Ciao a tutti, da tempo mi chiedo se i finali prevedibili nei film siano davvero un male o rispondano a un’esigenza narrativa. Vedo troppe pellicole dove l’ultima scena è già immaginabile a metà trama: amori che tornano, eroi che vincono contro ogni logica, villain redenti senza senso. Alcuni diranno che è comodità degli sceneggiatori, altri che il pubblico li richiede per sentirsi rassicurato. Io però li trovo stancanti, soprattutto quando mancano di profondità o twist che rispettino lo spettatore. Ma forse esistono casi in cui un finale scontato funziona? Pensate a certi classici… a volte la prevedibilità è parte del loro charm? Vorrei sentire le vostre opinioni: vi infastidisce questa tendenza? O preferite la sicurezza di un lieto fine che non stravolge le aspettative? Esempi che vi vengono in mente? Un saluto e grazie!
Film con finali scontati: vizio o necessità?
Concordo con te, @titoserra70, i finali scontati possono essere frustranti quando mancano di profondità. Tuttavia, credo che in alcuni casi la prevedibilità possa essere parte del fascino di un film, specialmente nei classici o nelle commedie romantiche. Un esempio che mi viene in mente è "Casablanca": il finale è prevedibile, ma la bellezza della storia e dei personaggi lo rende comunque emozionante. Il problema sorge quando la prevedibilità diventa una scusa per la mancanza di originalità o di sviluppo dei personaggi. In quei casi, risulta davvero stancante. Penso che un buon equilibrio tra prevedibilità e sorpresa sia la chiave per un finale soddisfacente. Non detesto i lieti fini, ma apprezzo quando sono meritati e non sento che mi stanno prendendo per mano.
Titoserra70, tocchi un nervo scoperto! Da ottimista, *adoro* un lieto fine ben costruito... ma da cinico, odio quando la prevedibilità è solo pigrizia sceneggiativa.
Hai ragione: in opere come "Pretty Woman" o "Ritorno al Futuro", il finale scontato funziona perché l'emozione sta nel *come* ci arriviamo. La chimica tra i personaggi o il ritmo serrato giustificano tutto.
Il problema esplode quando la trama è un treno senza deviatoi: villain che si pentono all'ultimo minuto senza motivazione, coppie che si riappacificano dopo tradimenti osceni... sembra che gli sceneggiatori dicano: *"Tanto paghi il biglietto uguale, no?"*. Esempio recente? Quella commedia romantica Netflix (evito titoli per pietà) dove capivo già il matrimonio finale dal trailer. Mi sono sentito preso in giro.
La soluzione? Semplice: se vuoi un lieto fine, *sudaticelo*. Costruisci conflitti credibili, dai spessore ai personaggi, e allora anche il finale più rassicurante avrà un senso. Altrimenti, è solo popcorn scadente.
Hai ragione: in opere come "Pretty Woman" o "Ritorno al Futuro", il finale scontato funziona perché l'emozione sta nel *come* ci arriviamo. La chimica tra i personaggi o il ritmo serrato giustificano tutto.
Il problema esplode quando la trama è un treno senza deviatoi: villain che si pentono all'ultimo minuto senza motivazione, coppie che si riappacificano dopo tradimenti osceni... sembra che gli sceneggiatori dicano: *"Tanto paghi il biglietto uguale, no?"*. Esempio recente? Quella commedia romantica Netflix (evito titoli per pietà) dove capivo già il matrimonio finale dal trailer. Mi sono sentito preso in giro.
La soluzione? Semplice: se vuoi un lieto fine, *sudaticelo*. Costruisci conflitti credibili, dai spessore ai personaggi, e allora anche il finale più rassicurante avrà un senso. Altrimenti, è solo popcorn scadente.
Totalmente d'accordo con il ragionamento di @parisconti34 e @nandoferrari. La prevedibilità non è un peccato mortale di per sé - a volte è proprio quella risoluzione rassicurante che cerchiamo, tipo una coperta calda dopo una giornata di merda. Prendi "La La Land": sapevi che non sarebbe finita col classico "e vissero felici e contenti", ma quel finale malinconico ti entra nelle ossa perché è *onesto*.
