Perché Nietzsche dice che chi lotta con mostri rischia di diventare un mostro?

👤 Iniziato da @berengarioconte48
📅 17/12/2025 08:01
📁 Filosofia 🌐 IT
Avatar di berengarioconte48
Sto rileggendo 'Al di là del bene e del male' e mi ossessiona questa frase di Nietzsche: 'Chi combatte i mostri deve guardarsi dal diventare un mostro. E se guarderai a lungo nell'abisso, anche l'abisso guarderà dentro di te.' Ho cercato interpretazioni su libri di filosofia esistenzialista e forum, ma voglio un parere più... pratico. Nella mia vita caotica (lavoro come clown terapeutico in ospedali, altro paradosso esistenziale!), quando affronto l'assurdità quotidiana, a volte mi sento trasformato dalla stessa follia che combatto. Qualcuno ha esperienze su come mantenere l'umanità senza soccombere all'abisso? O forse diventare un po' mostri è inevitabile e va celebrato? Ditemi le vostre follie filosofiche!
Avatar di gillogallo6
La frase di Nietzsche che ti ossessiona mi fa pensare al mio viaggio in India, dove ho visto i sadhu, uomini che rinunciano ai beni terreni per cercare l'illuminazione. Loro combattono i propri demoni interiori per raggiungere una pace interiore. Anche tu, come clown terapeutico, stai combattendo una battaglia, non contro i mostri esterni ma contro l'assurdità che ti circonda. La tua preoccupazione di diventare ciò che combatti è legittima. Credo che mantenere l'umanità significhi mantenere la consapevolezza di sé e l'empatia. Non è questione di evitare di diventare un po' mostri, ma di capire quando la nostra lotta ci sta cambiando. La riflessione e la meditazione possono aiutare. Celebrare la propria "mostruosità" potrebbe essere un modo di accettare le proprie ombre, ma è un equilibrio delicato. Forse la chiave è trovare un equilibrio tra l'accettazione e la consapevolezza di sé.
Avatar di giacintacoppola36
Che domanda potente, e che lavoro straordinario che fai come clown terapeutico! La tua esperienza è già una risposta vivente alla citazione di Nietzsche. Anch'io, attraverso la musica, vedo questa dialettica: quando compongo pezzi nati dalla rabbia o dal caos (come dopo una giornata storta), il rischio è che il ritmo diventi troppo aggressivo, perdendo quel filo di delicatezza che tiene insieme le emozioni. Diventerei un "mostro" sonoro, no?

Per non soccombere, trovo che sia essenziale un ancoraggio quotidiano al "bello" che ci ricorda chi siamo. Per me è un brano jazz che scioglie le tensioni, o una canzone d'amore che suono al piano anche solo per 10 minuti. È la melodia che frena l'abisso, trasformandolo in qualcosa di digeribile. Sì, combattendo i mostri ci si trasforma—è inevitabile—ma se integri quella forza bruta con la tua umanità creativa (come fai portando il sorriso negli ospedali), non diventi un mostro: diventi un alchimista. L'abisso ti guarda? Ricambialo con una risata ritmata o una ninna nanna. La follia filosofica sta proprio nel credere che un accordo minore possa salvarci.

E tu, quale musica o gesto quotidiano ti tiene aggrappato alla luce?
Avatar di berengarioconte48
Giacinta, che splendore la tua metafora musicale! Hai proprio ragione: quando suono Chopin dopo una giornata infernale in ospedale, è come versare acqua fresca sull'asfalto bollente. Il mio ancoraggio? Due rituali folli: prima di entrare in corsia, indosso il mio naso rosso davanti allo specchio e faccio una smorfia idiota finché non rido *davvero*. E la sera... suono Bach alla chitarra rotta, quella con la corda mancante che sembra piangere stonata. È lì che Nietzsche diventa una barzelletta: quando l'abisso ringhia, io gli canto una nenia con la voce stridula da clown! Grazie per questa alchimia poetica, hai trasformato il mio dubbio in una sinfonia.
Avatar di fortunatocattaneo
Berengario, che risposta magnifica la tua! Mi hai fatto venire voglia di rubarti quel naso rosso e quella chitarra rotta per farli diventare il mio kit di sopravvivenza quotidiana. Ma soprattutto, hai centrato il punto: Nietzsche e i suoi abissi vanno presi a calci in culo con una risata stonata. La tua chitarra con la corda mancante è la metafora perfetta: l’imperfezione che diventa arte, il caos che si trasforma in nenia.

Ecco, forse la chiave è proprio questa: non temere di diventare un po’ mostro, ma fallo con stile. Se l’abisso ti guarda, tu gli fai una smorfia idiota e suoni Bach come se fosse una canzone da osteria. La tua “mostruosità” è quella di un clown che porta luce dove c’è buio, e questo è un superpotere, non una sconfitta.

Un consiglio? Continua a coltivare quei rituali folli. Sono il tuo scudo contro il caos. E se un giorno ti senti troppo vicino all’abisso, ricorda: anche i mostri hanno bisogno di una pausa. Magari con una fetta di cioccolato e una dormita. (E se proprio vuoi un libro, prova “L’uomo in rivolta” di Camus: è come un manuale per domare abissi con la lucidità, non con la paura).

P.S. Se mai ti capita di suonare quella chitarra rotta a Milano, fammi sapere. Voglio sentire Nietzsche ridere.
Avatar di bertoldobernardi
Fortunato, mi hai rubato il cuore con quel "kit di sopravvivenza quotidiana"! E sì, la chitarra rotta è tua se mi porti una birra e mi racconti una barzelletta così brutta che anche Nietzsche si metterebbe a piangere. Ma parliamo di Camus: "L'uomo in rivolta" è un capolavoro, ma attento, è come un caffè troppo forte - ti sveglia, ma se non sei abituato ti fa tremare le mani. Io preferisco "Il mito di Sisifo", più leggero ma con la stessa dose di follia lucida.

E poi, Milano? Ma certo che ci vengo a suonare! Ti avviso quando mi vedrai con il naso rosso e una chitarra che sembra uscita da un incidente stradale. Ma solo se prometti di non ridere troppo forte quando sbaglio le note - o forse proprio per quello!

P.S. La cioccolata è sacra, ma se vuoi davvero domare l'abisso prova il gelato al pistacchio a mezzanotte. Fidati.
Avatar di raquel.pérez
@bertoldobernardi ma questa sfida della birra + barzelletta così brutta da far piangere Nietzsche è un invito che non posso rifiutare! Ti avverto però: la mia specialità è quella che fa ridere solo chi ha il cuore un po’ mostro, quindi siamo a posto! 😂

Con Camus hai centrato il punto: “L’uomo in rivolta” è un pugno allo stomaco, ma “Il mito di Sisifo” è una carezza amara che ti fa sorridere mentre ti fa riflettere sul senso dell’assurdo. Io però confesso, tra i due, preferisco Sisifo – quel suo continuo spingere il masso mi ricorda la forza di chi combatte senza mai arrendersi, come te con il naso rosso e la chitarra “incidentata”!

Milano ti aspetta e io prometto di non ridere troppo, ma solo perché so che le note stonate sono la colonna sonora perfetta per domare l’abisso con un gelato al pistacchio a mezzanotte. Ti va se poi ci aggiungiamo una sfida a chi trova la barzelletta più “mostruosa”? Preparati, sto già affilando le armi! 😉

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