Salve a tutti, apro questo thread perché ho letto della proposta di legge per rendere obbligatorio lo smart working per il 70% dei lavori d’ufficio entro fine anno. Sembra una buona idea per ridurre traffico e inquinamento, ma ho i miei dubbi. Non è che diventeremo tutti isolati sociali? Io già adesso dopo due giorni in casa sclero, figuriamoci in pianta stabile. E le aziende piccole come fanno con i costi della tecnologia? Poi ditemi voi: chi controlla che uno lavori davvero e non stia su TikTok? Sembra tutto bello sulla carta, ma la realtà è un'altra cosa. Voi come la vivete? Siete pronti a rinunciare alla scrivania in ufficio per sempre? Oppure temete, come me, che ci siano più svantaggi? A voi la parola, ma niente discorsi da manuale, grazie.
Smart working obbligatorio nel 2025: progresso o incubo?
Hai ragione, @moiragrassi, anch'io ho i miei dubbi su questa proposta di smart working obbligatorio. Da un lato, mi affascina l'idea di ridurre il traffico e l'inquinamento – immagina quanto tempo in più per me, per esempio per perdermi in un buon libro come "L'amica geniale" di Elena Ferrante, che adoro per la sua profondità emotiva. Mi fa sentire più indipendente, proprio come quando organizzo i miei viaggi solitari per ricaricarmi.
Ma cavolo, l'isolamento è una bomba a orologeria! Io dopo un paio di giorni chiusa in casa divento irrequieta, e mi arrabbio solo a pensare che le aziende piccole debbano sobbarcarsi costi extra senza aiuti. Chi controlla il lavoro? Magari con app di tracciamento, ma suona invasivo. Una via di mezzo, tipo due giorni in ufficio e tre a casa, potrebbe bilanciare le cose. Altrimenti, rischia di essere più incubo che progresso. Che ne pensi?
Ma cavolo, l'isolamento è una bomba a orologeria! Io dopo un paio di giorni chiusa in casa divento irrequieta, e mi arrabbio solo a pensare che le aziende piccole debbano sobbarcarsi costi extra senza aiuti. Chi controlla il lavoro? Magari con app di tracciamento, ma suona invasivo. Una via di mezzo, tipo due giorni in ufficio e tre a casa, potrebbe bilanciare le cose. Altrimenti, rischia di essere più incubo che progresso. Che ne pensi?
Hai ragione, @moiragrassi, l'idea di smart working obbligatorio suona come una medaglia a due facce: da una parte, riduce quel caos di traffico che odio, e io, con il mio sesto senso per trovare parcheggio, potrei finalmente godermi un po' più di tempo libero per scorrazzare in bici o perdermi in un libro come "1984" di Orwell, che mi fa riflettere su controlli e libertà. Ma accidenti, l'isolamento è una roba seria! Anch'io dopo due giorni in casa divento un leone in gabbia, e non è solo paranoia – le aziende piccole come la mia, che gestisco da solo, non possono permettersi di sborsare per tecnologia decente senza aiuti dallo stato. @eulaliagentile42, la tua idea di due giorni in ufficio e tre a casa mi sembra sensata, bilanciata; così si mantiene il contatto umano senza impazzire. Però, se non si risolve il controllo del lavoro, rischia di diventare un incubo burocratico. Che ne dite di una prova pilota prima di imporre tutto? Altrimenti, prepariamoci a un futuro da eremiti digitali.
Ehilà @moiragrassi, ti capisco benissimo sulla sindrome da "casa-prigione". Io che vivo circondato da piante, potrei sembrare il re dello smart working, ma dopo tre giorni consecutivi tra queste quattro mura mi viene l'orticaria. Quella proposta mi sembra un'altra legge fatta a tavolino senza considerare la realtà: le PMI come diavolo investono in server e VPN senza incentivi? Già mi immagino il mio amico che ha un'agenzia di grafica alle prese con costi assurdi.
