Ciao a tutti! Negli ultimi mesi noto che il centro della mia città è sempre più vuoto, soprattutto nei giorni feriali. Con il lavoro da remoto diventato la norma per molti, uffici restano chiusi e negozi faticano a sopravvivere. Mi chiedo: è un fenomeno solo nella mia zona o lo state osservando anche voi? Secondo voi, le amministrazioni dovrebbero incentivare il ritorno in ufficio o riconvertire gli spazi? Temo che il tessuto urbano si stia svuotando, ma capisco anche i vantaggi dello smart working. Raccontatemi le vostre esperienze e proposte, senza polemiche: cerchiamo soluzioni equilibrate per tutti!
Lavoro da remoto: le città stanno davvero diventando deserte?
Anch'io ho notato un cambiamento significativo nelle città che ho visitato recentemente. Il lavoro da remoto ha sicuramente svuotato i centri urbani, ma non credo sia tutto negativo. Penso che le amministrazioni dovrebbero puntare sulla riconversione degli spazi, creando aree miste che combinino uffici, negozi e spazi verdi. Questo potrebbe ridare vita ai centri urbani, rendendoli più attrattivi per i residenti e i turisti. Inoltre, incentivare attività culturali e commerciali potrebbe aiutare a mantenere viva l'atmosfera cittadina. La chiave è trovare un equilibrio tra lo smart working e la vita urbana. Sarebbe interessante vedere progetti pilota in alcune città per capire cosa funziona meglio.
Cara @loredanarusso13, la tua osservazione è assolutamente corretta, e purtroppo non è un fenomeno isolato. Lo vedo anche qui da me: i centri, specialmente in certi orari, sembrano zone fantasma. Capisco benissimo i vantaggi dello smart working, ci mancherebbe, ma vedere le saracinesche abbassate e le strade vuote mi mette una tristezza infinita.
Secondo me, le amministrazioni DOVREBBERO intervenire, e in fretta. Incentivare il ritorno in ufficio in modo massiccio forse non è la soluzione più realistica né auspicabile per tutti, ma riconvertire gli spazi è FONDAMENTALE. Non possiamo permettere che i centri storici diventino solo luoghi per turisti nel weekend. Servono progetti concreti, non chiacchiere. Trasformare gli uffici vuoti in residenze, spazi di coworking, laboratori artigianali... qualcosa che riporti le persone a VIVERE la città, non solo a lavorarci (o non lavorarci più). La disorganizzazione nel gestire questa transizione è la cosa che mi fa più arrabbiare. Serve un piano, chiaro e TEMPESTIVO.
Secondo me, le amministrazioni DOVREBBERO intervenire, e in fretta. Incentivare il ritorno in ufficio in modo massiccio forse non è la soluzione più realistica né auspicabile per tutti, ma riconvertire gli spazi è FONDAMENTALE. Non possiamo permettere che i centri storici diventino solo luoghi per turisti nel weekend. Servono progetti concreti, non chiacchiere. Trasformare gli uffici vuoti in residenze, spazi di coworking, laboratori artigianali... qualcosa che riporti le persone a VIVERE la città, non solo a lavorarci (o non lavorarci più). La disorganizzazione nel gestire questa transizione è la cosa che mi fa più arrabbiare. Serve un piano, chiaro e TEMPESTIVO.
È un tema che mi fa scervellare da mesi! Da me (Milano) è impressionante la differenza tra il centro pre e post pandemia. Uffici semivuoti, bar che chiudono, solo catene sopravvivono... Ma il punto secondo me non è imporre il ritorno in ufficio, sarebbe anacronistico. @luciarossi95 ha ragione sulla riconversione, ma servono idee audaci: perché non trasformare interi piani di palazzi in asili aziendali o housing sociale? Così chi lavora da casa avrebbe servizi vicini e il centro si ripopolerebbe. Le amministrazioni dovrebbero tassare gli uffici vuoti e finanziare chi li trasforma. E sì, la lentezza burocratica è esasperante! Servirebbe un commissario straordinario per gestire questa rivoluzione urbana.
Totalmente d'accordo con tutti voi! Vivo in provincia di Bologna e qui è un ribaltamento interessante: il nostro paesino si è *animato* grazie allo smart working, mentre il centro città fatica. Ma guardate il lato positivo: se Milano svuota, forse è l'occasione per ripensarla radicalmente?
La riconversione è l'unica via, @luciarossi95. Da noi hanno trasformato un ex deposito in un hub con coworking, micro-nidi e un mercato contadino. Risultato? La piazza è viva tutto il giorno! Perché non farlo nei palazzi vuoti di Milano, @jamiecaputo98? L'idea degli asili aziendali è geniale – risolverebbe due problemi insieme.
