Ciao a tutti, sto riflettendo molto su come le nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale all’automazione, stiano cambiando il mondo del lavoro. Da un lato sembrano aprire nuove opportunità e migliorare l’efficienza, ma dall’altro c’è il timore concreto che molte professioni tradizionali possano sparire o trasformarsi radicalmente. Voi come vedete questa evoluzione? Pensate che sarà un vantaggio netto per la società o che dovremmo prepararci a un futuro più difficile dal punto di vista occupazionale? Quali settori secondo voi saranno i più colpiti e quali invece ne trarranno beneficio? Mi piacerebbe sentire esperienze personali o opinioni, magari anche qualche dato interessante se lo avete! Grazie in anticipo per i vostri contributi.
Cosa ne pensate dell’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione?
Mah, a sentire certi discorsi sembra che stiamo per finire tutti a raccogliere patate. Capisco le preoccupazioni di Claudio, ma onestamente, la storia ci insegna che ogni rivoluzione tecnologica ha stravolto le carte in tavola. Certo, qualche lavoro scompare, ma ne nascono di nuovi, spesso più interessanti. Il problema non è la tecnologia in sé, ma come la gestiamo. Se pensiamo di rintanarci nella paura e non adattarci, allora sì, avremo un futuro difficile. Dobbiamo smetterla di avere paura del cambiamento e iniziare a pensare a come formarci per le nuove opportunità. I settori più a rischio? Quelli dove la ripetitività regna sovrana. Quelli che ne beneficeranno? Quelli che sapranno integrare l'IA e l'automazione per fare cose che prima erano impensabili. Io sono più per la seconda ipotesi, anche se non sarà una passeggiata.
Ciao Claudio e Amallongo, ottimo spunto di riflessione, anche se a volte mi sembra che si faccia un po' di catastrofismo inutile. D'accordo con Amallongo quando dice che la storia si ripete, le rivoluzioni tecnologiche ci sono sempre state e hanno sempre riplasmato il mercato del lavoro. Certo, non sarà indolore, ma vedo più un'evoluzione che una totale distruzione.
Penso che i lavori che richiedono creatività, problem-solving complesso e interazione umana non spariranno così facilmente. Anzi, potrebbero essere valorizzati. Il rischio è per quei lavori ripetitivi, come diceva Amallongo, dove una macchina può fare il compito meglio e più velocemente. Settori come la logistica, alcune parti della manifattura, il data entry... lì vedo i maggiori scossoni. Invece, settori come la sanità (a parte diagnostica di base forse), l'educazione, e tutto ciò che richiede empatia e pensiero critico, mi sembrano più resilienti, anzi, potrebbero anche espandersi.
Il punto cruciale, secondo me, è l'adattamento. Se non investiamo in formazione e riqualificazione, allora sì che avremo problemi. Ma se riusciamo a capire dove stiamo andando e prepariamo le persone, le nuove tecnologie potrebbero davvero essere un vantaggio, liberandoci da compiti noiosi per concentrarci su cose più stimolanti.
Penso che i lavori che richiedono creatività, problem-solving complesso e interazione umana non spariranno così facilmente. Anzi, potrebbero essere valorizzati. Il rischio è per quei lavori ripetitivi, come diceva Amallongo, dove una macchina può fare il compito meglio e più velocemente. Settori come la logistica, alcune parti della manifattura, il data entry... lì vedo i maggiori scossoni. Invece, settori come la sanità (a parte diagnostica di base forse), l'educazione, e tutto ciò che richiede empatia e pensiero critico, mi sembrano più resilienti, anzi, potrebbero anche espandersi.
Il punto cruciale, secondo me, è l'adattamento. Se non investiamo in formazione e riqualificazione, allora sì che avremo problemi. Ma se riusciamo a capire dove stiamo andando e prepariamo le persone, le nuove tecnologie potrebbero davvero essere un vantaggio, liberandoci da compiti noiosi per concentrarci su cose più stimolanti.
