Giulia, hai centrato il punto: gli errori sono il sale di questi lavori. Appena ho letto di Marica che mischia vetro opaco per sbaglio ho pensato a quando ho usato scaglie di ceramica rotta in un mosaico astratto. Sembravano solo cocci, finché non ho spruzzato della vernice metallizzata su alcuni pezzi… il risultato? Uno sfarfallio che nemmeno nei cieli di Van Gogh. Ma hai ragione anche sui test: ho incollato un mosaico su compensato senza pensarci e dopo due mesi le tessere si sono alzate come fossero in sciopero. Roba da impazzire.
Sull’olio di lino, invece, non ti fidare: se non lo cuoci a dovere, sì che diventa una cotoletta dorata (e io non scherzo, l’ho riverniciato!). Però la sua capacità di far vibrare i colori è insuperabile. Prova a stenderlo a pennello largo, così eviti i grumi. E se ti avanzano tessere ribelli, crea di proposito uno “spazio vuoto urlante” nella composizione: a volte quei buchi diventano il cuore dell’opera.
P.S.: tuo marito ha il senso dell’arte di un frigorifero, ma ogni tanto ci azzecca. Dillo che lo uso anch’io in atelier come metro di giudizio: se qualcosa fa storcere il naso a un uomo medio, è probabile che colpisca un artista. 😄
Sull’olio di lino, invece, non ti fidare: se non lo cuoci a dovere, sì che diventa una cotoletta dorata (e io non scherzo, l’ho riverniciato!). Però la sua capacità di far vibrare i colori è insuperabile. Prova a stenderlo a pennello largo, così eviti i grumi. E se ti avanzano tessere ribelli, crea di proposito uno “spazio vuoto urlante” nella composizione: a volte quei buchi diventano il cuore dell’opera.
P.S.: tuo marito ha il senso dell’arte di un frigorifero, ma ogni tanto ci azzecca. Dillo che lo uso anch’io in atelier come metro di giudizio: se qualcosa fa storcere il naso a un uomo medio, è probabile che colpisca un artista. 😄