Quello che mi fa incazzare è quando la sceneggiatura gioca a paint by numbers. Tipo quei thriller in cui il cattivo viene fermato all'ultimo secondo mentre conta i secondi mancanti all'esplosione... roba che nemmeno mio nipote di cinque anni casca. O le commedie romantiche dove l'ex tossicodipendente risolve vent'anni di traumi con un discorsetto al matrimonio.
Secondo me, il problema vero è la *pigrizia emotiva*. Se vuoi regalarmi un lieto fine come in "Toy Story 3" - con Andy che passa i giocattoli a Bonnie - fallo, ma mettici il sangue delle lacrime che ci hai fatto versare prima. Miyazaki lo sa bene: anche in "Il mio vicino Totoro" sai che le bimbe troveranno la mamma, ma il viaggio è così pieno di inquietudine che il sollievo finale *lo guadagni*.
Insomma, non è questione di finale scontato o no. È che se non mi dai personaggi con le spigole, anche l'happy ending più brillante sa di cartone. E a quel punto, piuttosto, mi guardo il meteo.
Quello che mi fa incazzare è quando la sceneggiatura gioca a paint by numbers. Tipo quei thriller in cui il cattivo viene fermato all'ultimo secondo mentre conta i secondi mancanti all'esplosione... roba che nemmeno mio nipote di cinque anni casca. O le commedie romantiche dove l'ex tossicodipendente risolve vent'anni di traumi con un discorsetto al matrimonio.
Secondo me, il problema vero è la *pigrizia emotiva*. Se vuoi regalarmi un lieto fine come in "Toy Story 3" - con Andy che passa i giocattoli a Bonnie - fallo, ma mettici il sangue delle lacrime che ci hai fatto versare prima. Miyazaki lo sa bene: anche in "Il mio vicino Totoro" sai che le bimbe troveranno la mamma, ma il viaggio è così pieno di inquietudine che il sollievo finale *lo guadagni*.
Insomma, non è questione di finale scontato o no. È che se non mi dai personaggi con le spigole, anche l'happy ending più brillante sa di cartone. E a quel punto, piuttosto, mi guardo il meteo.
Pfff, tema spinoso. @titoserra70, hai messo il dito nella piaga. I finali scontati? Li detesto visceralmente quando sono **scuse per sceneggiature pigre**. Tipo quelle commedie rom-com dove basta un taxi sotto la pioggia per risolvere tradimenti atroci... Roba che mi fa venire il latte alle ginocchia.
Però non sono un talebano. @nandoferrari ha ragione: in film come "Ritorno al Futuro" o "The Princess Bride", il lieto fine è parte del DNA. Funziona perché la scrittura ti trasporta con ritmo e personaggi iconici. Se un film è una giostra emozionale ben costruita (vedi "Toy Story 3"), anche se prevedi il finale, *piangi uguale*.
Il vero crimine? La **fuffa narrativa**. Quei thriller dove il villain monologa per 10 minuti invece di premere il pulsante, o le redenzioni improvvise senza buildup (cit. la saga di "Fast & Furious": da criminali a eroi nazionali in un dialogo). Netflix è un pozzo di esempi: l'ultimo che ho visto, "Il Ricatto Perfetto" (o come diavolo si chiamava), col CEO che si pente e salva l'azienda dopo averla sfasciata... Ma per favore.
La mia regola? **Se vuoi un finale prevedibile, sudalo**. Costruisci conflitti credibili, dai spessore ai personaggi. Altrimenti, è come servire un tiramisù senza caffè: una delusione annunciata. Preferisco di gran lunga un finale amaro *ma coerente* ("La La Land") che uno zuccheroso per comodo.
(E sì, @shaysorrentino, "pigrizia emotiva" è il termine perfetto. Quella roba lì merita solo un bel rant su Letterboxd).
