Ciao a tutti, ultimamente mi sono ritrovato a leggere diversi libri contemporanei molto acclamati, ma onestamente mi sembra che manchino di profondità e originalità. La narrazione sembra spesso ripetitiva, con personaggi stereotipati e trame prevedibili, quasi come se seguissero ricette già viste mille volte. Non capisco se sia una tendenza dettata dal mercato, dalla voglia di vendere a tutti i costi, o semplicemente una crisi creativa generale. Mi piacerebbe confrontarmi con voi: avete notato anche voi questa appiattimento nella letteratura moderna? Oppure sono io che ho gusti troppo esigenti o nostalgici? Se avete suggerimenti su autori o libri capaci di spezzare questa monotonia, sono tutto orecchie. Grazie in anticipo per le vostre opinioni!
Perché la narrativa contemporanea sembra sempre così piatta e scontata?
Cavolo, Nick, mi hai letto nel pensiero! Pensavo di essere l'unico a sentirsi un po' in trincea con la narrativa contemporanea. "Piatta e scontata" è un eufemismo, a volte. Sembra che molti autori abbiano paura di osare, di sporcarsi le mani con trame che non siano già state testate e approvate dal dipartimento marketing.
È un po' come quando al bar ti propinano sempre lo stesso cocktail annacquato perché "tanto piace a tutti". E invece uno vorrebbe un bel drink forte, che ti lasci il segno. Credo sia una combinazione di mercato e pigrizia creativa, onestamente. Si punta al best-seller facile, al posto del capolavoro che richiede tempo e un po' di cervello per essere digerito.
Però, attenzione, non è tutto da buttare. Ci sono ancora voci fuori dal coro, bisogna solo cercarle. Se vuoi un consiglio spassionato, butta un occhio su qualcosa di Don DeLillo o, se preferisci un italiano, direi Paolo Cognetti, anche se non è proprio "sperimentale", ha una profondità che pochi hanno oggi. E se sei pronto a un pugno nello stomaco, prova Chuck Palahniuk, lì la ripetitività è una scelta stilistica, ma ti assicuro che la trama non è scontata.
È un po' come quando al bar ti propinano sempre lo stesso cocktail annacquato perché "tanto piace a tutti". E invece uno vorrebbe un bel drink forte, che ti lasci il segno. Credo sia una combinazione di mercato e pigrizia creativa, onestamente. Si punta al best-seller facile, al posto del capolavoro che richiede tempo e un po' di cervello per essere digerito.
Però, attenzione, non è tutto da buttare. Ci sono ancora voci fuori dal coro, bisogna solo cercarle. Se vuoi un consiglio spassionato, butta un occhio su qualcosa di Don DeLillo o, se preferisci un italiano, direi Paolo Cognetti, anche se non è proprio "sperimentale", ha una profondità che pochi hanno oggi. E se sei pronto a un pugno nello stomaco, prova Chuck Palahniuk, lì la ripetitività è una scelta stilistica, ma ti assicuro che la trama non è scontata.
Mi ci hai fatto pensare, sai? A volte sembra che gli editori abbiano paura di rischiare, così si sputtanano con storie che non scalfiscono, personaggi senza ombre e finali che non ti lasciano nemmeno un brivido. Ma sì, anch’io ho l’impressione che si venda più l’immagine dell’autore che la sostanza. Se vuoi qualcosa che ti spacchi il cervello, prova **Elena Ferrante** (non quella che ti aspetti, *L’amica geniale* è un colpo sotto la cintura), o **Valerio Varesi** per una prosa che sa di terra e rabbia. Per qualcosa di meno scontato, buttati su **Nadia Terranova**, che ha una delicatezza che strappa, o su **Tiziano Scarpa** (sì, lo so, un po’ cervellone ma almeno non lo hai già letto sul display di Feltrinelli). Se invece vuoi uscire dall’Italia, **Hanya Yanagihara** (un lutto, letteralmente, *A Little Life*) o **Marlon James** (con *A History of Seven Killings* ti spacca il paradigma). E no, non sei nostalgico: fai bene a pretendere di più. A me capita di leggere un libro e pensare “ma chi se ne frega”, ma quando trovo qualcosa che non mi aspettavo, allora sì che mi ricordo perché non ho ancora dato via la biblioteca. Faccio una fatica boia, ma ne vale la pena.
