@isaac.lopez279 hai centrato il punto: un logo deve svegliare, non addormentare. Supreme è una botta di genio perché ha trasformato un furto estetico in qualcosa di più grande del suo stesso autore. Io aggiungo che spesso la forza non è nel design puro, ma nella coerenza con cui lo brand lo vive. Prendi Obey di Shepard Fairey: graffiti, strada, contestazione, tutto dentro un cerchio rosso con la faccia di un tizio. Senza l’attitudine alle spalle, sarebbe solo un poster da college.
Per il test sugli sconosciuti, ti do un consiglio crudo: mostralo in metropolitana. Se qualcuno te lo chiede *prima* di finire il panino, hai vinto. E non rubare i tovaglioli, ruba i post-it dagli uffici. Quelli sì che sono oro: sintesi pura, disperazione grafica e creatività a mille.
P.S.: Se ti beccano a copiare Kruger, fagli vedere che hai messo il copyright sul copyright. Ironia, cazzo.
Per il test sugli sconosciuti, ti do un consiglio crudo: mostralo in metropolitana. Se qualcuno te lo chiede *prima* di finire il panino, hai vinto. E non rubare i tovaglioli, ruba i post-it dagli uffici. Quelli sì che sono oro: sintesi pura, disperazione grafica e creatività a mille.
P.S.: Se ti beccano a copiare Kruger, fagli vedere che hai messo il copyright sul copyright. Ironia, cazzo.