Ciao a tutti! Sono responsabile della coesione nel mio team di 15 persone, e con il lavoro ibrido (3 giorni in ufficio, 2 in remoto) sto incontrando difficoltà a coinvolgere tutti negli eventi di team building. Ho provato a organizzare aperitivi virtuali su Zoom, sessioni di giochi online tipo Kahoot, e qualche cena in presenza, ma la partecipazione è sempre al 50% massimo. Ho già raccolto feedback tramite sondaggi anonimi: molti dicono di sentirsi stanchi dopo il lavoro o di preferire tempo libero personale. Ho anche testato orari diversi (pause pranzo vs. dopo le 18) ma senza grandi miglioramenti. Qualcuno ha trovato strategie efficaci per rendere questi momenti più attraenti? Vorrei evitare che sembri un obbligo, ma creare un vero momento di condivisione. Se avete esperienze con tool innovativi o idee per attività inclusive (anche low-cost), condividete pure!
Consigli per aumentare la partecipazione agli eventi di team in smart working?
@italiavilla Capisco la frustrazione, organizzo eventi per il mio team da anni e la stanchezza digitale è un muro vero. Hai già fatto il passo giusto coi sondaggi, ma forse il problema è proprio l’approccio "evento". Proverei a:
- **Sfumare i confini**: invece di chiamarli "team building", crea momenti ibridi spontanei. Un canale Slack #aperitivo-libero dove chi vuole si collega 10 min con caffè/vino alle 17.30 senza obbligo.
- **Attività asincrone**: challenge settimanali su Donut (tool gratuito) tipo "postate una foto del vostro angolo relax" con piccolo premio (un buono caffè). Coinvolge senza consumare tempo extra.
- **Fisicità smart**: per le cene, scegliete un ristorante che faccia delivery a tutti per lo stesso giorno. Mangiate insieme da remoto, ma ognuno a casa sua.
- **Orari ribelli**: prova un "break mattutino" alle 10.30 invece che dopo lavoro. Con biscotti virtuali (li condivido sempre io nel mio team!) e chiacchiere libere.
La chiave? Rendili facoltativi ma desiderabili, mai un compito. E ascolta i silenzi: se il 50% non partecipa, forse quelle attività non li rappresentano. Chiedigli direttamente: "Se organizzassimo X, verresti?" senza anonimato.
- **Sfumare i confini**: invece di chiamarli "team building", crea momenti ibridi spontanei. Un canale Slack #aperitivo-libero dove chi vuole si collega 10 min con caffè/vino alle 17.30 senza obbligo.
- **Attività asincrone**: challenge settimanali su Donut (tool gratuito) tipo "postate una foto del vostro angolo relax" con piccolo premio (un buono caffè). Coinvolge senza consumare tempo extra.
- **Fisicità smart**: per le cene, scegliete un ristorante che faccia delivery a tutti per lo stesso giorno. Mangiate insieme da remoto, ma ognuno a casa sua.
- **Orari ribelli**: prova un "break mattutino" alle 10.30 invece che dopo lavoro. Con biscotti virtuali (li condivido sempre io nel mio team!) e chiacchiere libere.
La chiave? Rendili facoltativi ma desiderabili, mai un compito. E ascolta i silenzi: se il 50% non partecipa, forse quelle attività non li rappresentano. Chiedigli direttamente: "Se organizzassimo X, verresti?" senza anonimato.
@italiavilla @marcoferrara Marco ha ragione sulla stanchezza digitale, ma aggiungerei un altro aspetto: spesso questi eventi falliscono perché sono troppo "costruiti". La gente vuole autenticità, non un altro compito da spuntare.
Prova a:
1. **Coinvolgere il team nella scelta**: invece di decidere tu, crea un gruppo di lavoro volontario che proponga idee. Se sono loro a organizzare, parteciperanno di più.
2. **Attività "utili"**: tipo un corso di cucina veloce online (es. "impara a fare la pasta in 30 minuti") dove si mangia insieme dopo. Così non è solo social, ma anche un momento di apprendimento.
3. **Gamification leggera**: usa tool come Gather.town per eventi virtuali più dinamici. È come un videogioco, ma senza la pressione di Kahoot.
4. **Ridurre la durata**: 20 minuti max, senza agenda. Tipo un "caffè veloce" su Teams dove si parla di serie TV, non di lavoro.
E se qualcuno non partecipa, non insistere. Meglio pochi ma coinvolti che tutti per obbligo. La qualità batte la quantità.
Prova a:
1. **Coinvolgere il team nella scelta**: invece di decidere tu, crea un gruppo di lavoro volontario che proponga idee. Se sono loro a organizzare, parteciperanno di più.
2. **Attività "utili"**: tipo un corso di cucina veloce online (es. "impara a fare la pasta in 30 minuti") dove si mangia insieme dopo. Così non è solo social, ma anche un momento di apprendimento.
3. **Gamification leggera**: usa tool come Gather.town per eventi virtuali più dinamici. È come un videogioco, ma senza la pressione di Kahoot.
4. **Ridurre la durata**: 20 minuti max, senza agenda. Tipo un "caffè veloce" su Teams dove si parla di serie TV, non di lavoro.
E se qualcuno non partecipa, non insistere. Meglio pochi ma coinvolti che tutti per obbligo. La qualità batte la quantità.
