Ciao a tutti, ultimamente mi è venuto il dubbio che alcuni classici della letteratura italiana vengano osannati più per abitudine che per reale merito. Ad esempio, sento spesso parlare di certi romanzi come se fossero sacri, ma io li trovo un po’ noiosi o addirittura esagerati. Non vorrei sembrare blasfemo, ma secondo voi c’è un libro italiano che è diventato troppo popolare senza un vero motivo valido? Oppure sono io che ho gusti da barbapapà? Mi piacerebbe sentire opinioni sincere, magari anche qualche titolo che secondo voi invece meriterebbe più attenzione e meno chiacchiere da salotto. Insomma, una bella discussione per smascherare qualche mito letterario o per scoprire qualche gemma nascosta. Aspetto i vostri pareri, e non abbiate paura di fare i cattivi critici!
Qual è il libro più sopravvalutato della letteratura italiana secondo voi?
Secondo me, *"Il Gattopardo"* di Tomasi di Lampedusa è un po’ vittima della sua stessa iconografia: il fascino dell’aristocrazia decadente e la retorica sul “cambiare tutto per non cambiare niente” sono bellissimi, ma il romanzo è lento come un pomeriggio a casa mia senza l’aspirapolvere. Sì, lo so, è un sacrilegio, ma quelle descrizioni infinite su cene e balli dopo un po’ mi fanno venire l’orticaria. Se devo scegliere un libro italiano sottovalutato, però, dico *"La coscienza di Zeno"* di Svevo: meno copertine patinate, ma un’analisi psicologica spietata e modernissima, che ti costringe a guardare dentro le pieghe dell’animo umano senza retorica. E poi, diciamocelo, quanti veramente hanno finito *"I Promessi Sposi"* senza saltare almeno un paio di pagine di descrizioni della brughiera? Io non giudico, ma se qualcuno lo ammette mi sento meno sola nel mio disordine di opinioni.
Ah, *Il Gattopardo* mi ha sempre diviso: da un lato riconosco il valore storico e l’eleganza di certe pagine, dall’altro la lentezza esasperante può davvero spegnere l’entusiasmo. Quel continuo indugiare sui dettagli aristocratici rischia di trasformare il romanzo in una specie di telenovela d’epoca, più che in un’analisi sociale profonda. Non è un sacrilegio dire che certi classici sono “pesanti” e spesso letti più per dovere che per piacere, eh!
Però, un libro che secondo me è davvero sopravvalutato è *Se questo è un uomo* di Primo Levi. Lo so, tema importantissimo, ma la prosa a volte è così asciutta e didascalica che ti porta a stancarti mentalmente. Non che non lo consigli, anzi, ma forse meriterebbe più attenzione narrativa e meno “feticismo da scuola”.
Sul fronte gemme nascoste, consiglio *Cristo si è fermato a Eboli* di Carlo Levi: ha quel mix di storia, denuncia e umanità che spesso manca nei grandi titoli. E poi, finalmente, qualcosa che ti prende senza farti sembrare un compito in classe!
Però, un libro che secondo me è davvero sopravvalutato è *Se questo è un uomo* di Primo Levi. Lo so, tema importantissimo, ma la prosa a volte è così asciutta e didascalica che ti porta a stancarti mentalmente. Non che non lo consigli, anzi, ma forse meriterebbe più attenzione narrativa e meno “feticismo da scuola”.
Sul fronte gemme nascoste, consiglio *Cristo si è fermato a Eboli* di Carlo Levi: ha quel mix di storia, denuncia e umanità che spesso manca nei grandi titoli. E poi, finalmente, qualcosa che ti prende senza farti sembrare un compito in classe!
Concordo con @erminiafiore63 sul *Gattopardo*. Bello, elegante, ma mamma mia che fatica! Anch'io ho avuto la sensazione di leggere una telenovela in costume, più che un romanzo.
@contiR40, capisco il tuo punto su *Se questo è un uomo*. Io l'ho trovato toccante, ma forse, proprio per la sua importanza, si tende a idealizzarlo troppo. Forse un po' di critica costruttiva non farebbe male.
Io butto lì un altro titolo: *Va' dove ti porta il cuore* di Susanna Tamaro. Fenomeno editoriale incredibile, ma a me è sembrato melenso e banale. Forse sono troppo cinica, ma non mi ha lasciato niente.
Invece, un libro che ho amato e che meriterebbe più attenzione è *Lessico Famigliare* di Natalia Ginzburg. Un gioiello di ironia e nostalgia, un ritratto di famiglia indimenticabile. Provate a leggerlo, non ve ne pentirete!
@contiR40, capisco il tuo punto su *Se questo è un uomo*. Io l'ho trovato toccante, ma forse, proprio per la sua importanza, si tende a idealizzarlo troppo. Forse un po' di critica costruttiva non farebbe male.
Io butto lì un altro titolo: *Va' dove ti porta il cuore* di Susanna Tamaro. Fenomeno editoriale incredibile, ma a me è sembrato melenso e banale. Forse sono troppo cinica, ma non mi ha lasciato niente.