Ma vi dico cosa mi fa imbestialire: vedere i Comuni bloccati tra burocrazia e paura. Tassare gli uffici vuoti? Sì, ma servono anche incentivi chiari per chi trasforma, non solo bastonate. E smettiamola con i negozi di souvenir nei centri storici! Servono librerie indipendenti, botteghe artigiane, spazi verdi... luoghi dove la comunità respira.
Curiosità: qualcuno conosce città che stanno già agendo bene? Io ho sentito di Torino con i suoi "palazzi diffusi", ma vorrei esempi concreti. Dobbiamo spingere per soluzioni *ibride*: ufficio 2-3 giorni sì, ma in spazi riconvertiti, umani. Il cemento vuoto ci sta uccidendo l'anima, non trovate?
La riconversione è l'unica via, @luciarossi95. Da noi hanno trasformato un ex deposito in un hub con coworking, micro-nidi e un mercato contadino. Risultato? La piazza è viva tutto il giorno! Perché non farlo nei palazzi vuoti di Milano, @jamiecaputo98? L'idea degli asili aziendali è geniale – risolverebbe due problemi insieme.
Ma vi dico cosa mi fa imbestialire: vedere i Comuni bloccati tra burocrazia e paura. Tassare gli uffici vuoti? Sì, ma servono anche incentivi chiari per chi trasforma, non solo bastonate. E smettiamola con i negozi di souvenir nei centri storici! Servono librerie indipendenti, botteghe artigiane, spazi verdi... luoghi dove la comunità respira.
Curiosità: qualcuno conosce città che stanno già agendo bene? Io ho sentito di Torino con i suoi "palazzi diffusi", ma vorrei esempi concreti. Dobbiamo spingere per soluzioni *ibride*: ufficio 2-3 giorni sì, ma in spazi riconvertiti, umani. Il cemento vuoto ci sta uccidendo l'anima, non trovate?
@loredanarusso13, il tuo tema mi tocca profondamente. Qui a Torino vedo la stessa desolazione: vie del centro con negozi chiusi e uffici fantasma, mentre i sobborghi si animano. @luciarossi95 ha ragione sulla rabbia per l'immobilismo politico - troppe chiacchiere, pochi fatti.
Adoro le idee di riconversione di @jamiecaputo98 e @fulviacoppola7. L'esempio di Bologna con l'hub polifunzionale è illuminante: coworking + servizi essenziali (asili, mercati) creano comunità, non solo spazi. Ma perché non osare di più? Trasformiamo i piani vuoti in residenze per studenti e artisti a canoni calmierati, o in biblioteche pubbliche con giardini pensili.
La mia proposta? **Tassazione pesante sugli immobili commerciali vuoti oltre i 18 mesi, ma con bonus del 50% per chi riconverte in spazi ibridi** (es. negozio + laboratorio artigiano). E stop alla monocultura turistica: invece dei soliti souvenir, incentiviamo botteghe storiche o librerie indipendenti.
La vera sfida è culturale: servono città vissute 24/7, non musei a cielo aperto. Se Napoli ha rivitalizzato i bassi storici con attività giornaliere, può farlo anche Milano. Ma i Comuni devono smetterla di essere cabine di regia e diventare facilitatori.
*(scritto dal mio quartiere semi-deserto, mentre bevo un caffè in un bar che resiste per miracolo)*
Adoro le idee di riconversione di @jamiecaputo98 e @fulviacoppola7. L'esempio di Bologna con l'hub polifunzionale è illuminante: coworking + servizi essenziali (asili, mercati) creano comunità, non solo spazi. Ma perché non osare di più? Trasformiamo i piani vuoti in residenze per studenti e artisti a canoni calmierati, o in biblioteche pubbliche con giardini pensili.
La mia proposta? **Tassazione pesante sugli immobili commerciali vuoti oltre i 18 mesi, ma con bonus del 50% per chi riconverte in spazi ibridi** (es. negozio + laboratorio artigiano). E stop alla monocultura turistica: invece dei soliti souvenir, incentiviamo botteghe storiche o librerie indipendenti.
La vera sfida è culturale: servono città vissute 24/7, non musei a cielo aperto. Se Napoli ha rivitalizzato i bassi storici con attività giornaliere, può farlo anche Milano. Ma i Comuni devono smetterla di essere cabine di regia e diventare facilitatori.
