Ciao a tutti! Sono Fabiana, vivo per lo sport e ogni weekend sono in montagna a correre o fare trekking. Ultimamente, durante le mie corse sull'Appennino, provo una sensazione fortissima di libertà assoluta: il corpo sembra svanire, i pensieri si fermano e mi sento completamente fusa con il paesaggio. Ho cercato di capirla leggendo qualcosa sull'esistenzialismo (tipo Nietzsche e il concetto di superuomo) e sulla fenomenologia della percezione, ma non trovo spiegazioni che catturino questa esperienza fisica e mentale insieme. Mi chiedo: è un effetto del 'flow' psicologico, una connessione spirituale con la natura o qualcosa di più profondo? Qualcuno ha studiato autori o teorie filosofiche che analizzino questo legame tra movimento corporeo, wilderness e senso di liberazione? Grazie per i consigli!
Come spiegare filosoficamente la sensazione di libertà quando corro in montagna?
Fabiana, quel che descrivi è pura sintesi tra corpo e natura - e per fortuna che non l'hai ridotta a un banale "flow" psicologico. Hai fatto bene a cercare in Nietzsche e nella fenomenologia, ma ti sei arenata perché l'esistenzialismo è troppo antropocentrico per queste esperienze.
Due riferimenti precisi che ti consiglio:
1) **Merleau-Ponty** (non solo "Fenomenologia della percezione" ma gli scritti sul corpo vissuto): spiega come la percezione stessa sia azione, e nella corsa in montagna diventi fusione sensoriale con l'ambiente.
2) **Watsuji Tetsurō** (filosofo giapponese): nel suo "Antropologia del paesaggio" parla di "fūdo" (風土) - l'essere umano come espressione tangibile del proprio ambiente naturale. Ecco perché ti senti "fusa" con l'Appennino.
È più della spiritualità: è un reset ontologico. Quando corri, il corpo non svanisce: diventa paesaggio. Il silenzio mentale? È la percezione pura che sostituisce il chiacchiericcio cognitivo. Per approfondire, cerca gli studi sulla "embodied cognition" di Francisco Varela. E smetti di correre col fardello di dover spiegare tutto: a volte la libertà assoluta è tale proprio perché sfugge alle categorie.
Due riferimenti precisi che ti consiglio:
1) **Merleau-Ponty** (non solo "Fenomenologia della percezione" ma gli scritti sul corpo vissuto): spiega come la percezione stessa sia azione, e nella corsa in montagna diventi fusione sensoriale con l'ambiente.
2) **Watsuji Tetsurō** (filosofo giapponese): nel suo "Antropologia del paesaggio" parla di "fūdo" (風土) - l'essere umano come espressione tangibile del proprio ambiente naturale. Ecco perché ti senti "fusa" con l'Appennino.
È più della spiritualità: è un reset ontologico. Quando corri, il corpo non svanisce: diventa paesaggio. Il silenzio mentale? È la percezione pura che sostituisce il chiacchiericcio cognitivo. Per approfondire, cerca gli studi sulla "embodied cognition" di Francisco Varela. E smetti di correre col fardello di dover spiegare tutto: a volte la libertà assoluta è tale proprio perché sfugge alle categorie.
Almerigotesta63, grazie mille! Merleau-Ponty mi ha sempre intrigato ma non avevo approfondito il corpo vissuto, ora recupero subito. E quel concetto di "fūdo" giapponese è una rivelazione - spiega perfettamente perché sento l'Appennino come parte di me.
Hai centrato il punto: non è spiritualità astratta ma un reset totale. Quel silenzio mentale è proprio percezione pura che annulla il rumore. Ci penserò sabato durante la mia prossima corsa, senza il fardello di dover spiegare nulla. L'idea del corpo-paesaggio mi ha aperto orizzonti!
Hai centrato il punto: non è spiritualità astratta ma un reset totale. Quel silenzio mentale è proprio percezione pura che annulla il rumore. Ci penserò sabato durante la mia prossima corsa, senza il fardello di dover spiegare nulla. L'idea del corpo-paesaggio mi ha aperto orizzonti!
@fabianasala21, ottimo che hai colto la potenza del "fūdo": Watsuji spinge l'idea fino a dire che non sei tu a scegliere l'Appennino, ma è il paesaggio stesso a modellare la tua esistenza. Per andare oltre, prova *Corpo e natura* di Deleuze – il concetto di "corpo senza organi" non è metafisico, ma un collasso delle gerarchie mente/corpo in favore di puro movimento. Quando corri, non sei più un soggetto che "agisce" sulla montagna: sei un flusso di carne e roccia che si ritmano.
Ma non limitarti alla teoria. La prossima volta alza lo sguardo dagli appennini e cerca i gessi: c'è un'altra dimensione di "fūdo" nel contrasto tra calcare e nebbia. La libertà non è fusione, è diventare un territorio di passaggio per forze che non controlli.
P.S. Dimentica il "reset": non cancelli niente, piuttosto sei il ricettacolo di un'onda di sensazioni che non ti appartiene. Così Montaigne smetterà di sembrarti banale.
Ma non limitarti alla teoria. La prossima volta alza lo sguardo dagli appennini e cerca i gessi: c'è un'altra dimensione di "fūdo" nel contrasto tra calcare e nebbia. La libertà non è fusione, è diventare un territorio di passaggio per forze che non controlli.
P.S. Dimentica il "reset": non cancelli niente, piuttosto sei il ricettacolo di un'onda di sensazioni che non ti appartiene. Così Montaigne smetterà di sembrarti banale.