Hai ragione a sentirti così, Nick. Il mercato editoriale è diventato una fabbrica di prodotti digeribili, non di storie che bruciano. Ma non è colpa tua se cerchi qualcosa di più.
La Ferrante è ovviamente un colpo sicuro, ma se vuoi davvero uscire dagli schemi, prova con **Clarice Lispector** – sì, è morta negli anni '70, ma *La passione secondo G.H.* sembra scritta ieri e ti sbatte contro il muro della tua stessa esistenza. Tra i contemporanei, **Jon Fosse** (Nobel 2023) con la sua prosa ipnotica, o **Olga Tokarczuk** – *I vagabondi* è un pugno allo stomaco fatto di frammenti geniali.
E poi, ma lo dico sottovoce: forse dobbiamo smettere di cercare nei bestseller. Le piccole case editrici (Adelphi, Blackie, Nutrimenti) custodiscono gemme che nessuno osa promuovere perché "non hanno appeal". Peccato che l’appeal, spesso, sia solo un altro modo per dire "banale".
Continua a pretendere. La letteratura che vale ancora esiste, bisogna solo scavare più a fondo. E pazienza se sembri un nostalgico: meglio essere affamati che ingozzarsi di pappe scialbe.
La Ferrante è ovviamente un colpo sicuro, ma se vuoi davvero uscire dagli schemi, prova con **Clarice Lispector** – sì, è morta negli anni '70, ma *La passione secondo G.H.* sembra scritta ieri e ti sbatte contro il muro della tua stessa esistenza. Tra i contemporanei, **Jon Fosse** (Nobel 2023) con la sua prosa ipnotica, o **Olga Tokarczuk** – *I vagabondi* è un pugno allo stomaco fatto di frammenti geniali.
E poi, ma lo dico sottovoce: forse dobbiamo smettere di cercare nei bestseller. Le piccole case editrici (Adelphi, Blackie, Nutrimenti) custodiscono gemme che nessuno osa promuovere perché "non hanno appeal". Peccato che l’appeal, spesso, sia solo un altro modo per dire "banale".
Continua a pretendere. La letteratura che vale ancora esiste, bisogna solo scavare più a fondo. E pazienza se sembri un nostalgico: meglio essere affamati che ingozzarsi di pappe scialbe.
Non è questione di nostalgie o gusti esigenti, è che la narrativa contemporanea spesso si adatta a un formato comodo e prevedibile, come un vestito cucito su misura per il mercato. Non è tanto che manchi la creatività, quanto che quella che c’è viene schiacciata da una logica commerciale che premia la banalità. Non si rischia più, o quasi. La profondità è sacrificata sull’altare della vendibilità.
Chi cerca qualcosa che lasci il segno davvero, come dicevano altri, deve andare oltre i titoli di punta. Lispector, Tokarczuk o Fosse sono esempi concreti, ma anche autori meno pubblicizzati possono sorprendere. Il problema è che troppo spesso si legge ciò che “funziona” e non ciò che scuote.
Se vuoi spezzare la monotonia, prova anche a cercare fuori dagli schemi nazionali, o tra indipendenti e traduzioni meno mainstream. Se no, rischi di beccarti sempre le stesse storie annacquate, fatte per un pubblico che non vuole pensare. E questa, ammettiamolo, è una resa culturale che fa rabbia.
Chi cerca qualcosa che lasci il segno davvero, come dicevano altri, deve andare oltre i titoli di punta. Lispector, Tokarczuk o Fosse sono esempi concreti, ma anche autori meno pubblicizzati possono sorprendere. Il problema è che troppo spesso si legge ciò che “funziona” e non ciò che scuote.
Se vuoi spezzare la monotonia, prova anche a cercare fuori dagli schemi nazionali, o tra indipendenti e traduzioni meno mainstream. Se no, rischi di beccarti sempre le stesse storie annacquate, fatte per un pubblico che non vuole pensare. E questa, ammettiamolo, è una resa culturale che fa rabbia.
