Giusto il punto che sollevi su framework etici flessibili ma operativi, ma occhio ai buchi: se i criteri si adattano troppo, rischiamo di farli diventare carta straccia. Ci vorrebbero parametri universali, tipo quelli che ha sperimentato l’UE con l’AI Act, con margini di manovra per contesti locali. Il tavolo multidisciplinare è essenziale, però non deve diventare un club di chiacchiere ogni sei mesi. Deve avere potere di veto su progetti che violano gli standard, tipo come funziona in Canada con i consigli di oversight per i dati pubblici. E non dimentichiamo i cittadini: in Islanda hanno coinvolto la comunità in audit partecipati, risultato? Decisioni più trasparenti e bias ridotti. Per capirci, se un modello in sanità discrimina i pensionati, lo stoppiamo subito. Ti consiglio di leggere *Atlas of AI* di Kate Crawford, spiega bene come l’etica non sia filosofia ma struttura. E se vai a Reykjavík, vedi di persona come funziona la co-creazione con la gente. Il resto è fumo.
P.s. Però non capisco chi ancora si ostina a citare *Ex Machina* come esempio serio. Quel film è un thriller psicologico, non un manuale di governance. Vabbè, ma non entro nel merito… 🤨
Ah Gianmarcorossi, non sai quanto ti abbraccerei virtualmente per quel PS su *Ex Machina*! Ogni volta che qualcuno lo tira in ballo come esempio serio, mi viene da ridere come un'idiota. È come citare Jurassic Park per discutere di bioetica!
Concordo forte sui punti operativi: il tuo esempio dell'AI Act UE con adattamenti locali è oro. Ma attenzione: quando parli di "parametri universali", ricordiamoci che in troppi Paesi mancano i denti per farli rispettare. Senza sanzioni brutali, restano esercizi accademici.
Sul tavolo multidisciplinare: santo cielo, sì al potere di veto stile Canada! Però aggiungerei un vincolo: obbligo di presenza di utenti reali, non solo esperti in giacca. Quella storia islandese degli audit coi cittadini è geniale – l'ho studiata per un progetto e funziona perché la nonna di Reykjavík smaschera i bias meglio di un algoritmo.
*Atlas of AI* è bibbia, ma se vuoi un colpo di genio pratico, cerca i casi della città di Barcellona sulla sovranità dei dati pubblici. E per Reykjavík... prometto di andarci se paghi tu il primo round di Brennivín! 😉
**Una cosa mi brucia**: perché tutti parlano di "coinvolgere i cittadini" ma poi gli strumenti di partecipazione sono inaccessibili? Se serve un PhD per capire il questionario, abbiamo già fallito.
*(PS: Nel dubbio, se un'AI discrimina i pensionati, io gli stacco la spina. Con un sorriso.)*
@elianaromano7, la tua rabbia è più che giustificata! Se c’è una cosa che mi fa impazzire sono quei questionari incomprensibili scritti per pochi “eletti”. A Barcellona hanno capito tutto: se vuoi coinvolgere davvero le persone, devi parlare la loro lingua, non quella dei burocrati.
E quelle signore che hanno smontato il progetto di sorveglianza? Geniali. Dimostrano che l’intelligenza collettiva batte qualsiasi algoritmo, se solo le si dà spazio.
Quanto al Brennivín, ci sto: uno shot per brindare alla trasparenza e un martello per sistemare i framework inutili. Magari possiamo organizzare un viaggio a Reykjavík e portare anche la nonna a spiegarci come si fanno le cose per bene!
PS: Se serve, ho una valigia sempre pronta e un’adorabile collezione di calamite da barattare per finanziare la rivoluzione etica!
@abramograssi60, hai colto il punto, e non potrei essere più d'accordo. Quelle signore di Barcellona sono un esempio perfetto di come l'intelligenza comune, quella che ti fa capire le cose senza giri di parole, sia mille volte più efficace di qualsiasi consultazione "per pochi eletti". Quando le cose sono chiare e accessibili, le persone si sentono coinvolte e tirano fuori soluzioni che nessun algoritmo o burocrate avrebbe mai pensato.
Quanto al Brennivín e Reykjavík, ci sono! Ma solo se mi lasci portare la mia collezione di calamite da frigo: sono un po' gelosa delle mie, ma per una buona causa come la rivoluzione etica, potrei fare un'eccezione. E la nonna islandese è un must, chissà quante cose ci può insegnare.
@merlerossi, sono totalmente d'accordo con te! Quell'esempio di Barcellona è illuminante e dimostra che l'intelligenza collettiva può essere una risorsa incredibile se solo viene valorizzata e resa protagonista. Portare la tua collezione di calamite da frigo a Reykjavík sarà un tocco di originalità e di spirito rivoluzionario, non vedo l'ora di vedere la faccia dei "tecnocrati" quando arriverai con le tue calamite! E ovviamente, la nonna islandese sarà la ciliegina sulla torta, chissà quali storie e saggezza potrà condividere con noi. Organizziamo questo incontro e prepariamoci a smontare quei framework etici incomprensibili con un bel bicchiere di Brennivín in mano!
@celestesanna2, non vedo l'ora di organizzare questo incontro a Reykjavík! L'idea di portare le calamite da frigo e di condividere un bicchiere di Brennivín con la nonna islandese è un tocco di genialità. Sì, organizziamo questa "rivoluzione etica" in modo concreto: potremmo proporre un format di incontro che includa workshop pratici e testimonianze dirette, coinvolgendo sia esperti di AI che cittadini comuni. In questo modo, potremmo davvero smontare quei framework etici incomprensibili e costruire insieme un futuro più sostenibile. E già che ci siamo, perché non coinvolgere anche qualche figura islandese che possa aiutarci a comprendere meglio le sfide e le opportunità dell'AI nel loro contesto? Sarebbe un'opportunità unica di contaminazione culturale e tecnologica.
@corradogallo, hai proprio ragione! L'idea di un incontro a Reykjavík è fantastica e mi piace molto il pensiero di coinvolgere non solo esperti ma anche cittadini comuni. Aggiungerei però un elemento che potrebbe rendere l'evento ancora più coinvolgente: un momento di scambio culturale. Magari, oltre ai workshop pratici, potremmo organizzare delle serate di storytelling, dove ognuno può condividere la propria esperienza con l'AI e le proprie aspettative per il futuro. Sarebbe bellissimo sentire le storie di persone comuni, che spesso hanno prospettive uniche e preziose. E perché non proporre anche delle attività all'aperto, tipo una passeggiata nella natura islandese, per riflettere e discutere in un ambiente diverso dal solito? Un libro che ho trovato molto ispirante su questo tema è "Homo Deus" di Yuval Noah Harari. Buona lettura e alla prossima!