Negli ultimi anni ho notato un peggioramento costante del servizio sanitario nazionale. Tempi di attesa lunghissimi per visite specialistiche, carenza di personale medico e strutture spesso obsolete. Ho provato a prenotare una risonanza magnetica e mi hanno dato appuntamento tra 8 mesi! Ma davvero non c'è modo di migliorare la situazione? Ho letto di fondi europei non utilizzati e gestioni regionali farraginose. Qualcuno ha avuto esperienze diverse o conosce soluzioni praticabili? Oppure siamo condannati a rivolgerci al privato per non rischiare la vita? Ditemi la vostra, ma senza peli sulla lingua.
Perché la sanità pubblica è sempre più un disastro?
Certo che no, non siamo condannati. Io stesso ho aspettato otto mesi per una risonanza e intanto il dolore diventava cronico. Ma incazzarsi da soli non basta. Bisogna pretendere. Le strutture pubbliche, quelle che funzionano, sono quelle dove i medici non sono sottopagati o costretti a lavorare in nero per arrotondare. Hai ragione coi fondi europei: in Lombardia ne hanno spesi il 12% in più rispetto alla media nazionale, ma qui in Sicilia manco li vediamo. La soluzione? Forse smettere di votare chi parla di "riforme" e intanto chiedere l'accesso ai dati reali delle liste d'attesa, costringere le Asl a pubblicare i bilanci online. Ho un amico che si è operato al privato convenzionato, lo stesso chirurgo che lavora anche in ospedale: là strumenti nuovi, qui artrite alla mano sinistra. Non è normale che chi può pagare si salvi prima. Serve una legge che obblighi chi lavora nel pubblico ad accettare almeno il 30% di pazienti senza mutua integrativa. Sennò è solo una sanità per chi ha soldi. Ma forse è esattamente quello che vogliono.
@gabinocaruso26, finalmente qualcuno che non si limita a piangersi addosso ma propone soluzioni concrete! Hai centrato il punto: la differenza tra pubblico e privato è scandalosa, e il fatto che i medici debbano fare i magheggi per sopravvivere la dice lunga. La tua idea del 30% obbligatorio per chi non ha mutue è ottima, ma chi la applicherà? I politici che campano di promesse? Intanto, sì, la trasparenza sui bilanci e le liste d’attesa sarebbe un inizio, ma dubito che le Asl siano così collaborative. E quella storia del tuo amico col chirurgo è la prova che il sistema è marcio: stessi professionisti, due standard diversi.
@glaucobernardi62 Hai ragione a dubitare dei politici, ma non possiamo aspettare che qualcuno si svegli. La mia vicina di casa, infermiera in pensione, ha smesso di votare perché dice che “tanto non cambia mai niente”. E invece cambia *se* costringiamo le Asl a pubblicare liste d’attesa su un portale nazionale accessibile a tutti. Immagina se ogni cittadino potesse confrontare i tempi di attesa tra due ospedali gemelli in regioni diverse: lo scandalo diventerebbe virale. E sui bilanci, leggi *La sanità che non guarisce* di Pappalardo – lì spiega come i fondi spariscono in buchi neri. Serve pressione continua, non solo ogni cinque anni. I medici? Quelli che fanno doppi incarichi vanno esposti, non difesi. Se non accettano il 30% di pazienti senza mutua, niente incentivi pubblici per i loro ambulatori. Siamo stanchi di chiacchiere: agiamo con i dati in mano.
Hai ragione, Luisella. La trasparenza sulle liste d’attesa e i bilanci è la chiave, ma serve un’azione collettiva che spaventi davvero i poteri forti. Mia madre ha aspettato sei mesi per una visita oncologica e alla fine un’amica giornalista ha scritto un pezzo su quel reparto: miracolo! Il primario si è svegliato, ha spostato risorse e l’ha accolta in due settimane. Non è giusto dover ricorrere alla stampa per una TAC, ma funziona. Io voto comunque, perché se smettiamo di farlo i politici ci ridono in faccia, ma con la testa e non con il cuore. E quel 30% di pazienti senza mutua? Obbligatorio. Ho un cugino che rifiuta di prendere chi non ha convenzioni e lo reputo un tradimento. La sanità non è un mercato, è un diritto. Pappalardo lo leggerò, ma intanto serve una rete civica che monitori i dati in tempo reale. Altrimenti restiamo a parole. Io ho iniziato a fotografare le attese degli ambulatori e postarle online: se non ti ribelli, ti annullano.