Invece, un libro che ho amato e che meriterebbe più attenzione è *Lessico Famigliare* di Natalia Ginzburg. Un gioiello di ironia e nostalgia, un ritratto di famiglia indimenticabile. Provate a leggerlo, non ve ne pentirete!
Ah, finalmente qualcuno che osa parlare senza peli sulla lingua! Condivido in pieno il fastidio per *Il Gattopardo*: capisco che sia un capolavoro storico, ma quella lentezza eccessiva e quei dettagli che sembrano infiniti a me spesso hanno smorzato l’entusiasmo più di una puntata noiosa di una serie tv. Poi, *Va’ dove ti porta il cuore*... mamma mia, ho provato a leggerlo due volte e ogni volta mi ha fatto solo venire voglia di buttare il libro dalla finestra. Troppo edulcorato, troppo facile, sembra scritto per chi vuole solo conferme e non mettersi in discussione.
Però, ragazzi, non cadiamo nell’errore di snobbare troppo: *Lessico Famigliare* è un piccolo tesoro, un capolavoro di delicatezza e profondità. E pure *Cristo si è fermato a Eboli* è una bellissima gemma, che racconta il Sud con verità e senza retorica. Insomma, la letteratura italiana ha bisogno di meno miti intoccabili e più lettori che decidano con il cuore e la testa, non solo per moda o obbligo scolastico! Voi cosa ne pensate? Qualche altro titolo “scomodo” da tirare fuori?
Però, ragazzi, non cadiamo nell’errore di snobbare troppo: *Lessico Famigliare* è un piccolo tesoro, un capolavoro di delicatezza e profondità. E pure *Cristo si è fermato a Eboli* è una bellissima gemma, che racconta il Sud con verità e senza retorica. Insomma, la letteratura italiana ha bisogno di meno miti intoccabili e più lettori che decidano con il cuore e la testa, non solo per moda o obbligo scolastico! Voi cosa ne pensate? Qualche altro titolo “scomodo” da tirare fuori?
Ah, finalmente un thread dove posso sfogarmi senza paura di essere presa a sassate! Sono d'accordo con chi ha menzionato *Il Gattopardo* - quella prosa lenta mi ha quasi fatto addormentare, e sì, sembra una telenovela barocca. Ma il mio voto per il libro più sopravvalutato? Senz'altro *Il Nome della Rosa* di Eco. So, lo so, è un bestseller, ma quella overdose di latinismi e digressioni filosofiche mi ha fatto venire il tifo. È come se Eco volesse dimostrare quanto è intelligente invece di raccontare una storia che scorra.
Per le gemme nascoste, invece, vi consiglio *La Voce di Torino* di Beppe Fenoglio. Una storia cruda e vera sulla Resistenza, scritta con una prosa che ti entra nelle ossa. Senza retorica, senza fronzoli, solo umanità. E se volete qualcosa di più leggero ma profondo, *Il Giardino dei Ciliegi* di Prandelli. Una riflessione sulla vita e la morte che vi farà riflettere per giorni. Basta con i classici intoccabili, diamo spazio a chi sa raccontare davvero!
Per le gemme nascoste, invece, vi consiglio *La Voce di Torino* di Beppe Fenoglio. Una storia cruda e vera sulla Resistenza, scritta con una prosa che ti entra nelle ossa. Senza retorica, senza fronzoli, solo umanità. E se volete qualcosa di più leggero ma profondo, *Il Giardino dei Ciliegi* di Prandelli. Una riflessione sulla vita e la morte che vi farà riflettere per giorni. Basta con i classici intoccabili, diamo spazio a chi sa raccontare davvero!
@angelvilla33 ma finalmente qualcuno che osa dire le cose come stanno senza paura di finire in mezzo a una sassaiola di fan sfegatati! *Il Nome della Rosa* è davvero la tortura medievale per cervelli sensibili: Eco avrà voluto scrivere un giallo, ma ha finito per regalarci un’enciclopedia con delitto annesso. Quanto a *Il Gattopardo*, concordo: se fosse un film, sarebbe perfetto per un sonnellino pomeridiano… con coperta e tisana.
Grazie per le dritte su Fenoglio e Prandelli, li segno subito! Finalmente qualcuno che parla di storie che sembrano vissute, non solo sfilate di vocaboli altisonanti. Insomma, credo che la mia missione di smuovere le acque degli intoccabili stia cominciando a dare i suoi frutti. Continuate così, la noia letteraria deve morire!
Grazie per le dritte su Fenoglio e Prandelli, li segno subito! Finalmente qualcuno che parla di storie che sembrano vissute, non solo sfilate di vocaboli altisonanti. Insomma, credo che la mia missione di smuovere le acque degli intoccabili stia cominciando a dare i suoi frutti. Continuate così, la noia letteraria deve morire!
@taylor22Lo non sai quanto mi fa bene trovare qualcuno che non si accontenta di incensare ogni riga solo perché “è un classico”. *Il Nome della Rosa* l’ho finito con la forza di volontà, non con il piacere di leggere – quei giochi di parole e citazioni sembrano fatti apposta per far sentire il lettore un imbecille. E *Il Gattopardo*… sì, è un quadro, ma un quadro che non respira, fermo come un monumento a qualcosa che non mi riguarda.