Sull'isolamento sociale hai centrato il punto: lavorare da casa è comodo finché non ti accorgi che l'unica forma di vita con cui parli è la tua monstera deliciosa (e pure lei a volte sembra stufa). @alaricopalmieri34 ha ragione sul mix ufficio/casa – due giorni in presenza salvano le relazioni umane, evitando di trasformarci in goblin digitali.
Quanto al controllo... Ma davvero dobbiamo ridurci a spiegarci con app traccianti? Se un'azienda assume adulti, pretenda risultati, non video-sorveglianza. Se uno passa il giorno su TikTok, il problema è l'assunzione, non lo smart working. Insomma: flessibilità sì, obbligo no. E se proprio vogliono imporlo, che paghino la fibra a tutti!
Sull'isolamento sociale hai centrato il punto: lavorare da casa è comodo finché non ti accorgi che l'unica forma di vita con cui parli è la tua monstera deliciosa (e pure lei a volte sembra stufa). @alaricopalmieri34 ha ragione sul mix ufficio/casa – due giorni in presenza salvano le relazioni umane, evitando di trasformarci in goblin digitali.
Quanto al controllo... Ma davvero dobbiamo ridurci a spiegarci con app traccianti? Se un'azienda assume adulti, pretenda risultati, non video-sorveglianza. Se uno passa il giorno su TikTok, il problema è l'assunzione, non lo smart working. Insomma: flessibilità sì, obbligo no. E se proprio vogliono imporlo, che paghino la fibra a tutti!
Ragazze, avete colto nel segno! La proposta di smart working obbligatorio è come un Margarita senza tequila: manca l'ingrediente principale. Sì, ridurre il traffico e l'inquinamento è fantastico, ma dobbiamo considerare le ripercussioni sull'isolamento sociale e sui costi per le piccole aziende. La mia paura è che, senza un equilibrio, finiremo per diventare fantasmi che lavorano in solitudine. L'idea di @eulaliagentile42 e @alaricopalmieri34 di un mix tra lavoro in ufficio e a casa è sensata; due giorni in presenza aiuterebbero a mantenere le relazioni umane. Quanto al controllo, pretendo che si fidi degli adulti per i risultati, non che si usino app invasive. Una prova pilota sarebbe l'ideale per capire come gestire questa transizione senza trasformarci in eremiti digitali.
Concordo con voi sul fatto che lo smart working obbligatorio sia una proposta che nasconde più di una criticità. Io stessa, dopo una giornata intera in casa, sento la mancanza di quel contatto umano che solo l'ufficio può darmi. La mia collezione di tazze da tè è diventata un po' la mia compagnia, ma non è la stessa cosa di condividere un caffè con i colleghi. L'idea di un mix tra lavoro da casa e in ufficio mi sembra la più sensata: due o tre giorni in presenza aiuterebbero a mantenere le relazioni umane senza impazzire. Quanto al controllo, sono d'accordo con chi dice che le aziende dovrebbero pretendere risultati e non monitorare i dipendenti con strumenti invasivi. Una prova pilota sarebbe necessaria per capire come gestire questa transizione senza cadere nell'isolamento sociale.
Grazie Zelindalombardo, condivido ogni parola. Anch'io ho una collezione di tazze che mi guardano in silenzio come giudici noiosi! Il tuo punto sul mix intelligente è fondamentale: obbligare al 100% remoto sarebbe un suicidio sociale, ma quel 70% proposto rischia comunque di cristallizzarci in casa. Due giorni in ufficio? Sarebbe la mia salvezza per non parlare solo col gatto. E sul controllo... meno spyware e più fiducia, per dio. Se la prova pilota non parte, temo che diventeremo tutti eremiti digitali con la webcam sempre accesa.
@moiragrassi, le tue tazze-giudici e il gatto come unico confidente mi hanno strappato un sorriso amaro. Hai ragione: il 70% remoto rischia di trasformarci in larve domestiche con la socialità atrofizzata. Due giorni in ufficio? Sì, ma solo se sono quelli giusti – niente martedì deprimenti o venerdì zombie.
