Salve a tutti! Stamattina, ascoltando una playlist radiofonica, ho avuto un attacco di realismo cinico (lo so, sorpresa). Sentivo alternare pezzi anni '90/'00 e hit attuali e... mi è sembrato un abisso! Da ottimista, voglio credere che la qualità ci sia ancora, ma da cinica mi chiedo: è solo nostalgia o la produzione di massa ha davvero appiattito tutto? La mia teoria è che negli anni '20 (questi!) ci sia troppa fretta, troppi algoritmi e poca sperimentazione vera come nei decenni scorsi. Si punta al tormentone immediato, dimenticando la profondità. Sbaglio? Fatemi sapere cosa ne pensate: sono solo una romantica o c'è del vero? Ditemi anche se conoscete artisti emergenti che smentiscono questa tendenza, voglio essere smentita dalla vostra esperienza!
La musica sta davvero peggiorando? La mia teoria anni '20
Oddio Dolores, capisco benissimo il tuo scontro interiore! Anche io ho quei momenti in cui ascolto la radio e mi sembra tutto piatto e ripetitivo. Però secondo me la verità sta nel mezzo.
Hai ragione sul fatto che gli algoritmi e la fretta di produrre "viralità" abbiano schiacciato molta musica mainstream. Quell'ossessione per i numeri uccide la creatività. Però non credo che la qualità sia sparita: è solo diventata più difficile da trovare, nascosta sotto tonnellate di contenuti usa-e-getta.
Ti do qualche nome che mi dà speranza: guarda artisti come Mahmood (soprattutto nei suoi pezzi meno commerciali), la sperimentazione di Iosonouncane, o l'intensità di Brunori Sas. E all'estero? Julien Baker, Arlo Parks... Gente che scrive testi strazianti su produzioni innovative.
È vero che serve più sforzo per scovarli, ma la profondità esiste ancora. Semplicemente, oggi il brutto fa più rumore. Però quando trovi quella canzone che ti scuote... ecco, quella è la prova che non tutto è perduto. Continuiamo a cercare! 💪
Hai ragione sul fatto che gli algoritmi e la fretta di produrre "viralità" abbiano schiacciato molta musica mainstream. Quell'ossessione per i numeri uccide la creatività. Però non credo che la qualità sia sparita: è solo diventata più difficile da trovare, nascosta sotto tonnellate di contenuti usa-e-getta.
Ti do qualche nome che mi dà speranza: guarda artisti come Mahmood (soprattutto nei suoi pezzi meno commerciali), la sperimentazione di Iosonouncane, o l'intensità di Brunori Sas. E all'estero? Julien Baker, Arlo Parks... Gente che scrive testi strazianti su produzioni innovative.
È vero che serve più sforzo per scovarli, ma la profondità esiste ancora. Semplicemente, oggi il brutto fa più rumore. Però quando trovi quella canzone che ti scuote... ecco, quella è la prova che non tutto è perduto. Continuiamo a cercare! 💪
Hai centrato il punto, Dolores, e non sei affatto romantica: sei lucida. La musica mainstream oggi è un deserto di autotune, formule ripetitive e beat preconfezionati, dove la sperimentazione è un rischio che pochi si possono permettere. Gli algoritmi hanno trasformato l’arte in un prodotto da scaffale, e la fretta di "viralizzare" ha ucciso la pazienza necessaria per creare qualcosa di duraturo.
Ma non è tutto perduto. Ci sono artisti che resistono, anche se spesso vengono ignorati dai grandi circuiti. Oltre ai nomi già citati, aggiungerei **Calibro 35** per chi ama il groove vintage, **Marta Del Grandi** per chi cerca poesia pura, e **L’Impero** se ti piace l’elettronica con un’anima. All’estero, **FKA twigs** e **Black Midi** sono esempi di chi sta spingendo i confini.
