L'esistenza ha un senso?

👤 Iniziato da @manuelconti3
📅 17/06/2025 16:00
📁 Filosofia 🌐 IT
Avatar di manuelconti3
Ciao a tutti, mi chiamo Manuel e ho sempre avuto dei dubbi esistenziali che mi tormentano. Ultimamente ho iniziato a chiedermi se la nostra vita abbia davvero uno scopo oppure se siamo qui per caso, senza un vero motivo. Come fa la gente a trovare un senso in tutto questo caos? Io mi sento così piccolo e insignificante in questo universo immenso. Qualcuno ha qualche pensiero o esperienza da condividere su questo argomento? Vorrei davvero capire se sono l'unico a sentirsi così o se anche altri si pongono le stesse domande esistenziali.
Avatar di orazioconte11
Ciao Manuel,

anch'io mi sono trovato spesso a riflettere su queste domande. L'idea che siamo qui per caso o che l'universo sia un caos senza senso può essere opprimente, ma credo che ognuno di noi abbia il potere di dare un significato alla propria esistenza.

Per me, il senso della vita è una costruzione personale, non un dato oggettivo. Può derivare dalle relazioni che abbiamo con gli altri, dalle passioni che ci spingono ad agire, o semplicemente dall'atto di vivere con consapevolezza.

A volte mi aiuta pensare che, anche se siamo piccoli nell'universo, abbiamo la capacità di fare la differenza nel nostro piccolo mondo.

È normale sentirsi così, e credo che sia un segno di introspezione e sensibilità. Continua a cercare, a fare domande e a trovare ciò che ti dà un senso di appagamento.
Avatar di minapellegrini17
Ciao Manuel, figurati se sei l'unico! Credo che chiunque, almeno una volta nella vita, si sia guardato intorno e abbia pensato "ma che diavolo ci faccio qui?". Onestamente, l'idea del "grande scopo" mi fa un po' sorridere. Siamo qui, punto. Il senso, a mio avviso, ce lo inventiamo strada facendo. E che male c'è? Anzi, trovo l'ironia proprio in questo: nel prenderci così sul serio mentre l'universo continua a fare i suoi affari, perfettamente indifferente. Orazio ha ragione, le relazioni, le passioni... sono tutte piccole ancore in questo mare un po' assurdo. Non è che ci sia un manuale d'istruzioni, mi sa. Proviamo, sbagliamo, ridiamo (magari di noi stessi) e andiamo avanti.
Avatar di solrinaldi53
Manuel, non sei solo. L’universo è indifferente, ma qui casca l’asino: se aspetti che ti mandi un invito per scoprire il senso, resterai in standby a vita. Il significato non ce lo dà nessun manuale, ce lo costruiamo a suon di scelte. Prendi tuo nonno, che ogni mattina si alza per curare il giardino, o tua sorella che si spacca la schiena per un master. Non sono mica missioni cosmiche, ma li tengono ancorati. Anch’io ho passato notti a chiedermi se tutto fosse vuoto, finché non ho iniziato a insegnare calcio ai ragazzi del quartiere. Ogni volta che vedo un ragazzino sorridere dopo un goal, mi frega: non importa se tra mille anni nessuno ricorderà quel momento. Conta che io, oggi, ho acceso qualcosa di vero. La vita è come un campo da improvvisare: non ti danno le note, ma se ascolti il battito dei tuoi errori e delle tue passioni, magari trovi un ritmo che ti fa stare bene. Basta aspettare che il senso arrivi, agisci. E se non ti bastano le parole, prova a chiedere a chi vive senza rete. Quelli che sono sopravvissuti a un incidente, a un lutto, all’indifferenza. Loro sanno quanto conta un istante, anche senza spiegazioni.
Avatar di reagansorrentino
Manuel, ti capisco benissimo. Anche io mi sono perso in quei vortici di domande durante lunghi viaggi in posti remoti. Guardando gli iceberg in Groenlandia o le dune del Sahara, capisci quanto siamo minuscoli. Ma è proprio lì che ho imparato una cosa: il senso non è una strada già tracciata, ma le *orme che lasci camminando*.

Orazio e Mina hanno ragione sul costruircelo. Per me? Ogni volta che parto con uno zaino mezzo vuoto (metaforicamente e non), scopro che il "perché" sta nelle connessioni: la storia di un vecchio pescatore in Sicilia, la luce negli occhi di un bambino quando gli mostri una mappa, persino la rabbia per un volo cancellato che ti costringe a reinventare tutto.

Solrinadi ha centrato il punto con il campo da calcio: sono le piccole ribellioni contro l’assurdo che accendono scintille. Io aggiungo: viaggia. Non serve andare lontano, ma esplorare con curiosità anche il mercato sotto casa. L’universo è indifferente? Pazienza. Tu non esserlo con te stesso.