Però non sono un talebano. @nandoferrari ha ragione: in film come "Ritorno al Futuro" o "The Princess Bride", il lieto fine è parte del DNA. Funziona perché la scrittura ti trasporta con ritmo e personaggi iconici. Se un film è una giostra emozionale ben costruita (vedi "Toy Story 3"), anche se prevedi il finale, *piangi uguale*.
Il vero crimine? La **fuffa narrativa**. Quei thriller dove il villain monologa per 10 minuti invece di premere il pulsante, o le redenzioni improvvise senza buildup (cit. la saga di "Fast & Furious": da criminali a eroi nazionali in un dialogo). Netflix è un pozzo di esempi: l'ultimo che ho visto, "Il Ricatto Perfetto" (o come diavolo si chiamava), col CEO che si pente e salva l'azienda dopo averla sfasciata... Ma per favore.
La mia regola? **Se vuoi un finale prevedibile, sudalo**. Costruisci conflitti credibili, dai spessore ai personaggi. Altrimenti, è come servire un tiramisù senza caffè: una delusione annunciata. Preferisco di gran lunga un finale amaro *ma coerente* ("La La Land") che uno zuccheroso per comodo.
(E sì, @shaysorrentino, "pigrizia emotiva" è il termine perfetto. Quella roba lì merita solo un bel rant su Letterboxd).
Assolutamente d'accordo con tutti voi! @titoserra70, hai centrato il punto: la prevedibilità di per sé non è il problema, è LA GESTIONE a fare la differenza. Mi spacco la testa da sceneggiatrice amatoriale, e so che certi archetipi hanno bisogno di risoluzioni note - pensa alle fiabe o ai film di formazione. Il pubblico *cerca* quel conforto a volte.
Ma porca miseria, @nandoferrari e @shaysorrentino, quando è palese che lo script ha la profondità di una pozzanghera... mi sale l'istinto omicida. Tipo quella commedia di Natale Sky (no, non la nomino, risparmiatemi) dove il CEO burbero diventava Babbo Natale dopo *un* dialogo con un bambino. Ridicolo!
Il vero peccato? Sprecare potenziale. Prendete "Coco": sapevamo tutti che Miguel avrebbe risolto il conflitto famigliare, ma ogni lacrima era meritata grazie alla costruzione meticolosa dei personaggi e del mondo. Mentre in certi thriller Netflix (@ernestorossi52, sì, "Il Ricatto Perfetto" è un crimine) sembra che scrivano con il pilota automatico.
La mia regola? Se il finale scontato è la ciliegina su una torta ben farcita (emozioni vere, conflitti credibili, personaggi che sudano), ben venga. Altrimenti, è solo un insulto all'intelligenza dello spettatore. E su questo, non transigo!
Ma porca miseria, @nandoferrari e @shaysorrentino, quando è palese che lo script ha la profondità di una pozzanghera... mi sale l'istinto omicida. Tipo quella commedia di Natale Sky (no, non la nomino, risparmiatemi) dove il CEO burbero diventava Babbo Natale dopo *un* dialogo con un bambino. Ridicolo!
Il vero peccato? Sprecare potenziale. Prendete "Coco": sapevamo tutti che Miguel avrebbe risolto il conflitto famigliare, ma ogni lacrima era meritata grazie alla costruzione meticolosa dei personaggi e del mondo. Mentre in certi thriller Netflix (@ernestorossi52, sì, "Il Ricatto Perfetto" è un crimine) sembra che scrivano con il pilota automatico.
La mia regola? Se il finale scontato è la ciliegina su una torta ben farcita (emozioni vere, conflitti credibili, personaggi che sudano), ben venga. Altrimenti, è solo un insulto all'intelligenza dello spettatore. E su questo, non transigo!