Per gemme nascoste, oltre a Fenoglio e Prandelli, prova *Il giorno della civetta* di Sciascia: mafia, corruzione e un finale che ti lascia con un pugno in faccia. Oppure, se ti piace l’epicentro del dolore, *Una storia semplice* dello stesso Sciascia – un racconto minuscolo che spacca il petto.
Ah, e se proprio vuoi smuovere le acque: *La Coscienza di Zeno* di Svevo. Sì, è un pilastro, ma quel personaggio viziato che si autoanalizza all’infinito mi fa venire il latte alle ginocchia. Diamo spazio a voci che raccontano senza paura, non solo per impressionare. La letteratura deve scuotere, non addormentare.
Per gemme nascoste, oltre a Fenoglio e Prandelli, prova *Il giorno della civetta* di Sciascia: mafia, corruzione e un finale che ti lascia con un pugno in faccia. Oppure, se ti piace l’epicentro del dolore, *Una storia semplice* dello stesso Sciascia – un racconto minuscolo che spacca il petto.
Ah, e se proprio vuoi smuovere le acque: *La Coscienza di Zeno* di Svevo. Sì, è un pilastro, ma quel personaggio viziato che si autoanalizza all’infinito mi fa venire il latte alle ginocchia. Diamo spazio a voci che raccontano senza paura, non solo per impressionare. La letteratura deve scuotere, non addormentare.
@italodagostino13 Ti capisco benissimo su Eco: a me *Il Nome della Rosa* è sembrato un esercizio di stile più che un romanzo. Però su *Il Gattopardo* dissento – quel "quadro che non respira" per me è la fotografia perfetta di un’aristocrazia in agonia, e Tomasi di Lampedusa lo inchioda con una prosa che brucia lento.
Concordo alla grande su Sciascia, soprattutto *Una storia semplice*: un pugno nello stomaco in poche pagine, senza fronzoli. Ma se parliamo di sopravvalutati, io butto lì *I Promessi Sposi*: sì, lo so, è il nostro monumento nazionale, ma tra quelle pagine c’è più moralismo che vera letteratura.
Se vuoi qualcosa che scuote davvero, prova *Menzogna e sortilegio* della Morante: un viaggio negli abissi dell’anima, scritto con una furia che ti trascina. E smettiamola di venerare i classici solo perché “si devono leggere”. La letteratura vive se ci colpisce, non se ci fa sentire in colpa.
Concordo alla grande su Sciascia, soprattutto *Una storia semplice*: un pugno nello stomaco in poche pagine, senza fronzoli. Ma se parliamo di sopravvalutati, io butto lì *I Promessi Sposi*: sì, lo so, è il nostro monumento nazionale, ma tra quelle pagine c’è più moralismo che vera letteratura.
Se vuoi qualcosa che scuote davvero, prova *Menzogna e sortilegio* della Morante: un viaggio negli abissi dell’anima, scritto con una furia che ti trascina. E smettiamola di venerare i classici solo perché “si devono leggere”. La letteratura vive se ci colpisce, non se ci fa sentire in colpa.
@fortunatoferrari89 Sul *Gattopardo* ti concedo il punto: quell’atmosfera di decadenza è resa magistralmente, è vero. Ma definire *I Promessi Sposi* "moralismo" è un affronto al cronometro della storia! Manzoni ha scolpito personaggi vivi – pensa a Lucia, fragile ma non banale, o all’Innominato lacerato – con una precisione sociologica che anticipa Dickens. Se è moralismo, allora è quello che smaschera ipocrisie senza retorica.
Per la Morante: sì, *Menzogna e sortilegio* è un turbine, ma personalmente preferisco la sua *Storia* per l’onestà bruciante con cui racconta la guerra. E se vogliamo parlare di gemme trascurate, aggiungo *Gli indifferenti* di Moravia: un pugno di ghiaccio nello stomaco borghese.
Ma su una cosa hai centrato il bersaglio: leggere per dovere è sacrilegio. Io stessa abbandono i libri che non mi prendono entro 50 pagine. La vita è troppo breve per romanzi che fanno ticchettare l’orologio con noia.
(PS: Svevo sopravvalutatissimo, sono con chi lo ha scritto prima. Quell’inerzia di Zeno è più stancante di un treno regionale in ritardo!)
Per la Morante: sì, *Menzogna e sortilegio* è un turbine, ma personalmente preferisco la sua *Storia* per l’onestà bruciante con cui racconta la guerra. E se vogliamo parlare di gemme trascurate, aggiungo *Gli indifferenti* di Moravia: un pugno di ghiaccio nello stomaco borghese.
Ma su una cosa hai centrato il bersaglio: leggere per dovere è sacrilegio. Io stessa abbandono i libri che non mi prendono entro 50 pagine. La vita è troppo breve per romanzi che fanno ticchettare l’orologio con noia.
(PS: Svevo sopravvalutatissimo, sono con chi lo ha scritto prima. Quell’inerzia di Zeno è più stancante di un treno regionale in ritardo!)