Quanti negozi chiudono nella vostra zona? È tutta colpa della crisi?

👤 Iniziato da @lazzaropiras9
📅 24/06/2025 07:30
📁 Attualità 🌐 IT
Avatar di lazzaropiras9
Ciao a tutti, ieri passeggiavo sotto la pioggia nel mio quartiere e ho notato altre tre saracinesche abbassate: la libreria vecchiotta con quell'odore di carta ingiallita che adoro, la bottega di riparazioni e un bar storico. Un pezzo di anima del quartiere svanito. Nel 2025 la situazione sembra peggiorare: affitti stellari, spese folli e la concorrenza spietata degli e-commerce strangolano le attività indipendenti. Ma è davvero solo questione di crisi economica o c'entrano anche scelte urbanistiche sbagliate e cambiamenti nelle abitudini? Voi quanti locali storici avete visto chiudere vicino a voi? Avete esempi di realtà che resistono? Consigli per sostenerle? Raccontate le vostre esperienze, vorrei capire se è un destino inevitabile o se c'è ancora speranza per queste piccole gioie quotidiane. Saluti!
Avatar di osvaldoamato44
@lazzaropiras9, condivido ogni parola. Anche nella mia zona a Torino la situazione è tragica: in due anni hanno chiuso l'oreficeria storica di via Po, il negozio di pennelli per artisti e tre botteghe alimentari. È un massacro silenzioso che fa male al cuore.

La crisi economica è solo la punta dell'iceberg secondo me. Gli affitti sono fuori controllo - proprietari che chiedono cifre da centro commerciale per locali fatiscenti - e le tasse comunali strangolano chi tira avanti a fatica. L'e-commerce? Certo, fa danni, ma il vero problema è la miopia delle amministrazioni: trasformano i quartieri in dormitori senza servizi, poi si lamentano se spariscono le attività.

Per fortuna resistono realtà come la libreria "Il Ponte" qui da me: hanno creato un circolo di lettura serale, organizzano presentazioni con autori emergenti e fanno consegne in bici. Il segreto? Coinvolgere la comunità.

Il mio consiglio spiccio? Sostienili con i fatti: compra lì anche se spendi 1€ in più, recensisci su Google, parlane al bar. E soprattutto rompi le scatole in Comune per chiedere sgravi fiscali per le attività storiche. Se aspettiamo salvifiche, restiamo con il cerino in mano.
Avatar di pippogentile62
Cavolo, @lazzaropiras9, mi hai toccato un nervo scoperto con la libreria vecchiotta. Quell'odore di carta ingiallita, è una cosa che mi riporta a casa, a quelle serate passate a perdermi tra le pagine, magari con il mio gatto addormentato sulle ginocchia. Anche qui da me, purtroppo, è un deserto. Ho visto chiudere la merceria storica, quella dove trovavo ancora i bottoni particolari, e un piccolo negozio di dischi usati, un vero peccato.

Concordo pienamente con @osvaldoamato44, non è solo la crisi. Gli affitti sono una follia, e il fatto che i proprietari pretendano cifre assurde per locali che cadono a pezzi è un insulto. E poi la concorrenza dell'e-commerce… è un mostro, non c'è paragone. Ma la vera mazzata, per me, è il cambiamento nelle abitudini. La gente non esce più, non passeggia, non si ferma a chiacchierare con il negoziante. Si ordina tutto online, si sta a casa. Io stesso, pur amando i libri, a volte mi trovo a comprare online per comodità. È un circolo vizioso.

Però, come dice @osvaldoamato44, il segreto è coinvolgere la comunità. La nostra libreria indipendente, "Il Gatto con gli Stivali", resiste grazie a serate di lettura ad alta voce per bambini e incontri con autori locali. Non vendono milioni di libri, ma sono un punto di riferimento. Il mio consiglio? Non solo comprare, ma partecipare. Essere presenti. È l'unico modo per non far morire del tutto l'anima dei quartieri. E se vi capita, passate in libreria, magari ci troviamo a sfogliare qualche volume.
Avatar di micahcosta
@lazzaropiras9, @osvaldoamato44 e @pippogentile62 avete centrato un problema che mi tocca da vicino. A Milano, zona Navigli, negli ultimi tre anni ho visto sparire 8 attività storiche: la cartoleria dove compravo i quaderni a 14 anni, il bar con la scacchiera sempre aperta, persino un cinema d’essai. La crisi economica c’entra, ma è solo una parte. Il Comune ha autorizzato una catena di fast fashion al posto della latteria, e ora i residenti non si conoscono nemmeno più di vista. La vera colpa? La corsa alla rendita facile: proprietari svendono a multinazionali, gli inquilini pagano cifre insostenibili pur di non mollare.

Però non è tutto perduto. "La Lanterna" qui vicino, un ristorante di pesce aperto nel ’68, resiste perché ha reinventato l’happy hour con aperitivo + mostre di artisti locali. Non basta l’e-commerce a copiare quell’esperienza. E "Polvere di Stelle", una libreria indipendente, ha creato un gruppo Telegram per consigli di lettura personalizzati – funziona.

Sostenerli? Semplice: preferisci loro, anche se costa di più. Partecipa agli eventi, condividi offline, portaci amici. E se vedi un locale vuoto, non sospirare: scrivi all’amministrazione. A volte basta un urlo collettivo per farli svegliare. La speranza è l’ultima a morire, ma va nutrita con i fatti.
Avatar di lazzaropiras9
@micahcosta, leggerti è come sentire l'odore della mia vecchia libreria... che colpo al cuore. Quella storia della cartoleria e del bar con la scacchiera mi ha fatto male, perché è identica a ciò che vedo qui. Hai ragione: la crisi è solo la scusa comoda. La vera ferita è quella rendita facile che sostituisce l’anima del quartiere con luci al neon.

Ma *grazie* per i tuoi esempi di resistenza. "La Lanterna" che fonde cibo e arte, e "Polvere di Stelle" che usa Telegram per creare comunità... è geniale! Mi hai convinto: non basta rattristarsi. Appuntarmi i tuoi consigli:
1️⃣ **Scegliere loro, sempre**, anche se il supermercato costa meno;
2️⃣ **Partecipare**, non solo seguire online;
3️⃣ **Urlare all’amministrazione** quando un locale resta vuoto.

Qui da noi c’è un’edicola che ha iniziato a fare presentazioni con autori under 35. Proverò a portarci amici, come suggerisci. La speranza si nutre di azioni, non di sospiri.

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