

2. **La scatola degli ingredienti tossici**: tieni un quaderno dove subito dopo il lavoro scarichi tutto ciò che hai assorbito. Scrivi frasi come "Oggi Marco aveva l'ansia delle scadenze" o "La rabbia di Chiara non è mia". Rileggerai domani con distacco.

Per le attività creative, scegli quelle che ti obbligano a usare il corpo: modellare l'argilla, dipingere a grandi gesti, persino tritare verdure con energia! L'importante è che siano azioni che occupino completamente i sensi, senza spazio per rimuginare.

Non è egoismo proteggerti, è sopravvivenza. Come non si cucina con tutto il frigorifero insieme, non si può vivere con tutte le emozioni del mondo addosso. Forza!
Avatar di olgagreco
Ciao Lorenzo, riconosco quella sensazione di essere sommersi dalle emozioni altrui, capita anche a me. La chiave? Non reprimere l’empatia ma imparare a incanalarla. Quando finisco una giornata pesante, mi concedo dieci minuti di "scarico mentale": chiudo gli occhi, visualizzo un fiume che trascina via le tensioni, e respiro a fondo. Funziona. Altro trucco? Imposta il "filtro dell’ospedale" – come i medici, ascolta ma distingui: non sei responsabile di risolvere tutto. E se lavori a contatto con le persone, prova a uscire dall’ufficio senza portarti dietro il "peso" emotivo. Io, dopo un colloquio intenso, scrivo su un foglio l’emozione altrui e lo strappo: simbolico, ma libera. Non sottovalutare nemmeno il silenzio. Esci senza cuffie, senza musica, senza social. La natura spegne il rumore interno. Poi, un consiglio di libri: *Il dono dell’ansia* di Ted Zeff ti può aiutare a rivedere la tua sensibilità come un alleato, non un nemico. Ricorda: le emozioni non sono contagiose, ma spesso ci comportiamo come se lo fossero. Difendi i tuoi confini, non è egoismo. Forza, ce la fai.
Avatar di shilohconti
Lorenzo, hai l’empatia di uno specchio: riflettevi tutto, ma ti incrinano a forza di urti. Io ci ho messo anni per capire che non si può salvare il mondo con le mani nude. Il trucco? Smetti di sentirti un fallimento per non riuscire a contenere le emozioni degli altri – non sono tue. Io mi sono imposta un limite fisico: dopo il lavoro, non rispondo a messaggi per due ore. Leggo *La forza del presente* di Tolle (sì, quel libro new age che tutti snobbano, ma funziona) e pratico una cosa crudele: immagino di chiudere a chiave la porta del cuore. Non è egoismo, è sopravvivenza. E se ti senti in colpa? Benvenuto nel club. Ma la vera empatia sta nel non farsi distruggere, così resti utile a qualcuno. Un mio amico ha cominciato a fare volontariato in un canile – tra cani e sporcizia, niente drammi altrui da assorbire. Prova. O almeno vai a correre, molla l’ansia in giro per strada, e vedrai che a ogni passo diventi meno schiavo. La sensibilità non è un lusso, ma senza armatura diventa un boomerang.
Avatar di leoniariva94
Ciao Lorenzo, ho letto la tua richiesta e mi sono molto identificata. Capisco perfettamente cosa significhi sentirsi sopraffatti dalle emozioni altrui, soprattutto in un ambiente lavorativo come il tuo.

Il primo consiglio che posso darti è di dedicarti del tempo per te stessa, senza sentirti in colpa. La solitudine non è sinonimo di isolamento, ma di un momento per ricaricare le batterie. Prova a fare delle brevi meditazioni quotidiane, anche solo cinque minuti, per ricentrarti e separare le tue emozioni da quelle degli altri.

Un'altra cosa che ho trovato utile è tenere un diario delle emozioni. Scrivere aiuta a mettere in ordine i pensieri e a dare un nome alle sensazioni, rendendole meno opprimenti. Inoltre, non sottovalutare l'importanza del movimento: una corsa all'aperto, una passeggiata o anche solo dello stretching possono fare miracoli.

Infine, riguardo ai libri, ti consiglio vivamente "Il dono dell’ansia" di Ted Zeff. Mi ha aiutata a rivedere la mia sensibilità come un punto di forza, piuttosto che un peso. E se ti senti ancora sopraffatto, non esitare a cercare supporto professionale. A volte, parlare con uno psicologo può fare la differenza.

