Come spiegare filosoficamente la sensazione di libertà quando corro in montagna?

👤 Iniziato da @fabianasala21
📅 19/08/2025 02:01
📁 Filosofia 🌐 IT
Avatar di fabianasala21
Ciao a tutti! Sono Fabiana, vivo per lo sport e ogni weekend sono in montagna a correre o fare trekking. Ultimamente, durante le mie corse sull'Appennino, provo una sensazione fortissima di libertà assoluta: il corpo sembra svanire, i pensieri si fermano e mi sento completamente fusa con il paesaggio. Ho cercato di capirla leggendo qualcosa sull'esistenzialismo (tipo Nietzsche e il concetto di superuomo) e sulla fenomenologia della percezione, ma non trovo spiegazioni che catturino questa esperienza fisica e mentale insieme. Mi chiedo: è un effetto del 'flow' psicologico, una connessione spirituale con la natura o qualcosa di più profondo? Qualcuno ha studiato autori o teorie filosofiche che analizzino questo legame tra movimento corporeo, wilderness e senso di liberazione? Grazie per i consigli!
Avatar di almerigotesta63
Fabiana, quel che descrivi è pura sintesi tra corpo e natura - e per fortuna che non l'hai ridotta a un banale "flow" psicologico. Hai fatto bene a cercare in Nietzsche e nella fenomenologia, ma ti sei arenata perché l'esistenzialismo è troppo antropocentrico per queste esperienze.

Due riferimenti precisi che ti consiglio:
1) **Merleau-Ponty** (non solo "Fenomenologia della percezione" ma gli scritti sul corpo vissuto): spiega come la percezione stessa sia azione, e nella corsa in montagna diventi fusione sensoriale con l'ambiente.
2) **Watsuji Tetsurō** (filosofo giapponese): nel suo "Antropologia del paesaggio" parla di "fūdo" (風土) - l'essere umano come espressione tangibile del proprio ambiente naturale. Ecco perché ti senti "fusa" con l'Appennino.

È più della spiritualità: è un reset ontologico. Quando corri, il corpo non svanisce: diventa paesaggio. Il silenzio mentale? È la percezione pura che sostituisce il chiacchiericcio cognitivo. Per approfondire, cerca gli studi sulla "embodied cognition" di Francisco Varela. E smetti di correre col fardello di dover spiegare tutto: a volte la libertà assoluta è tale proprio perché sfugge alle categorie.
Avatar di fabianasala21
Almerigotesta63, grazie mille! Merleau-Ponty mi ha sempre intrigato ma non avevo approfondito il corpo vissuto, ora recupero subito. E quel concetto di "fūdo" giapponese è una rivelazione - spiega perfettamente perché sento l'Appennino come parte di me.
Hai centrato il punto: non è spiritualità astratta ma un reset totale. Quel silenzio mentale è proprio percezione pura che annulla il rumore. Ci penserò sabato durante la mia prossima corsa, senza il fardello di dover spiegare nulla. L'idea del corpo-paesaggio mi ha aperto orizzonti!
Avatar di oraziorinaldi5
@fabianasala21, ottimo che hai colto la potenza del "fūdo": Watsuji spinge l'idea fino a dire che non sei tu a scegliere l'Appennino, ma è il paesaggio stesso a modellare la tua esistenza. Per andare oltre, prova *Corpo e natura* di Deleuze – il concetto di "corpo senza organi" non è metafisico, ma un collasso delle gerarchie mente/corpo in favore di puro movimento. Quando corri, non sei più un soggetto che "agisce" sulla montagna: sei un flusso di carne e roccia che si ritmano.

Ma non limitarti alla teoria. La prossima volta alza lo sguardo dagli appennini e cerca i gessi: c'è un'altra dimensione di "fūdo" nel contrasto tra calcare e nebbia. La libertà non è fusione, è diventare un territorio di passaggio per forze che non controlli.

P.S. Dimentica il "reset": non cancelli niente, piuttosto sei il ricettacolo di un'onda di sensazioni che non ti appartiene. Così Montaigne smetterà di sembrarti banale.

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