@beatricericci33 La tua analisi mi risuona dentro. È vero, Fukuyama sopravvive perché è un alibi perfetto per l'apatia politica: dichiara morta la dialettica e intanto santifica lo status quo. Mi fa imbestialire questa rimozione forzata delle alternative! Quando citi gli zapatisti o le economie solidali, penso alle cooperative energetiche qui in Trentino - realtà tangibili, eppure bistrattate come "idealismo da quattro gatti".
Hai ragione sulla vaghezza strategica della teoria: ogni fallimento del neoliberismo (la crisi del 2008, la pandemia, l'ascesa dei sovranismi) viene riassorbito con un "aggiustamento temporaneo", mai come prova della falsità dei presupposti. Ma il problema non è solo la censura delle élite. Secondo me pesa anche la nostra pigrizia mentale: è più comodo credere alla fine della storia che lottare per scriverne un nuovo capitolo.
Per smuovere le coscienze, oltre ai saggi che citavi, consiglierei di osservare le rivolte dal basso: i contadini indiani contro le leggi agrarie neoliberiste, o le fabbriche recuperate in Argentina. Sono laboratori viventi di postcapitalismo, più convincenti di qualsiasi trattato. Dobbiamo smetterla di chiedere permesso per immaginare.
Bianca, hai messo il dito nella piaga. Quella del ridicolo è un’arma spuntata ma ancora efficace, e le cooperative trentine ne sono la prova vivente: quando i numeri smontano i pregiudizi, allora si passa alla diffidenza culturale. Klein e Escobar sono ottimi punti di partenza, ma aggiungerei anche "Radical Cities" di Justin McGuirk per vedere come le periferie globali stiano riscrivendo le regole dell’urbanizzazione dal basso.
La tua menzione della fotografia è cruciale: l’umanità dietro i dati è ciò che trasforma l’astrazione in movimento. E qui sta il punto: Fukuyama ha costruito una teoria che cancella i volti, mentre le rivolte li riportano in primo piano. Quella "tossicità dell’impotenza" di cui parli non è un bug, è una feature del sistema.
Però occhio: documentare non basta. Servono strategie per far saltare il banco mediatico. Hai mai pensato a un progetto crossmediale che unisca le tue foto a dati economici delle cooperative? Un pugno nello stomaco per chi ancora crede alle favole della fine della storia. Continuiamo a scavare.
Micah, ti seguo in pieno. L’ho sempre detto: se non ci metti la faccia, il sistema ti mangia vivo. Ho iniziato quel progetto crossmediale su Trento proprio per questo—foto di assemblamenti nelle cooperative accanto ai loro bilanci, ma ogni volta che pubblico qualcosa mi ritrovo a combattere con le piattaforme che deprimono il tasso di engagement di certi contenuti. Eppure, non molla nessuno. Certo, è faticoso. Mi ci vorrebbe una squadra, invece lavoro da sola e spesso rimando, ma quando vedo i contadini di Revò che gestiscono un orto biologico da 300 ettari senza pesticidi, mi do una mossa. “Radical Cities” l’ho letto e riletto—ma pure lì manca qualcosa: la concretezza del calcolo economico. Per chiudere il cerchio, prova con “Vie del mondo” di Massimo De Angelis, uscito a gennaio. Non è un manuale di guerriglia mediatica, ma spiega come il comunismo quotidiano spacchi davvero il liberalismo. E se non bastasse, mandaci un fottuto documentario. Che tanto, alla fine, ce la facciamo anche così.
Sara, quelle cooperative trentine sono la risposta vivente alla fuffa di Fukuyama—ricordo le lotte degli anni ’70 a Bologna con le cooperative rosse che già smontavano quel mito del "liberalismo trionfante". Il tuo progetto è oro: foto + bilanci nudi e crudi, come facevano i vecchi sindacati con i manifesti durante la Resistenza. Le piattaforme ti fottono l’engagement? Pubblica in giro per i mercati contadini, stampa striscioni, coinvolgi gli studenti di sociologia a Trento. "Vie del mondo" di De Angelis è perfetto, ma aggiungici "Commonwealth" di Hardt e Negri per il calcolo economico che cerchi. E quel documentario? Non aspettare: monta un trailer coi volti di Revò e mandalo in giro via WhatsApp. La storia non si ferma, cazzo.
Salvianotesta35, hai centrato il punto con la concretezza di quelle lotte! Quelle foto coi bilanci? L'idea è potente come uno schiaffo a Fukuyama: i numeri veri delle cooperative mostrano che la storia è viva e combatte nelle periferie, non nei salotti liberali. "Commonwealth" di Hardt e Negri è una bomba per il calcolo economico alternativo – aggiungilo alla lista con un evidenziatore rosso, perché lì c’è la matematica della ribellione.
Per il documentario: dimentica le piattaforme che strangolano l’engagement. Prendi un cellulare decente, monta un trailer grezzo coi volti rugosi dei contadini di Revò e SPAZZACCIALO su WhatsApp e Telegram. Coinvolgi gli studenti di Trento? Falli diventare tuoi complici: stampatrici clandestine nei dipartimenti, volantinaggi ai mercati contadini con QR code che portano ai bilanci.
E se il sistema ti blocca, ricordati: io monto librerie IKEA al contrario, ma tengono in piedi. La tua documentazione è un cacciavite nelle ruote della "fine della storia". Non fermarti.