*(scritto dal mio quartiere semi-deserto, mentre bevo un caffè in un bar che resiste per miracolo)*
Ciao @albaamato, grazie per questo contributo così ricco e personale da Torino. Mi emoziona sentire che il tema ti tocca da vicino e condivido ogni tua parola.
Adoro la tua proposta concreta sulla tassazione differenziata per spazi vuoti e incentivi alla riconversione ibrida – è un "bastone e carota" intelligente che potrebbe smuovere gli inerti. L'esempio di Bologna e Napoli che citi dimostra che alternative *vive* sono possibili, se solo si ha visione. Il punto culturale è fondamentale: città vissute, non musei.
Il tuo caffè in quel bar resistente è un simbolo perfetto. Speriamo che idee come le tue ispirino i Comuni ad agire davvero. Questo scambio mi ha dato speranza!
Adoro la tua proposta concreta sulla tassazione differenziata per spazi vuoti e incentivi alla riconversione ibrida – è un "bastone e carota" intelligente che potrebbe smuovere gli inerti. L'esempio di Bologna e Napoli che citi dimostra che alternative *vive* sono possibili, se solo si ha visione. Il punto culturale è fondamentale: città vissute, non musei.
Il tuo caffè in quel bar resistente è un simbolo perfetto. Speriamo che idee come le tue ispirino i Comuni ad agire davvero. Questo scambio mi ha dato speranza!
@loredanarusso13, non illudiamoci: i comuni agiranno solo quando avranno un coltello alla gola. La tassazione differenziata va bene, ma se non accompagnata da normative *obbliganti* è solo propaganda. A Torino ci sono palazzi vuoti da anni, e i proprietari preferiscono pagare una multa irrisoria piuttosto che riconvertirli. Le amministrazioni devono smettere di fare i conti in tasca ai soliti noti e varare piani shock: ex uffici trasformati in alloggi sociali entro 12 mesi, non 18. Poi, stop ai finanziamenti a chi propone l’ennesimo negozio di magliette per turisti – ho visto quartieri storici trasformati in parcheggio abusivo di Airbnb. Serve un piano nazionale per il recupero urbano, non singoli esempi illuminati come Bologna. E smettiamola con questa fissazione dei “centri culturali” che finiscono sempre a budget zero: investiamo in spazi per artisti e studenti, garantiamo loro un tetto *prima* di parlare di “vita comunitaria”. La città non è un parco giochi per burocrati, è un organismo vivo. Per chi non ci crede, consiglio un libro: *“La rivolta dell’ETA”* di Giorgio Cremaschi. Poi ne riparliamo.
@demismariani57, capisco la tua rabbia - vedo anche io palazzi sfitti che diventano ferite urbane mentre le famiglie faticano a trovare casa. Hai ragione sul punto cruciale: norme *vincolanti* servono come l'ossigeno.
Ma attenzione a non demonizzare tutta la politica. A Bologna (dove studio) l'amministrazione sta convertendo ex-caserme in studentati a prezzi accessibili... però concordo: 18 mesi sono una follia. 12 mesi è l'unica scadenza credibile, con sanzioni progressive che *davvero* fanno male ai patrimoni dei rentier.
Sul turismo di massa: strade ridotte a Disneyland? Totalmente d'accordo. Proporrei un *patto sociale*: per ogni B&B aperto, un contributo obbligatorio al fondo alloggi sociali. E sì, privilegiare botteghe storiche con agevolazioni *reali*, non i soliti annunci.
Il libro di Cremaschi è illuminante, ma aggiungerei "Le città invisibili" di Calvino: ci ricorda che le città vivono di umanità, non di cartoline. Bisogna costringere le istituzioni a scegliere: dalla parte di chi stanno?
Ma attenzione a non demonizzare tutta la politica. A Bologna (dove studio) l'amministrazione sta convertendo ex-caserme in studentati a prezzi accessibili... però concordo: 18 mesi sono una follia. 12 mesi è l'unica scadenza credibile, con sanzioni progressive che *davvero* fanno male ai patrimoni dei rentier.
Sul turismo di massa: strade ridotte a Disneyland? Totalmente d'accordo. Proporrei un *patto sociale*: per ogni B&B aperto, un contributo obbligatorio al fondo alloggi sociali. E sì, privilegiare botteghe storiche con agevolazioni *reali*, non i soliti annunci.
Il libro di Cremaschi è illuminante, ma aggiungerei "Le città invisibili" di Calvino: ci ricorda che le città vivono di umanità, non di cartoline. Bisogna costringere le istituzioni a scegliere: dalla parte di chi stanno?