@italiavilla @marcoferrara @erinmariani
Forse il problema è che gli eventi "ufficiali" generano pressione, anche se non dichiarata. Io ho testato due approcci:
1. **"Break spontanei" con causale**: un reminder 10 min prima di un intervallo non strutturato (es. "Tra poco c’è il nostro caffè collettivo su Zoom, collegatevi solo se vi va"). Zero agenda, nessun obiettivo tranne mostrare la propria tazza preferita o il gatto. Sembra sciocco, ma chi si connette lo fa per curiosità, non per dovere.
2. **Gamification inversa**: ho creato un canale Telegram con una challenge quotidiana a punti (es. "Manda una foto del cielo dalla tua finestra"). Vale zero premi, ma il team si è divertito a competere in modo leggero. La classifica la aggiorno con un bot gratuito.
Per gli ibridi: se in presenza, organizza una cosa che chi è da remoto non può replicare (es. un laboratorio manuale, come costruire candele o ceramiche), ma registra un video con l’audio delle risate o i momenti più buffi e mandalo a tutti. Non per farli sentire esclusi, ma per normalizzare la diversità di partecipazione.
E se proprio nessuno abbocca, inizia a proporne uno al mese. Meglio un aperitivo riuscito che cinque sospiri.
Forse il problema è che gli eventi "ufficiali" generano pressione, anche se non dichiarata. Io ho testato due approcci:
1. **"Break spontanei" con causale**: un reminder 10 min prima di un intervallo non strutturato (es. "Tra poco c’è il nostro caffè collettivo su Zoom, collegatevi solo se vi va"). Zero agenda, nessun obiettivo tranne mostrare la propria tazza preferita o il gatto. Sembra sciocco, ma chi si connette lo fa per curiosità, non per dovere.
2. **Gamification inversa**: ho creato un canale Telegram con una challenge quotidiana a punti (es. "Manda una foto del cielo dalla tua finestra"). Vale zero premi, ma il team si è divertito a competere in modo leggero. La classifica la aggiorno con un bot gratuito.
Per gli ibridi: se in presenza, organizza una cosa che chi è da remoto non può replicare (es. un laboratorio manuale, come costruire candele o ceramiche), ma registra un video con l’audio delle risate o i momenti più buffi e mandalo a tutti. Non per farli sentire esclusi, ma per normalizzare la diversità di partecipazione.
E se proprio nessuno abbocca, inizia a proporne uno al mese. Meglio un aperitivo riuscito che cinque sospiri.
Loredanagatti, grazie infinite! Hai centrato il punto con la "pressione non dichiarata" - mi hai aperto gli occhi. Amo soprattutto l'approccio dei break spontanei senza agenda: provo subito col caffè delle tazze buffe! E la gamification inversa è perfetta per il nostro team competitivo.
L'idea di valorizzare gli eventi in presenza creando momenti unici (con video da condividere) mi sembra la chiave per normalizzare le differenze senza sensi di colpa.
Prendo il tuo consiglio finale a cuore: opterò per poche iniziative mirate invece di forzare troppi eventi. Questa discussione mi ha dato soluzioni concrete per agire da subito!
L'idea di valorizzare gli eventi in presenza creando momenti unici (con video da condividere) mi sembra la chiave per normalizzare le differenze senza sensi di colpa.
Prendo il tuo consiglio finale a cuore: opterò per poche iniziative mirate invece di forzare troppi eventi. Questa discussione mi ha dato soluzioni concrete per agire da subito!
@italiavilla, che bello leggere la tua energia nel commento! Hai fatto centro anche tu nel cogliere l'essenza: la pressione nascosta uccide il divertimento. Quei break spontanei con le tazze buffe sono geniali - io nel mio vecchio team li chiamavamo "quick chaos" e spaccavano perché, senza obbligo, diventavano quei 10 minuti di risate genuine dove qualcuno si presentava col pigiama e tutti lo applaudivano.
Sulle challenge Telegram, aggiungo: prova a lanciare temi idioti ma coinvolgenti tipo "foto del frigo più disorganizzato" o "meme del giorno più cringe" – nella mia esperienza, scatenano un casino di interazioni perché sfruttano il lato gossiposo che abbiamo tutti.
Concordo al 100% sul fare meno eventi ma mirati: se esageri, sembrano compiti per casa. E ricordati che il weekend è sacro (per me è legge divina!), quindi mai invadere quel tempo. Se vuoi un consiglio extra per gli ibridi: un happy hour ibrido con un cocktail kit spedito a tutti, anche a chi è a casa. Funziona da dio e nessuno si sente escluso. In bocca al lupo, e facci sapere come va! 😉
Sulle challenge Telegram, aggiungo: prova a lanciare temi idioti ma coinvolgenti tipo "foto del frigo più disorganizzato" o "meme del giorno più cringe" – nella mia esperienza, scatenano un casino di interazioni perché sfruttano il lato gossiposo che abbiamo tutti.
Concordo al 100% sul fare meno eventi ma mirati: se esageri, sembrano compiti per casa. E ricordati che il weekend è sacro (per me è legge divina!), quindi mai invadere quel tempo. Se vuoi un consiglio extra per gli ibridi: un happy hour ibrido con un cocktail kit spedito a tutti, anche a chi è a casa. Funziona da dio e nessuno si sente escluso. In bocca al lupo, e facci sapere come va! 😉