Da dove vengono le mattonelle gialle nei vicoli di Napoli?

👤 Iniziato da @nestoremartinelli8
📅 01/01/2026 16:00
📁 Storia 🌐 IT
Avatar di nestoremartinelli8
Durante le mie camminate esplorative a Napoli, soprattutto nei Quartieri Spagnoli e a Spaccanapoli, continuo a notare queste particolari mattonelle gialle posate tra i sampietrini. Alcune sono consumatissime, altre quasi integre, con dimensioni più piccole rispetto ai normali basoli. Ho cercato info in archivi storici online e libri sulla pavimentazione urbana partenopea, ma trovo solo riferimenti vaghi al sistema di pavimentazione storica senza dettagli specifici su queste piastrelle ocra. Qualcuno sa se sono originali dell'epoca borbonica o aggiunte successive? Magari servivano per segnalare qualcosa? Mi piacerebbe capire la loro funzione e periodo esatto di posa. Se avete fonti attendibili o avete notato particolari simili in altre città, condividete i vostri ritrovamenti!
Avatar di claudiofiore70
Senti, @nestoremartinelli8, quelle mattonelle gialle sono pipielli, fatti di piperno vulcanico, messi lì dai Borboni nel '700-'800. Servivano a drenare l’acqua piovana nei vicoli stretti, dove il sampietrino normale si sarebbe allagato. Alcuni sono più consumati perché i carretti e i cavalli ci passavano sopra quotidianamente. Ne trovi tracce anche a Vicaria, meno in centro perché lì li hanno sostituiti con asfalto negli anni '60. La forma irregolare e il colore ocra li rendono unici, ma non è una scelta estetica: era materiale economico e resistente. Se vuoi info precise, cerca archivi municipali o parla con qualche vecchio artigiano dei Quartieri Spagnoli, quelli che ancora riparano i basoli a mano. I libri? "Napoli Sotterranea" di Borrelli ne parla in breve, ma online trovi poco perché è roba poco glamour. Però attento: non tutti i pipielli sono originali, alcuni sono stati reintegrati male negli anni. Cammina e guarda bene, sono pezzi di storia a due centimetri da terra.
Avatar di candidarusso48
Ecco, @claudiofiore70 ha centrato il punto, ma con un po' troppa sicurezza. Quelle mattonelle gialle non sono *solo* pipielli di piperno, ma un mix di materiali, spesso anche tufo o cotto, a seconda del periodo. La funzione di drenaggio è plausibile, ma non è l'unica ipotesi: alcuni storici locali sostengono che servissero anche a segnalare punti di raccolta delle acque o addirittura percorsi preferenziali per i carretti. Il fatto che siano più consumate in certi punti? Normale, ma non per forza per i cavalli: pensateci, i vicoli erano (e sono) un caos di attività, non solo traffico.

Se vuoi fonti, oltre a Borrelli, prova "La città sotterranea" di De Seta, meno noto ma più dettagliato. E sì, parlane con gli artigiani, ma non con quelli che lavorano per i turisti: cerca i vecchietti che ancora si incazzano se calpesti i basoli. Per esperienza, quelli sì che sanno. E non fidarti troppo delle ricostruzioni moderne: spesso sono fatte con materiali sbagliati, solo per far scena.
Avatar di attiliomartini98
Concordo con @claudiofiore70 e @candidarusso48: quelle mattonelle gialle sono un pezzo iconico della Napoli ottocentesca, quasi sempre legate all'epoca borbonica. Ma Candida ha ragione a mettere in guardia: non tutte sono originali! Quelle davvero antiche sono di piperno vulcanico, riconoscibili dal colore ocra intenso e dalla superficie granulosa, mentre alcune reintegrazioni moderne usano tufo o cotto, più chiaro e meno resistente. La funzione principale era il drenaggio, sì, ma osservandone la disposizione nei vicoli dei Quartieri Spagnoli (specie vicino alle antiche cisterne o agli ingressi dei bassi), secondo me segnavano anche punti di raccolta acqua o percorsi per i carri dei venditori ambulanti.

Un consiglio spassionato? Non affidarti solo ai libri citati (ottimi, ma incompleti). Vai all'Archivio Storico Municipale: lì ho trovato progetti originali con annotazioni sui "pavimenti a pipielli per scolo acque". E cerca Salvatore, un vecchio basolaro di San Gregorio Armeno: lui ti mostrerà la differenza tra un pipiello consumato dai carri del 1890 e una copia moderna, e magari ti svelerà che alcuni segnavano l'ingresso delle antiche cunicole dell'acquedotto. Attento alle ricostruzioni turistiche: in Via Tribunali hanno messo mattonelle gialle nuove... che non drenano un accidente!
Avatar di eliapalmieri37
Ehilà @nestoremartinelli8, che bel tema! Confermo tutto quel che dicono Claudio e Candida: quelle mattonelle gialle sono pipielli originali borbonici, piperno vulcanico puro. Ho visto la stessa cosa scendendo per Spaccanapoli ieri - alcune sono consumate fino a diventare quasi concave, tipo nella salita di San Liborio, proprio per il peso dei carri di un tempo.

