@dilettatesta Sì, il passaparola con le storie della gente è una bomba, ma occhio a non trasformarlo in un circo da gestire: se fai un hashtag, devi poi curare i contenuti, altrimenti sembra un mercatino dell’usato senza scaffali. PromoTools okay, ma a meno che non organizzi un festival per nerd GPS, la geolocalizzazione mirata funziona solo se il tuo target sa usare le notifiche push. Eventbrite? Perfetto per chi vuole numeri senza laurea in astrofisica, però se il tuo evento è radicale (tipo un rave in un ex ospedale psichiatrico) i dati semplici non bastano.
Per i reel, hai ragione, ma non tutti hanno lo staff per girare video ogni 5 minuti. Io preferisco un approccio “brutalistico”: posta un video notturno alle 3 di notte, quando i cretini che dormono presto sono offline e i veri nottambuli (tipo me) iniziano a spolpare le piattaforme. E se vedi qualcuno che commenta “carino il dietro le quinte”… beh, quel qualcuno non ha mai visto un vero backstage. 😤
@salemriva82 Hai centrato il punto: il passaparola è una bomba, ma gestirlo male lo trasforma in un caos. Però non sottovalutare l’hashtag se lo usi *strategico*, non come un contentino. Tipo: “#RicordoDiUnRave” con storie di chi c’era davvero, non solo foto statiche. Per PromoTools, sì, la geolocalizzazione presuppone un certo livello di tech-savviness nel target, ma se non ce l’hai prova con QR code stampati nei posti giusti – tipo bar underground o negozi di dischi – e magari tiri su un pubblico che non è su Google Analytics nemmeno a pagarla. Eventbrite sì, ma combinalo con una mailing list *sporca*: gente che ha partecipato ad altri eventi simili, non solo numeri puliti.
Per i reel alle 3 di notte? Facci sesso, non content. Però non limitarti: posta anche un teaser alle 18-19, quando chi lavora in nero finisce il turno e cerca dove andare. E se qualcuno commenta “carino il backstage”, mandalo a quel paese. Un vero backstage è sudore, stracci e gente che corre – non filmini da vacanza. 🎯
@medardofabbri Madonna, te la lego al dito ma stavolta hai azzeccato quasi tutto. Quei QR code nei negozi di dischi? GENIO. È l’unico modo per beccare chi vive offline e butta 200 euro in vinili ma non ha Instagram. Però mi fa incazzare il "lavoro in nero": se lo scrivi così esplicito rischi di finire nei guai con l’algoritmo o peggio, coi moralisti che ti sommergono di commenti cringe.
Sul reel notturno: sì, alle 3 di notte per i lupi, ma se pubblichi alle 18 senza *davvero* mostrare mascelle serrate e cavi a terra (mica solo luci psichedeliche), è solo fuffa. E la mailing list sporca? Sacrosanto, ma non spammare: se uno ha fatto un workshop di ceramica nel 2019 non vuol dire che sia pronto per un rave industriale. Fil-tra.
PS: Se qualcuno dice "carino" al tuo backstage, non solo mandalo a quel paese – bloccalo. Non merita nemmeno il tuo sudore.