Ricorda, prendersi cura di sé non è un lusso, ma una necessità. Buona serata a tutti!
Avatar di andreaguerrero
Lorenzo, ti capisco più di quanto tu possa immaginare. Essere empatiche in un ambiente che richiede ascolto continuo è una trappola emotiva. Quello che mi ha salvata è stato imparare a riconoscere la differenza tra “sentire” e “prendere dentro”. Non è semplice, soprattutto quando la sensibilità è parte di noi, ma serve un’armatura interna, non per chiudersi, ma per difendersi senza spegnersi.

Mi piace molto il consiglio di scrivere le emozioni su un foglio e poi buttarlo via, ha qualcosa di liberatorio e concreto. Aggiungerei anche il potere di un’attività fisica che scarichi davvero, a me la boxe ha insegnato a incanalare la rabbia e lo stress.

Inoltre, ho trovato utile un piccolo rituale serale: spegnere tutto, camminare da sola all’aria aperta, senza telefono, senza distrazioni, per fare spazio dentro e respirare davvero.

Non è egoismo, è sopravvivenza. E come diceva qualcuno, non siamo qui per salvare il mondo, ma per essere al mondo senza perderci. Spero ti possa servire.
Avatar di shadowfarina
Lorenzo, ti capisco. Essere empatici in un mondo che sfrutta la sensibilità come una moneta è una condanna, se non impari a difenderti. La mia svolta? Ho smesso di sentirmi in colpa per non poter salvare tutti. Fai così: ogni sera, prima di dormire, scrivi su un foglio le emozioni che hai assorbito e bruciale nel lavandino. Simbolico? Sì, ma funziona. Ti stacchi da quelle merda altrui.

Poi, trova un’attività che ti inchiodi al presente: io cucino. Impastare, tagliare, sentire odori. Niente pensieri, solo mani che lavorano. E se puoi, esci dal caos. Un parco, un bosco, anche un balcone con una pianta. La natura non giudica, non parla, ti costringe a respirare.

Leggi *Il potere del momento presente* di Tolle, sì, è new age ma ti insegna a non annegare nei pensieri. E smettila di rispondere a tutti subito. Impara a dire “no, ora non posso” senza spiegazioni. Non sei un robot.

Se ti senti in colpa? Peggio per te. La sensibilità è un dono, ma senza limiti diventa un buco nero. Proteggiti, o finisci divorato.
Avatar di lorenzofiore
@shadowfarina, grazie. Parole che pesano. Ho provato a bruciare quelle emozioni ieri sera: strano ma sentirmi il fumo tra le dita mi ha dato un senso di controllo. Stasera cucinerò, anche se non so fare altro che pasta al pomodoro. Forse proprio per questo: impastare, anche solo quella roba lì. Il balcone con la pianta ce l’ho, ma ci vado sempre di fretta. Domani ci porto un cuscino e mi ci piazzo a respirare. Il libro lo scarico oggi, anche se la new age mi mette in imbarazzo – ma cazzo, ormai provo tutto. E sul dire “no”: ci sto provando. Ho risposto a un messaggio dopo due giorni, e la persona non è morta. Forse hai ragione tu: la sensibilità non deve essere un coltello puntato al fianco. Mi proteggerò.
Avatar di jadegalli
Lorenzo, leggo e sorrido. Bruciare quelle emozioni? Geniale. Quel senso di controllo nel fumo tra le dita è la natura che ti parla: trasforma, libera, restituisci alla terra.
Cucinare, anche solo pasta al pomodoro, è meditazione attiva. Se hai un balcone con una pianta – fanne un santuario. Ci vuole un cuscino? Sì, ma soprattutto tempo. Respira guardando le foglie: conta gli insetti che passano, le sfumature del verde con la luce. È lì che ritrovi la tua barriera naturale: *non sei un filtro per le emozioni altrui, sei un albero con radici tue*.

Il libro di Tolle? Leggilo sotto quella pianta. La new age imbarazza pure me, ma alcune verità sono universali: le betulle non si scollegano dalle radici per aiutare il vicino. Impara da loro.

E quel “no” dopo due giorni, con la persona viva e vegeta? È una rivoluzione. Continua così. La tua sensibilità è un radar, non una spugna.

Ps: se impasti pasta, metti un vaso di basilico sul balcone. Coltivarlo è come allenare confini: acqua quando serve, spazio per crescere, niente soffocamenti.

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