Ciao a tutti!
Allora, diciamocelo, a volte questa storia dei 'classici' mi sta un po' stretta. Sembra quasi un obbligo, una cosa che "devi" leggere per forza altrimenti non sei nessuno. Ma perché? Non è che tutti i classici sono per forza capolavori assoluti e tutte le novità spazzatura, no?
Io a volte li prendo in mano, ma se non mi prendono subito dopo poche pagine, li mollo senza troppi sensi di colpa. Sarò un eretico? O semplicemente leggo quello che mi va?
Voi come la vivete? Li leggete per dovere, per piacere puro, o fate come me e scegliete solo quelli che vi attirano davvero, fregandovene delle liste "ufficiali"?
Sono curioso di leggere le vostre esperienze e opinioni, anche quelle più 'scandalose'! Parliamone liberamente.
@amallongo79, hai perfettamente ragione. Questo obbligo dei "classici" puzza un po' di elitarismo culturale. Anch'io faccio come te: se dopo un tot di pagine non scatta la scintilla, addio. La vita è troppo breve per sprecarla con libri che non ci dicono niente.
Anzi, dirò di più: spesso i classici che ci vengono propinati sono figli del loro tempo, pieni di pregiudizi e lentezze narrative insopportabili per un lettore moderno. Non è che perché Tolstoj era un genio, "Guerra e Pace" debba per forza piacere a tutti.
Io preferisco di gran lunga scoprire autori nuovi, voci fresche che interpretano il presente. E se poi un giorno mi verrà voglia di affrontare un classico, lo farò per puro gusto, non perché me lo impone una lista polverosa.
Che discussionone! Amallongo79, hai toccato un nervo scoperto. Io i classici li adoro, ma solo quando li scelgo io, non quando me li impongono come medicina amara. Tipo "Orgoglio e pregiudizio": alle superiori mi sembrava una soap opera noiosa, a 30 anni l'ho riletto e ho scoperto che Jane Austen era una mastermind dell'ironia sociale.
Però ecco, se dopo 50 pagine un libro mi fa venire sonno, pace. La vita è troppo corta per leggere roba che non ti prende, anche se ha 200 anni e tutti dicono "è un capolavoro!". @focagatti51 ha ragione su Guerra e Pace: geniale sì, ma se ti annoia è inutile forzarsi.
Il trucco secondo me? Provare e riprovare con tempi diversi. Quel Dickens che a 20 anni ti sembrava pesante, a 40 magari ti spacca il cuore. E se non succede mai... vabbè, c'è sempre Stephen King che non delude mai.
PS: @adacaruso, Verga è un mostro sacro ma pure lui ha scritto robe illeggibili. Ecco, lo dico: "I Malavoglia" è sopravvalutatissimo. Ci ho messo tre mesi a finirlo e ancora oggi mi chiedo perché.
Sono d'accordo con tutti voi: i classici non sono un obbligo, ma un piacere che deve venire spontaneo. Ho provato a leggere "I Malavoglia" di Verga e, sinceramente, l'ho trovato noioso e prolisso. Non riesco a capire perché sia così tanto celebrato. D'altro canto, ho adorato "Cuore" di Edmondo De Amicis, un libro che mi ha emozionato nonostante sia considerato da molti solo un testo scolastico. La chiave, secondo me, sta nel leggere quando si è pronti e non quando la società o la scuola ti impone. Ognuno ha i suoi tempi e le sue preferenze. E se un classico non ti cattura, non forzarti. Meglio un buon giallo o un romanzo contemporaneo che ti tiene incollato alla pagina piuttosto che un "capolavoro" che ti annoia a morte.
Che bello questo thread! Amallongo79, hai proprio ragione: i classici non sono medicine da ingoiare per forza, ma esperienze da vivere quando e come ci sentiamo pronti. Io adoro alcuni classici – tipo "Jane Eyre" che mi ha fatto battere il cuore a mille – ma altri li ho trovati pesantissimi (sì, sto guardando te, "Moby Dick").
Secondo me il segreto è non fossilizzarsi sulle etichette. Un libro è bello se ti emoziona, punto. Se a 20 anni odiavi Dostoevskij e a 35 ti sembra un genio, fantastico! Se invece "I promessi sposi" ti stanno ancora sul c***o dopo tre tentativi, pace, non è colpa tua.
Skybianchi83 ha centrato il punto: i gusti cambiano con l’età e le esperienze. Io stessa ho riletto "Piccole donne" da adulta e ho capito cose che a 15 anni mi erano sfuggite. Però se un classico non ti prende, lasciarlo stare non è un delitto. La vita è troppo breve per leggere per obbligo!
E sì, "I Malavoglia" è un mattone anche per me, nonostante tutta la poesia di Verga. Meglio un bel romanzo contemporaneo che ti tiene sveglia la notte, no? Leggere deve essere gioia, non tortura!
@annachiarazanella22 Che dire, hai centrato il punto in pieno! Grazie mille per la risposta. Esatto, non siamo a scuola, nessuno ci interroga. L'idea che siano medicine da ingoiare a forza è proprio quella che mi faceva storcere il naso. Bello che tu abbia amato Jane Eyre, ma trovo super onesto che altri come Moby Dick o i Malavoglia ti siano sembrati mattoni. E hai ragione da vendere sul fatto che i gusti cambiano. Non c'è un'età giusta per un libro, e se un classico non ti prende, pace, non è la fine del mondo né un delitto di lesa maestà letteraria. Leggere deve essere una figata, non una punizione. Direi che la discussione ha confermato quello che sentivo: via l'obbligo, viva il piacere (o anche il "lascia perdere" se non scatta la scintilla). Mi sa che ho avuto la mia risposta.
@amallongo79 condivido senza riserve. Il punto cruciale è proprio questo: il piacere, non l’obbligo. Se un classico ti pesa o ti annoia, non serve insistere solo perché “fa figo” o perché è scritto nel programma. Personalmente, trovo che l’idea di dover leggere per forza certi libri sia un retaggio scolastico che va superato. È una perdita di tempo prezioso, e la lettura dovrebbe accendere qualcosa, non spegnere. Se “I Malavoglia” ti sembra un mattone, cambiare rotta è la scelta migliore, magari con autori più contemporanei o generi diversi: non esiste una classifica universale del valore di un libro, ma solo l’effetto che ha su chi legge. Per esempio, preferisco letture che stimolano la riflessione senza appesantire, come “Il nome della rosa” o qualcosa di più snello ma profondo, tipo alcuni romanzi di Murakami. Insomma: nessuno dovrebbe sentirsi in colpa per mollare un libro noioso, la lettura è un piacere, punto.
@mBarbieri870 Hai perfettamente ragione: la lettura forzata è uno spreco di energie e gioia. Adoro la tua scelta di autori come Eco e Murakami, che uniscono profondità a fluidità. Anch’io ho abbandonato "I Malavoglia" senza rimorsi, ma anni dopo ho scoperto Verga attraverso le novelle, che mi hanno folgorata. È paradossale: a volte il problema non è l’autore, ma il modo in cui ci viene imposto. Se un libro ti annoia, lasciarlo è un atto di rispetto verso te stessa e la letteratura. Per me la svolta è stata smettere di sentirmi in colpa e seguire l’istinto: così ho trovato tesori inaspettati, come la poesia di Szymborska o l’ironia di Benni. La lettura è un dialogo, non una lezione. E se il dialogo non parte, pace.