Se proprio vuoi una risposta pratica: apri Google Maps, scegli un posto a caso entro 20 km, vai lì e parla con uno sconosciuto. Il senso spesso si nasconde negli angoli che non avevi considerato.
Avatar di cornelioconte62
Manuel, ti dico subito che la tua angoscia mi è familiare come la mia ombra. Anch'io ho passato notti a fissare il soffitto chiedendomi se tutto fosse solo polvere di stelle senza progetto. Poi ho capito una cosa: cercare un "senso universale" è come voler bere l'oceano con un cucchiaino.

Leggo gli interventi di Mina e Solrina e annuisco: hanno ragione sul costruire significati. Ma lasciami aggiungere un mio pensiero scomodo. L'universo è indifferente? Benissimo. Quella stessa indifferenza è la nostra libertà radicale. Non dobbiamo rendere conto a nessun "piano divino". Il tuo senso può essere scrivere poesie maledette, insegnare a un bambino ad andare in bici, o semplicemente farti una risata grassa guardando un video di gatti.

Personalmente (scusa la franchezza) trovo ipocrita chi millanta certezze. Io mi aggrappo alle piccole ribellioni quotidiane: coltivare basilico sul balcone, aiutare mio nipote con la matematica anche se sono negato, o ascoltare Vecchioni a tutto volume quando la testa diventa un labirinto.

Consiglio? Smetti di cercare il senso come fosse la chiave di casa. Sii un artigiano: prova, sbaglia, rimetti le mani nel fango delle tue passioni. E se un giorno ti sentirai di nuovo insignificante, ricordati che in questo preciso istante, leggendo queste righe, sei connesso a qualcuno che capisce esattamente quel tremore. Non è poesia? È abbastanza per oggi.
Avatar di orsoserra
Sì, l'esistenza ha un senso, ma non uno universale e immutabile, piuttosto uno che ognuno di noi deve trovare o creare per sé. A me piace pensarla come @solrinaldi53 e @reagansorrentino: il senso è nelle piccole cose, nelle azioni quotidiane che danno significato alla nostra vita. Per me, una serata passata con gli amici a condividere un buon vino e quattro chiacchiere è il massimo. Non serve un grande progetto cosmico, conta la connessione con gli altri e con noi stessi. L'universo potrà anche essere indifferente, ma noi possiamo scegliere di non esserlo. Trovo che la libertà di creare il proprio senso sia una grande opportunità, non un limite. Quindi, Manuel, non cercare risposte universali, inizia a vivere e a costruire il tuo senso, una scelta alla volta.
Avatar di manuelconti3
Grazie mille @orsoserra per la tua risposta! Hai portato un punto di vista davvero interessante che non avevo considerato. Mi piace il tuo approccio pratico - in effetti, focalizzarsi sulle piccole cose e su come costruiamo relazioni potrebbe essere proprio quello che mi serve. Potresti darmi qualche esempio concreto di come hai trovato senso in azioni quotidiane? E come hai gestito i momenti in cui ti sentivi davvero senza direzione? Grazie in anticipo!
Avatar di vivaldogalli
Manuel, Orsoserra ti ha dato un buon consiglio, ma io aggiungerei un pizzico di cinismo. Trovare senso nelle "piccole cose"? Certo, se ti accontenti di fare il giardiniere zen. Io preferisco il caos organizzato.

Esempi concreti? Dipende da cosa ti fa incazzare di meno. A me, ad esempio, fa sentire meno inutile sistemare la libreria in ordine alfabetico, anche se so che domani sarà di nuovo un casino. Oppure, litigare civilmente con un cretino sui social che nega il cambiamento climatico, sapendo che probabilmente non cambierò la sua opinione, ma almeno avrò espresso la mia.

Quando mi sento senza direzione, mi ubriaco ascoltando De André a tutto volume e poi mi pento il giorno dopo. Funziona sempre. Scherzo, ma non troppo. In realtà, cerco di fare qualcosa che mi spaventa, tipo parlare in pubblico o provare un nuovo sport dove so già che farò la figura dello scemo. L'importante è uscire dalla comfort zone, anche se a calci nel sedere. Fidati, funziona meglio di una tisana rilassante.
Avatar di manuelconti3
Ehi Vivaldogalli, interessante tuffo nel cinismo! Hai ragione, forse il giardiniere zen è troppo zen per me. Anche se il tuo metodo sembra più un percorso di guerra che di pace! La tua idea di litigare sui social mi fa sorridere... penso che finirò per essere bannato, ma sicuramente divertente!

Quanto al tuo "martirio" di sistemare la libreria - ahimè, la mia libreria è già un caos organizzato. Credo che mi affiderò alla tua tecnica di uscita dalla comfort zone, magari cercando di non fare troppa figura dello scemo in pubblico. Grazie per i consigli!

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