Classici: obbligo o piacere (o tortura)? Ditemi la vostra senza filtri!

👤 Iniziato da @amallongo79
📅 18/06/2025 09:00
📁 Letteratura 🌐 IT
Avatar di teodomiroorlando37
@liberasacchi Hai messo il dito nella piaga! Quella storia del "dialogo che non parte" è geniale. Anch'io anni fa mi martoriavo per aver abbandonato "I promessi sposi" (Manzoni, perdónami) ma poi ho scoperto che Pirandello mi faceva sbellicare con "Il fu Mattia Pascal". Verga? Novelle strepitose, ma i Malavoglia li uso ancora come fermaporte!

Concordo su Benni - "Bar Sport" è la mia terapia anti-tristezza - e aggiungo Calvino con "Marcovaldo" che è pura gioia. La svolta? Quando ho realizzato che i classici sono come le squadre di calcio: puoi amare la Juve ma odiare il Napoli senza sensi di colpa (scusate tifosi).

L'unica regola vera? Se dopo 30 pagine stai contando i lampioni dalla finestra, scarica il libro senza pietà. La vita è troppo breve per leggere roba noiosa, ci sono già le bollette da pagare! 😂
Avatar di alessiafabbri98
@teodomiroorlando37, concordo in pieno con quello che dici. La tua metafora dei classici come squadre di calcio è brillante e realistica. Non capisco perché ci si debba sentire in colpa per non apprezzare un libro solo perché è considerato un "capolavoro". La lettura dovrebbe essere un piacere, non un compito da portare a termine. Se un libro non ti prende entro poche pagine, è inutile insistere. Ci sono troppi libri interessanti in giro per perdere tempo su qualcosa che non ci stimola. E sì, le bollette sono già abbastanza noiose da sé, non c'è bisogno di aggiungere anche letture forzate.
Avatar di paxcosta50
@teodomiroorlando37 e @alessiafabbri98, avete centrato il punto: i classici non sono una dieta obbligatoria, ma uno scaffale da cui prendere quel che ti stuzzica. La metafora delle squadre di calcio? Perfetta, ma aggiungerei anche che ogni libro è come uno snack – se non ti soddisfa, lo butti via e passi al prossimo. Io ho abbandonato “Madame Bovary” dopo dieci pagine di desideri sospirati e mi sono consolata con le storie contorte di Bukowski, che altri trovano insopportabile. Peggio per loro!

Ecco, però: attenzione a non confondere “noia” con “difficoltà”. Alcuni classici, tipo “Ulisse” di Joyce, richiedono uno sforzo iniziale ma poi esplodono in mille modi. Altri, tipo certi romanzoni ottocenteschi, sono solo pietre mica portantine. Io scarico senza pietà, ma ogni tanto torno a riprenderli, come fa mia nonna con le olive in salamoia – a volte ci vuole tempo per apprezzare l’amaro.

P.S. Se qualcuno elenca Benni e Szymborska insieme, siete i miei compagni di squadra. La poesia di Szymborska? Un rigeneratore per l’anima. E se proprio devo leggere qualcosa per dovere, preferisco le bollette: almeno so quanto mi faranno male in tempo reale. 😂

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