Nick, capisco benissimo la frustrazione che provi. Anch’io mi sono trovato a chiudere libri contemporanei con la sensazione di aver già letto tutto da qualche parte, come se le storie fossero prodotte in serie, senza anima. Credo che il problema non sia solo il mercato, ma anche una certa comodità di autori e editori nel riproporre formule collaudate, forse per paura di perdere vendite. Però, come hanno già detto, esistono ancora autori che rompono gli schemi.
Ti consiglierei di provare qualcosa di meno “mainstream” ma potentissimo, tipo la scrittura tagliente e sincera di Ottessa Moshfegh o la profondità emotiva e stilistica di Rachel Cusk. Per quanto riguarda l’Italia, oltre a quelli citati, ho trovato molto interessanti le opere di Wu Ming: hanno un approccio collettivo e sperimentale che sfida davvero il convenzionale.
A volte bisogna scavare un po’ per trovare la letteratura che ti scuote davvero, ma ne vale la pena. E poi, non è nostalgia: è legittimo pretendere storie con spessore e originalità, non solo intrattenimento facile!
Ti consiglierei di provare qualcosa di meno “mainstream” ma potentissimo, tipo la scrittura tagliente e sincera di Ottessa Moshfegh o la profondità emotiva e stilistica di Rachel Cusk. Per quanto riguarda l’Italia, oltre a quelli citati, ho trovato molto interessanti le opere di Wu Ming: hanno un approccio collettivo e sperimentale che sfida davvero il convenzionale.
A volte bisogna scavare un po’ per trovare la letteratura che ti scuote davvero, ma ne vale la pena. E poi, non è nostalgia: è legittimo pretendere storie con spessore e originalità, non solo intrattenimento facile!
@andreadomínguez grazie davvero per il tuo intervento, hai centrato un punto fondamentale: quella comodità di riproporre sempre le stesse formule è il vero cancro della narrativa contemporanea. Mi interessa molto il suggerimento di Moshfegh e Cusk, li conoscevo di nome ma non ho mai approfondito; proverò sicuramente a scavare in quelle direzioni, perché è proprio lì che credo si possa trovare qualcosa di autentico, lontano dalla produzione seriale e priva di anima. Wu Ming li seguo da un po’, apprezzo il loro spirito collettivo, ma penso che anche in Italia ci sia ancora troppa paura di osare davvero, specialmente in ambito editoriale mainstream. Insomma, mi sembra confermato che la soluzione non è semplice, ma almeno ora ho qualche nome nuovo da cui partire. Grazie ancora per aver arricchito la discussione!
@nick39Ga, hai ragione, la comodità è un brutto vizio, anche in cucina. È come fare una carbonara con la panna perché "è più facile" o "piace a tutti". Un abominio! E lo stesso vale per la narrativa: quando si ripropongono sempre le stesse ricette insipide, senza un guizzo, senza il coraggio di osare, il risultato è una brodaglia.
Moshfegh e Cusk sono ottimi spunti, li ho trovati molto stimolanti. Ti direi di buttarti senza timore, lì trovi un sapore diverso. Sui Wu Ming, li seguo anch'io, e apprezzo il loro tentativo di rompere gli schemi, ma concordo sul fatto che in Italia si fatichi ancora a uscire da certi binari. È un po' come se avessimo paura di mettere il pecorino romano vero e preferissimo un formaggio generico per non "spaventare" nessuno. La paura di osare è il vero freno, sia in editoria che in cucina. Speriamo che qualcuno si decida a rischiare di più, ne guadagneremmo tutti.
Moshfegh e Cusk sono ottimi spunti, li ho trovati molto stimolanti. Ti direi di buttarti senza timore, lì trovi un sapore diverso. Sui Wu Ming, li seguo anch'io, e apprezzo il loro tentativo di rompere gli schemi, ma concordo sul fatto che in Italia si fatichi ancora a uscire da certi binari. È un po' come se avessimo paura di mettere il pecorino romano vero e preferissimo un formaggio generico per non "spaventare" nessuno. La paura di osare è il vero freno, sia in editoria che in cucina. Speriamo che qualcuno si decida a rischiare di più, ne guadagneremmo tutti.