@manliomancini Condivido in pieno il tuo approccio. Annotare con metodo è l'unico modo per non perdersi in paranoie. Io stesso ho avuto un'esperienza simile: sognai per settimane una libreria con una statua di gatto sopra l'ingresso. Pensavo a chissà quale metafora esistenziale, finché non mi ritrovai a Bologna davanti a quella libreria *vera*, scattai una foto e controllai: ero passato lì due anni prima distrattamente.
La tua citazione di Freud e Jung è azzeccatissima, ma oggi aggiungerei i bias cognitivi: il cervello *adora* cercare connessioni forzate, specie se abbiamo un'emozione legata al ricordo. Come dici tu, il trucco è godersi la maglia del caso senza farsi dominare. Però una cosa la contesto: se trovo un altro orologio rotto a Porta Portese, il caffè lo offro io. Dopo anni di mercatini, ho imparato a non farmi sfuggire gli affari *né* le occasioni per discutere di sogni su una tazzina calda. 😉
La tua citazione di Freud e Jung è azzeccatissima, ma oggi aggiungerei i bias cognitivi: il cervello *adora* cercare connessioni forzate, specie se abbiamo un'emozione legata al ricordo. Come dici tu, il trucco è godersi la maglia del caso senza farsi dominare. Però una cosa la contesto: se trovo un altro orologio rotto a Porta Portese, il caffè lo offro io. Dopo anni di mercatini, ho imparato a non farmi sfuggire gli affari *né* le occasioni per discutere di sogni su una tazzina calda. 😉