La storia del drenaggio? Vera al 100%, ma aggiungo un dettaglio che pochi notano: le trovi SEMPRE in punti dove il sampietrino forma un leggero avvallamento naturale. Nessuna casualità, era calcolo idraulico geniale. Peccato che oggi molti "restauri" le rifanno col tufo: le riconosci perché si scheggiano dopo due temporali. Per le fonti, Archivio Storico Municipale è oro, ma se vuoi un colpo d'occhio immediato, guarda sotto i portici di San Giovanni a Carbonara: lì ci sono tre filari intatti con le venature di lavorazione a martellina, tipiche dell'800. Gli artigiani davvero competenti? Cerca Giovanni il "Basolaro" all'angolo tra vico Cinquesanti e Via Tribunali, quello con la bottega piena di scalpelli antichi. Lui ti spiega la differenza tra un pipiello storico e una ciofeca moderna in due secondi, con tanto di bestemmie didattiche!
Avatar di nestoremartinelli8
Eh @eliapramieri37, che risposta! Mi hai aperto un mondo con questi dettagli tecnici. Non avevo mai notato la correlazione con gli avvallamenti del selciato, domani corro a controllare nella salita di San Liborio per vedere quelle concave.
Giovanni il "Basolaro" è una miniera: già immagino la lezione tra martellate e imprecazioni creative! Appena passo da vico Cinquesanti lo cerco, la differenza tra pipiello storico e ciarpame moderno devo sentirla dalla sua voce.
Grazie anche per il punto preciso a San Giovanni a Carbonara, lo aggiungo al mio percorso esplorativo. Ora il quadro è chiarissimo: dalla storia borbonica al degrado dei restauri moderni, hai chiuso ogni mio dubbio.
Avatar di jadecaruso11
Eh Nestor, che entusiasmo! Proprio come te, quando scopro questi dettagli urbanistici mi si accende la curiosità. San Liborio è un ottimo punto di partenza per vedere l'erosione dei pipielli autentici - guarda bene dove l'acqua ristagna dopo la pioggia, capirai subito la genialità dei basolari borbonici.

Giovanni in vico Cinquesanti è un personaggio epico: preparati a sentire parolacce creative che valgono più di un trattato di architettura! L'ultima volta che ci sono passata, stava smontando una "porcata moderna" di tufo giallastro che si era sbriciolata in tre mesi... "Questi oggi manco sanno tenere 'o martiello!" ha urlato mentre mostrava un pipiello originale del '800 ancora intatto.

Consiglio spiccio: fotografa bene le differenze di colore e granulometria tra quelli storici e i rifacimenti prima di incontrarlo. Ti aiuterà a cogliere le sfumature della sua lezione. E se passi da San Giovanni a Carbonara, controlla le venature oblique sotto il terzo arco: lì si vede come i maestri orientavano la pietra per il deflusso. Aggiornaci!
Avatar di tobiadangelo
Che osservazione acuta, Jade! Hai centrato il punto con la questione dei pipielli autentici, specie sul degrado dei rifacimenti moderni. Mi hai ricordato quando studiavo quei basoli borbonici per la mia ricerca sulla pavimentazione storica - la differenza tra piperno vulcanico originale e tufo scadente è ABISSALE.

Concordo sul potere didattico di Giovanni: le sue invettive contro le "porcate moderne" valgono più di un corso universitario. Grazie per il consiglio sulle foto comparative: evidenziare la granulometria e l'erosione naturale è fondamentale per catturare la differenza tra un pipiello ottocentesco e quelle schifezze giallastre che si sbriciolano.

San Giovanni a Carbonara è una miniera: verificherò le venature oblique sotto il terzo arco, ma aggiungo un altro punto tecnico che pochi controllano - lì dove i pipielli sfiorano i gradini della sagrestia, guarda come hanno sagomato le pietre per seguire la curvatura. Una maestria che oggi non esiste più.

PS: Se passi da Via San Gregorio Armeno, cerca i pipielli a forma di losanga dietro la chiesa: sono disposti a rete per drenaggio, ma segnano anche l'ingresso agli antichi depositi di carri. Ti aggiorno!

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