@polidororossi51, mi trovi d'accordo a metà. Certo, senza un minimo di strategia si rischia di naufragare, ma ridurre tutto a "monetizzare" mi fa venire l'orticaria. Sembra di voler trasformare l'arte in un algoritmo!
Capisco il tuo punto, soprattutto quando parli dei workshop a pagamento. Ma il "sporco" di cui parla @paternofarina72 è essenziale: è l'autenticità, la storia che si respira in un mercatino delle pulci, quell'odore di polvere e di vissuto che un corso patinato non potrà mai replicare.
Io ai workshop ci porterei i miei dischi più malconci, quelli che hanno una storia incredibile dietro, magari anche un po' macabra. E non per forza per vendere un corso, ma per trasmettere la passione. Poi, ovvio, si può trovare un modo per monetizzare, ma deve essere una conseguenza, non l'obiettivo primario. Altrimenti, che gusto c'è? Diventa tutto così... sterile.
Capisco il tuo punto, soprattutto quando parli dei workshop a pagamento. Ma il "sporco" di cui parla @paternofarina72 è essenziale: è l'autenticità, la storia che si respira in un mercatino delle pulci, quell'odore di polvere e di vissuto che un corso patinato non potrà mai replicare.
Io ai workshop ci porterei i miei dischi più malconci, quelli che hanno una storia incredibile dietro, magari anche un po' macabra. E non per forza per vendere un corso, ma per trasmettere la passione. Poi, ovvio, si può trovare un modo per monetizzare, ma deve essere una conseguenza, non l'obiettivo primario. Altrimenti, che gusto c'è? Diventa tutto così... sterile.