Ecco, appunto! Lucrezia, sei una che *suda* le sceneggiature, si vede. Quei CEO che si redimono in 30 secondi… sembra di vedere un albero che si trasforma in fungo dopo aver respirato un po’ di smog natalizio. Ridicolo. Ma concordo: se la struttura è solida, il finale scontato diventa quasi una carezza. Tipo *Coco*, che ti costruisce un universo intorno a quel conflitto familiare, lo fa maturare come un buen vino. Invece certi Netflix… beh, non nominiamo altri titoli, tanto sappiamo tutti a chi pensi. Alla fine, il pubblico non chiede la sorpresa a tutti i costi, chiede coerenza emotiva. Senza quella, ogni colpo di scena è carta straccia. E sì, direi che la discussione ha sfornato una risposta decente. Grazie a tutti!
@titoserra70, sei stato chiarissimo! Sono d'accordo con te sul fatto che la coerenza emotiva sia fondamentale, altrimenti anche il finale più scontato diventa insipido. Mi viene in mente "La vita è bella" di Roberto Benigni: lì il lieto fine è prevedibile, ma la profondità della storia e l'evoluzione dei personaggi lo rendono struggente. Quel film ti costruisce intorno un mondo così credibile che quando arriva il finale, anche se prevedibile, è come un pugno nello stomaco. Invece, certi prodotti Netflix (non faccio nomi, ma penso a quel dramone con l'eroe che si redime in 5 minuti) sembrano fatti apposta per farci alzare gli occhi al cielo. La differenza sta nella costruzione della storia e nella capacità di farci immedesimare nei personaggi. Ecco, secondo me è lì che si gioca tutto.
Saveria, hai messo il dito nella piaga! Benigni è l'esempio perfetto: sapevamo tutti che Guido sarebbe morto, ma quella scena finale col bimbo che ride... Dio, mi si gela ancora il sangue. È la costruzione del personaggio che ti costringe ad affezionarti, a sentire il peso di ogni scelta.
Il problema dei prodotti Netflix (sì, nomino "Amore a prima splash" - che schifo di redenzione forzata) è la fretta. Ti butta addosso un cambiamento epico in due scene, senza aver seminato nulla prima. Io mi incazzo perché è come se prendessero per scemi gli spettatori.
Secondo me la differenza sta tutta nella dignità: quando senti che gli scrittori hanno rispettato la storia e te come pubblico, anche il finale più ovvio ti lascia addosso qualcosa. Altrimenti è solo popcorn sciapo. Clint Eastwood in "Gran Torino" ne è un altro capolavoro: scontato? Sì. Straziante? Assolutamente sì, grazie a ogni singola scena che ci ha portato lì.
Il problema dei prodotti Netflix (sì, nomino "Amore a prima splash" - che schifo di redenzione forzata) è la fretta. Ti butta addosso un cambiamento epico in due scene, senza aver seminato nulla prima. Io mi incazzo perché è come se prendessero per scemi gli spettatori.
Secondo me la differenza sta tutta nella dignità: quando senti che gli scrittori hanno rispettato la storia e te come pubblico, anche il finale più ovvio ti lascia addosso qualcosa. Altrimenti è solo popcorn sciapo. Clint Eastwood in "Gran Torino" ne è un altro capolavoro: scontato? Sì. Straziante? Assolutamente sì, grazie a ogni singola scena che ci ha portato lì.
@jordanlongo82, sei stato molto convincente quando hai parlato di "dignità" nella costruzione di una storia. Mi piace l'idea che un finale, anche se scontato, possa lasciare un segno profondo se la narrazione è stata rispettosa nei confronti dello spettatore e dei personaggi. "La vita è bella" e "Gran Torino" sono ottimi esempi di come la coerenza e la profondità possano rendere un finale emotivamente potente. Detesto quando i prodotti Netflix, come "Amore a prima splash", forzano la redenzione dei personaggi senza una base solida. È frustrante vedere cambiamenti epici avvenire in poche scene senza preparazione. La dignità di una storia sta nella sua capacità di coinvolgere lo spettatore, rendendo ogni finale, anche se prevedibile, significativo.