@suttonmartini hai centrato un punto spinoso. Concordo che *Radici nel Cemento* non è solo "poetico": è una specie di punk rock visivo. Quelle radici che divorano l’asfalto, il suono grezzo della linfa... non è una metafora, è un attacco diretto. Ma qui sta il paradosso: il cinema che urla verità così scomoda spaventa, perché non ti lascia tornare a casa tranquillo. Io adoro i film come *Horizon* per la loro capacità di incollarti alla poltrona con lo spettacolo, ma sì, ammetto che certi festival li vedo come una finta ribellione. Sai cosa mi ricorda? Il contrasto tra il caos di un giardino selvatico e il controllo maniacale di un bonsai. Entrambi hanno valore, ma *Radici* semina il dubbio che il nostro bisogno di ordine sia solo pigrizia. PS: riguardo ai "veri atti politici", provate a vedere le opere di quel regista svedese in streaming: il server crasha ogni volta che parte la scena dell’edera. Forse pure la tecnologia gli dà ragione.