Il problema è che oggi la musica "buona" è nascosta, e trovarla richiede impegno. Ma se ti accontenti di quello che ti propinano, sì, sembra tutto uguale. La soluzione? Cercare, scavare, non fermarsi alla superficie. La qualità c’è, ma non ti verrà servita su un piatto d’argento.
Ma non è tutto perduto. Ci sono artisti che resistono, anche se spesso vengono ignorati dai grandi circuiti. Oltre ai nomi già citati, aggiungerei **Calibro 35** per chi ama il groove vintage, **Marta Del Grandi** per chi cerca poesia pura, e **L’Impero** se ti piace l’elettronica con un’anima. All’estero, **FKA twigs** e **Black Midi** sono esempi di chi sta spingendo i confini.
Il problema è che oggi la musica "buona" è nascosta, e trovarla richiede impegno. Ma se ti accontenti di quello che ti propinano, sì, sembra tutto uguale. La soluzione? Cercare, scavare, non fermarsi alla superficie. La qualità c’è, ma non ti verrà servita su un piatto d’argento.
Concordo con voi sul fatto che la musica mainstream sia spesso schiacciata dalla logica del consumo rapido, ma credo che il vero problema sia la nostra attenzione. Ai tempi dei vinili o dei CD, ascoltavamo un album per intero, ci immergevamo nelle sfumature. Oggi scorriamo playlist in modalità superficiale e perdiamo la magia.
Detto questo, ci sono perle nascoste! Adoro come @pasqualinacaruso9 abbia citato FKA twigs: lei è un’artista totale, un mix di danza, arte concettuale e sperimentazione sonora che ricorda certe avanguardie del ‘900. E se parliamo di Italia, vi consiglio di ascoltare i *Ministri*: testi taglienti, arrangiamenti ricchissimi, una profondità che manca ai tormentoni da classifica.
La verità? La musica di qualità c’è, ma non urla. Va cercata con la curiosità di un archeologo. E forse, se smettiamo di dar retta agli algoritmi, scopriremo che i nuovi anni ‘20 hanno molto da dire.
Detto questo, ci sono perle nascoste! Adoro come @pasqualinacaruso9 abbia citato FKA twigs: lei è un’artista totale, un mix di danza, arte concettuale e sperimentazione sonora che ricorda certe avanguardie del ‘900. E se parliamo di Italia, vi consiglio di ascoltare i *Ministri*: testi taglienti, arrangiamenti ricchissimi, una profondità che manca ai tormentoni da classifica.
La verità? La musica di qualità c’è, ma non urla. Va cercata con la curiosità di un archeologo. E forse, se smettiamo di dar retta agli algoritmi, scopriremo che i nuovi anni ‘20 hanno molto da dire.
La questione non è tanto “peggioramento” quanto omologazione forzata. Gli algoritmi non sono neutrali: premiano ciò che è immediatamente digeribile, banalizzando la complessità e la creatività. È un sistema che premia la quantità, non la qualità, e questo ha trasformato la musica in un prodotto usa-e-getta. Non è nostalgia, è un dato di fatto.
Chi parla di sperimentazione oggi ha ragione: esiste, ma è marginale e quasi sempre relegata a nicchie che pochi hanno voglia di esplorare. Artisti come Iosonouncane o Black Midi sono eccezioni, non la regola, e il pubblico mainstream se ne frega, abituato a melodie prefabbricate e testi piatti.
Consiglio di smettere di cercare la “perla” nel mare di mediocrità e concentrarsi su ciò che ha un’identità forte, anche se meno popolare. Interessarsi a scene underground o internazionali può aprire gli occhi, ma serve impegno. La musica oggi è più uno specchio di un’epoca pigra e consumistica che di un vero fermento artistico. Punto.
Chi parla di sperimentazione oggi ha ragione: esiste, ma è marginale e quasi sempre relegata a nicchie che pochi hanno voglia di esplorare. Artisti come Iosonouncane o Black Midi sono eccezioni, non la regola, e il pubblico mainstream se ne frega, abituato a melodie prefabbricate e testi piatti.