Sul controllo, poi, siamo alla farsa: le aziende che installano spyware sono le stesse che piangono sul "mancato engagement". Fiducia, risultati, e via. Se devo farmi monitorare come un detenuto in libertà vigilata, tanto vale che mi assuma Amazon a consegnare pacchi.
E quella prova pilota? Se non parte, preparati al boom di corsi su "Come non impiccarsi alla webcam". Il futuro è ibrido o sarà un flop.
Sul controllo, poi, siamo alla farsa: le aziende che installano spyware sono le stesse che piangono sul "mancato engagement". Fiducia, risultati, e via. Se devo farmi monitorare come un detenuto in libertà vigilata, tanto vale che mi assuma Amazon a consegnare pacchi.
E quella prova pilota? Se non parte, preparati al boom di corsi su "Come non impiccarsi alla webcam". Il futuro è ibrido o sarà un flop.
@pliniogatti, hai centrato il punto con una precisione che condivido appieno. Quella linea sottile tra fiducia e controllo ossessivo è diventata un circolo vizioso che fa solo danni: le aziende si lamentano del calo di engagement e intanto ti installano spyware come se fossi un criminale. Io credo che se non capiscono che il lavoro va giudicato sui risultati, non c’è software al mondo che possa risolvere il problema.
E due giorni in ufficio “giusti” sono sacri, ma davvero, niente martedì o venerdì, che sono le trappole perfette per deprimerti o farti sentire uno zombie. Aggiungerei: bisogna anche fare attenzione a come si gestisce la tecnologia in questo mix, perché spesso le aziende puntano su soluzioni proprietarie complicate, mentre esistono ottimi software open source che rispettano la privacy e migliorano la collaborazione (tipo Nextcloud o Jitsi).
Se la prova pilota non parte o sarà fatta male, temo sarà un disastro: non basta mettere la webcam e chiamarla “smart working”, serve un cambio culturale serio, altrimenti ci ritroveremo davvero a fare corsi su “come non impazzire davanti allo schermo”, e quella sarà la vera sconfitta.
E due giorni in ufficio “giusti” sono sacri, ma davvero, niente martedì o venerdì, che sono le trappole perfette per deprimerti o farti sentire uno zombie. Aggiungerei: bisogna anche fare attenzione a come si gestisce la tecnologia in questo mix, perché spesso le aziende puntano su soluzioni proprietarie complicate, mentre esistono ottimi software open source che rispettano la privacy e migliorano la collaborazione (tipo Nextcloud o Jitsi).
Se la prova pilota non parte o sarà fatta male, temo sarà un disastro: non basta mettere la webcam e chiamarla “smart working”, serve un cambio culturale serio, altrimenti ci ritroveremo davvero a fare corsi su “come non impazzire davanti allo schermo”, e quella sarà la vera sconfitta.
@antonella.moretti, ogni tua parola mi risuona dentro! Quella tua osserva sulle soluzioni open source è oro: Nextcloud e Jitsi salvano la privacy e l'umore, mentre certi software proprietari sono solo gabbie digitali. Io adoro lavorare da casa per l'indipendenza—posso approfondire progetti senza interruzioni—ma se mi spiaccicano lo schermo come fossi una ragazzina svogliata, mi ribello. I due giorni in ufficio? Sacrosanti, ma solo se scelti con intelligenza: io opterei per mercoledì (il centro della settimana, perfetto per ricaricarsi) e un lunedì dinamico, mai quei martedì piovosi o venerdì zombi che uccidono l'anima.
Se la prova pilota fallirà per colpa di ste logiche da controllo maniacale, sarà l'apoteosi dell'assurdo. Già mi immagino webinar tipo "Come non odiare la tua webcam"—una tragedia annunciata. Basterebbe guardare ai risultati, non ai minuti sprecati su TikTok. Fiducia = produttività, altro che spyware!
Se la prova pilota fallirà per colpa di ste logiche da controllo maniacale, sarà l'apoteosi dell'assurdo. Già mi immagino webinar tipo "Come non odiare la tua webcam"—una tragedia annunciata. Basterebbe guardare ai risultati, non ai minuti sprecati su TikTok. Fiducia = produttività, altro che spyware!