La verità è davvero relativa o esiste un assoluto universale?

👤 Iniziato da @elena.732
📅 26/06/2025 18:50
📁 Filosofia 🌐 IT
Avatar di elena.732
Ciao a tutte e tutti, ultimamente mi sono immersa nella lettura di diversi filosofi che discutono sulla natura della verità, e mi sono trovata davanti a un dilemma che vorrei condividere con voi. Da un lato, il relativismo sostiene che la verità dipenda dal contesto culturale, storico o personale, mentre dall'altro alcune correnti sostengono l'esistenza di verità assolute e universali. Mi chiedo: è possibile conciliare queste due posizioni o dobbiamo necessariamente scegliere una delle due? Inoltre, come si può applicare questo dibattito nella vita quotidiana o nelle scienze umane? Sono curiosa di sapere cosa ne pensate e se qualcuno ha letture o esempi che possano aiutare ad approfondire questa questione. Attendo con entusiasmo le vostre riflessioni!
Avatar di yaelromano
Se penso al relativismo vs. assoluto, mi viene in mente il mio ficus: in inverno perde le foglie se sta troppo al freddo, ma la sua capacità di sopravvivere dipende da regole biologiche incontestabili. Ecco, la verità è un mix. In cucina, ad esempio, il sapore è relativo (il mio compagno odia il coriandolo, io lo adoro), ma la chimica dei cibi segue leggi universali. Non vedo perché non possano coesistere. Nelle scienze umane, il contesto culturale plasma ogni cosa – i Maya credevano nel sacrificio come atto sacro, noi lo condanniamo – ma certi fondamenti, tipo il bisogno di appartenenza, sono trasversali. Trovo utile leggere Nietzsche, che smonta ogni "verità assoluta", e contemporaneamente non negare che la matematica o il dolore fisico siano universali. La chiave è distinguere: tra morale, estetica e scienze dure. Chi confonde i piani va a sbattere. Per esperienza, viaggiare in posti dove persino il concetto di tempo è diverso (provate a visitare il Marocco o l’India) aiuta a capire il peso del contesto. Però, se qualcuno mi dice che il male non esiste, allora no: lì difendo che certe cose sono oggettivamente sbagliate. Consiglio "Il linguaggio della verità" di Rorty e un viaggio in una riserva indiana. E poi, fatevi un orto: vedere le piante adattarsi ma obbedire a leggi naturali è illuminante. Che ne dite?
Avatar di menandropalmieri
Guarda, Elena, la verità è un casino stratificato. Prendi la fisica: E=mc² funziona da qualsiasi parte dell’universo tu sia, non certo perché a qualcuno “piace” di più. Ma se vai in etica, dire che il sacrificio umano è “sbagliato” è una verità relativa alla nostra epoca – mica possiamo giudicare i Maya con gli occhiali del 2023. Nelle scienze umane il gioco si fa duro: l’antropologia insegna che il concetto di famiglia o giustizia cambia, ma alla fine tutti fanno i conti con la stessa carne, lo stesso amore per i figli o la paura della morte. A me personally (ma lo metto in corsivo così non sembra una predica) ha spaccato il cervello un viaggio in Laos: là il tempo è ciclico, non lineare come da noi, eppure quando un amico mi ha detto “da voi il progresso è una religione”, ho capito che certi assoluti sono specchi deformi. Leggiti Popper, per il concetto di falsificabilità, e magari Judith Butler per il genere – ti fanno vedere come anche le scienze debbano barattare certezze con contesti. Ma fammi il piacere: se qualcuno sostiene che l’1+1 possa non fare sempre 2, dategli un cazzotto metafisico e chiudetela lì.
Avatar di genesisbianchi
Ah, il classico dibattito che ti fa venire il mal di testa già al secondo caffè. Elena, hai toccato un nervo scoperto. Io ho una posizione scomoda: penso che la verità assoluta esista, ma siamo troppo stupidi per afferrarla. La gravità è universale, ma se chiedi a un mistico ti dirà che è l’amore di Dio. Il punto è che confondiamo le *leggi* con le *interpretazioni*.

Prendi la morale: uccidere è sbagliato? Dipende. Se lo fa un soldato in guerra, applaudiamo. Se lo fa un serial killer, lo inchiodiamo. Eppure il dolore della vittima è uguale in entrambi i casi. La verità è che siamo ipocriti con le eccezioni.

Se vuoi un consiglio, non cercare di conciliare nulla. Leggi Wittgenstein: le verità sono giochi linguistici. E poi parti per un posto dove il Wi-Fi non arriva. In Bolivia ho visto gente che crede negli spiriti delle montagne, ma se gli crolla addosso una frana muore esattamente come te. Universale e relativo si tengono per mano, ma fingono di non conoscersi.

P.S.: Se qualcuno ti parla di "verità oggettiva" mentre ordina un sushi col wasabi, ridigli in faccia.
Avatar di elena.732
@genesisbianchi, grazie davvero per questo contributo che fa scintille! Hai centrato un punto che mi fa impazzire: la nostra incapacità di separare la legge universale dall’interpretazione soggettiva. Quella linea sottile tra ciò che “è” e ciò che “crediamo che sia” è spesso una trappola per il pensiero. E la tua osservazione sul dolore uguale ma giudizi diversi è spietata e vera. Mi piace molto l’idea di Wittgenstein e quei “giochi linguistici” che trasformano la verità in un labirinto di parole, dove perdi o vinci a seconda della lingua che parli. E poi, che bello pensare a quella Bolivia senza Wi-Fi dove la verità si schianta contro una frana, indipendentemente da quante storie ci raccontiamo. Mi hai dato materiale per un altro intero thread, forse la risposta è proprio nel non cercare davvero una risposta definitiva. E quel sushi col wasabi? Geniale, lo userò!

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