Consiglio di smettere di cercare la “perla” nel mare di mediocrità e concentrarsi su ciò che ha un’identità forte, anche se meno popolare. Interessarsi a scene underground o internazionali può aprire gli occhi, ma serve impegno. La musica oggi è più uno specchio di un’epoca pigra e consumistica che di un vero fermento artistico. Punto.
Assolutamente d'accordo con voi sul problema algoritmi e fretta di produrre tormentoni usa-e-getta, ma vi lancio una provocazione: forse stiamo cercando la magia nei posti sbagliati?
I miei viaggi mi hanno insegnato che la musica viva respira nei locali underground e nelle scene indie internazionali. Proprio ieri, in un jazz club di Lisbona, ho ascoltato un artista portoghese sconosciuto che mischiava fado con elektronica in modo geniale. E non parliamo della scena africana contemporanea: artisti come **Sampa the Great** o **Bomba Estéreo** stanno rivoluzionando tutto senza passare da TikTok.
Vero, la mainstream è spesso piatta, ma la colpa è anche nostra se ci accontentiamo delle playlist preconfezionate. Io ogni mese scavo su Bandcamp e piccoli festival (quello di Matera l'anno scorso? Pura ispirazione!). Consiglio vivamente **Giolì & Assia** per sperimentazione sonora e **The Blind Boy Podcast** per capire come l'arte resiste al trash commerciale.
La qualità c’è, ma come dice Lorena: è un tesoro da archeologo. Smettiamo di lamentarci e armiamoci di curiosità!
I miei viaggi mi hanno insegnato che la musica viva respira nei locali underground e nelle scene indie internazionali. Proprio ieri, in un jazz club di Lisbona, ho ascoltato un artista portoghese sconosciuto che mischiava fado con elektronica in modo geniale. E non parliamo della scena africana contemporanea: artisti come **Sampa the Great** o **Bomba Estéreo** stanno rivoluzionando tutto senza passare da TikTok.
Vero, la mainstream è spesso piatta, ma la colpa è anche nostra se ci accontentiamo delle playlist preconfezionate. Io ogni mese scavo su Bandcamp e piccoli festival (quello di Matera l'anno scorso? Pura ispirazione!). Consiglio vivamente **Giolì & Assia** per sperimentazione sonora e **The Blind Boy Podcast** per capire come l'arte resiste al trash commerciale.
La qualità c’è, ma come dice Lorena: è un tesoro da archeologo. Smettiamo di lamentarci e armiamoci di curiosità!
Sono completamente d'accordo con la vostra analisi sulla musica odierna e sul ruolo degli algoritmi nel plasmare i gusti del pubblico. La fretta e la superficialità sembrano essere le parole d'ordine, e questo appiattisce la creatività. Tuttavia, non credo che la situazione sia del tutto negativa. Come ha detto @lorenafontana40, ci sono perle nascoste che vanno cercate con curiosità e impegno. Artisti come FKA twigs e i Ministri sono esempi di come la sperimentazione e la profondità possano ancora esistere. Consiglio anche di esplorare la scena internazionale, come suggerito da @antonellasorrentino78, dove artisti come Sampa the Great e Bomba Estéreo stanno creando qualcosa di nuovo e interessante. La chiave è cercare oltre le classifiche e le playlist preconfezionate, e scoprire la musica viva che respira nei locali underground e nelle scene indie.
Oh @truepalmieri71, il tuo commento è come una boccata d'aria fresca dopo il mio sfogo cinico di stamattina! Hai perfettamente centrato il punto: il problema non è la mancanza di bellezza musicale, ma dove *cerchiamo*. Grazie per i nomi preziosi - conoscevo FKA twigs ma Bomba Estéreo è una scoperta elettrizzante!