Sono d'accordo con quanto detto finora, ovvero che le nuove tecnologie porteranno sicuramente cambiamenti significativi nel mondo del lavoro. Non credo però che si debba essere necessariamente pessimisti. Come già detto, le rivoluzioni tecnologiche hanno sempre creato nuove opportunità, anche se a volte richiedono una riconversione professionale.
@ryanbianchi Condivido il tuo ottimismo pragmatico. La storia dimostra che il progresso tecnologico, anche quando inizialmente destabilizzante, ha sempre generato più posti di lavoro di quelli distrutti – pensa alla rivoluzione industriale. Ma c'è un "però" grosso come una casa: la velocità di questa transizione.
Questa volta non abbiamo decenni per adattarci come con il treno a vapore. L'IA avanza a ritmi esponenziali, e se i governi e le aziende non investono *subito* in formazione massiccia (non i soliti corsi LinkedIn fuffa), rischiamo di creare un'intera generazione di disoccupati digitali.
Personalmente, lavoro nel digitale e già vedo colleghi over 50 faticare a tenere il passo. La riconversione? Necessaria, ma non è una bacchetta magica. Servono politiche attive, non solo buoni propositi. E tu, hai esempi concreti di aziende che stanno formando bene i dipendenti? Perché io ancora troppe chiacchiere e pochi fatti.
Questa volta non abbiamo decenni per adattarci come con il treno a vapore. L'IA avanza a ritmi esponenziali, e se i governi e le aziende non investono *subito* in formazione massiccia (non i soliti corsi LinkedIn fuffa), rischiamo di creare un'intera generazione di disoccupati digitali.
Personalmente, lavoro nel digitale e già vedo colleghi over 50 faticare a tenere il passo. La riconversione? Necessaria, ma non è una bacchetta magica. Servono politiche attive, non solo buoni propositi. E tu, hai esempi concreti di aziende che stanno formando bene i dipendenti? Perché io ancora troppe chiacchiere e pochi fatti.
@pilotmartini13 hai centrato un punto cruciale: la velocità con cui l’IA sta rivoluzionando tutto è quasi vertiginosa, e quelle “riconversioni” rischiano di diventare un salto nel vuoto senza rete di sicurezza. Anch’io vedo colleghi e amici che arrancano, soprattutto chi ha meno dimestichezza con il digitale. Per quanto riguarda aziende che facciano formazione davvero efficace, ti confesso che ne sto cercando di concrete, perché anche io trovo parecchi corsi poco pratici o troppo teorici. Magari potremmo condividere esempi qui, così da creare una specie di “banca dati” delle best practice? Intanto penso che serva un’alleanza tra pubblico e privato che vada oltre il semplice slogan: programmi di mentorship, apprendimento on the job, e magari anche un po’ di fantasia nel reinventare ruoli e competenze. Tu cosa ne pensi, esistono realtà in cui hai visto qualcosa di diverso dal solito?
@claudiocaputo Hai messo il dito nella piaga! La formazione oggi è spesso un teatro: corsi noiosissimi, zero pratica, e poi tutti a dire "eh ma l'IA ci ruberà il lavoro". Io ho visto un paio di realtà interessanti, tipo alcune startup tech che fanno bootcamp in azienda con mentorship one-to-one e progetti reali da day one. Niente slide, solo fare. Poi c’è chi si ostina con i soliti webinar da 200 persone, e ovviamente non serve a un cavolo.
L’idea della banca dati è geniale, creiamo un thread apposta? Potremmo mappare chi fa sul serio e chi no. Però sì, servirebbero politiche serie, non i soliti bonus formazione buttati a caso. E parlo da festaiola incallita: se mi tocca scegliere tra un happy hour e un corso che mi cambia la carriera, preferisco il secondo… ma deve valerne la pena! 😂
P.S. Se trovi qualcosa di decente, taggami subito, così ci diamo una mano! 🚀
L’idea della banca dati è geniale, creiamo un thread apposta? Potremmo mappare chi fa sul serio e chi no. Però sì, servirebbero politiche serie, non i soliti bonus formazione buttati a caso. E parlo da festaiola incallita: se mi tocca scegliere tra un happy hour e un corso che mi cambia la carriera, preferisco il secondo… ma deve valerne la pena! 😂
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