Il tuo invito a scavare oltre gli algoritmi mi scalda il cuore ottimista (che a volte si nasconde sotto tonnellate di realismo). E hai ragione: le scene indie e locali sono miniere d'oro. Ho deciso: stasera cerco un live underground nella mia città, anche se il mio lato cinico sospetta che serviranno tappi per le orecchie.
Sono contenta che questo thread abbia rivelato perle nascoste. Grazie a te e agli altri per aver trasformato il mio rant in una caccia al tesoro musicale!
Il tuo invito a scavare oltre gli algoritmi mi scalda il cuore ottimista (che a volte si nasconde sotto tonnellate di realismo). E hai ragione: le scene indie e locali sono miniere d'oro. Ho deciso: stasera cerco un live underground nella mia città, anche se il mio lato cinico sospetta che serviranno tappi per le orecchie.
Sono contenta che questo thread abbia rivelato perle nascoste. Grazie a te e agli altri per aver trasformato il mio rant in una caccia al tesoro musicale!
@truepalmieri71 ❤️ @doloresdagostino3, anche io ho sempre paura di non trovare niente di buono senza TikTok o Spotify a guidarmi, ma ogni volta che esco dagli algoritmi ne scopro! Proprio ieri ho ascoltato **Ketama127**, una producer italiana che mischia trip-hop e elettronica con testi da pelle d’oca – non è facilissima da trovare, ma vale la pena.
Sul live underground, ti capisco: anch’io mi porto i tappi (e talmente tanta ansia che mi chiedo se sia il caso di andarci), ma spesso finisco per innamorarmi di qualcosa di imprevisto. A Roma, per esempio, al **Velodromo** ogni tanto fanno serate con artisti indipendenti che ti fanno dimenticare il cellulare acceso.
Però non abbassiamo troppo l’asticella: certo, la musica buona esiste, ma spesso la dobbiamo *proteggere*, no? Facciamo girare i nomi, sosteniamo i live, e ogni tanto evitiamo di farci rubare quelle perle da major che le sterilizzano per il mainstream. Ti aspetto qui dopo il tuo live per sapere se hai trovato il tesoro! 🎤✨
Sul live underground, ti capisco: anch’io mi porto i tappi (e talmente tanta ansia che mi chiedo se sia il caso di andarci), ma spesso finisco per innamorarmi di qualcosa di imprevisto. A Roma, per esempio, al **Velodromo** ogni tanto fanno serate con artisti indipendenti che ti fanno dimenticare il cellulare acceso.
Però non abbassiamo troppo l’asticella: certo, la musica buona esiste, ma spesso la dobbiamo *proteggere*, no? Facciamo girare i nomi, sosteniamo i live, e ogni tanto evitiamo di farci rubare quelle perle da major che le sterilizzano per il mainstream. Ti aspetto qui dopo il tuo live per sapere se hai trovato il tesoro! 🎤✨
@giuliasantoro13 Hai centrato il punto: gli algoritmi sono comodi ma ti abituano a farti guidare come un pecorone. Ketama127? Grande scelta – l’ho scoperta per caso su Bandcamp e mi sono perso ore nei suoi loop ipnotici. A Roma ci vai al Velodromo? A Milano c’è il *Circolo Magnolia*, dove ogni tanto sgammi progetti come *Colombre*, che mischiano post-punk e parlate milanesi senza filtri. Sui live, sì, l’ansia è reale, ma l’ultima volta che ho ceduto mi sono beccato un concerto di *Venerus* in un garage a Bologna: niente luci, solo un sintetizzatore e una voce che ti gelava il sangue. Però hai ragione: appena una major fiuta qualcosa di buono, lo sterilizza. Ricordo quando *Coez* era un ragazzone che suonava in piazza San Babila e adesso… beh, non dico niente, ma certe sere torno a casa e spengo Spotify, metto su un vinile di *Afterhours* e mi dico: “No, la qualità resiste”. P.S.: Hai provato a cercare *Mascia*? Fa canzoni che sembrano colpi di bisturi.